22 ottobre 2009, il giorno in cui è morto Stefano Cucchi

Dieci anni fa moriva Stefano Cucchi. Era stato fermato una settimana prima. Da allora i processi si sono intrecciati con i depistaggi, ma ha vinto la risolutezza della famiglia nel cercare la veritàStefano Cucchi Stefano Cucchi Stefano Cucchi Stefano Cucchi Stefano Cucchi Stefano Cucchi Stefano Cucchi Stefano Cucchi Stefano Cucchi Stefano Cucchi Stefano Cucchi Stefano Cucchi Stefano Cucchi Stefano Cucchi Stefano Cucchi Stefano Cucchi Stefano Cucchi Stefano Cucchi Stefano Cucchi Stefano Cucchi Stefano Cucchi Stefano Cucchi Stefano Cucchi Stefano Cucchi Stefano Cucchi Stefano Cucchi Stefano Cucchi Stefano Cucchi Stefano Cucchi Stefano Cucchi Il 22 ottobre 2009 il presidente della Repubblica era Giorgio Napolitano, quello del Senato Renato Schifani e quello della Camera Fini. Il premier era Silvio Berlusconi e il ministro della giustizia Angelino Alfano. Sui giornali si parlava degli scandali che coinvolgevano Clemente Mastella e la moglie, di guerra in Pakistan, della storia della trattativa infinita Stato Mafia, di raccomandazioni e di banche che si mettevano al riparo dalle insolvenze. Il giorno successivo si parlava della spesa per Halloween e dell’influenza che rendeva ricche le industrie farmaceutiche. Di Stefano Cucchi , morto quel giorno, neanche un trafiletto in cronaca.

L’avvocato Fabio Anselmo , che difende Stefano e rappresenta la sua famiglia, scrive nel suo libro Federico , che racconta la storia del primo caso che ha seguito, quello di Federico Aldrovandi, di aver ricevuto una telefonata da Ilaria Cucchi proprio il 23 ottobre. Aveva appena visto il fratello morto e lui le ha detto di fare quelle foto che per prime sono state la prova di quanto successo a Stefano, arrestato pochi giorni prima, morto mentre era sotto custodia. Il caso, dal punto di vista giudiziario, è ancora aperto 10 anni dopo.

ARRESTO

Stefano, geometra romano, era stato fermato dai Carabinieri Francesco Tedesco, Gabriele Aristodemo, Raffaele D’Alessandro, Alessio Di Bernardo e Gaetano Bazzicalupo il 15 ottobre. Lo avevano visto cedere a Emanuele Mancini delle confezioni trasparenti in cambio di una banconota. Aveva 12 confezioni di hashish, in tutto 20 grammi, tre confezioni da una dose ciascuna di cocaina e un medicinale per l’epilessia, di cui soffriva.

Prima di essere arrestato non aveva traumi fisici. Invece all’udienza per la conferma del fermo in carcere aveva difficoltà a camminare e a parlare ed evidenti ematomi agli occhi. Parlò per pochi minuti con il padre, senza dire di essere stato picchiato. Il giudice fissò l’udienza per il processo un mese dopo lasciandolo in custodia cautelare a Regina Coeli.

Sono queste le ore descritte nel film interpretato da Alessandro Borghi. Dopo l’udienza le condizioni di Cucchi peggiorarono ulteriormente. Visitato all’ospedale Fatebenefratelli aveva lesioni ed ecchimosi alle gambe, al viso con una frattura della mascella, all’addome con un’emorragia alla vescica e al torace con due fratture alla colonna vertebrale. Rifiutò il ricovero tornando in carcere dove le sue condizioni peggiorarono.

Morì all’ospedale Sandro Pertini il 22 ottobre 2009 senza essere mai riuscito a rivedere i familiari che cercarono più volte di incontrarlo. Pesava 37 chili alla morte e il suo corpo era nelle condizioni che sono evidenti dalle fotografie scattate dalla sorella. Lei e i genitori seppero che era morto solo quando un ufficiale giudiziario andò da loro per notificare l’autorizzazione all’autopsia.

LE PRIME INDAGINI

Le percosse , nonostante le prime indagini parlassero di morte in conseguenza di un supposto abuso di droga o per pregresse condizioni fisiche compresa una marcata ipoglicemia, erano evidenti e confermate da testimoni, altri detenuti, che dicevano che Stefano era stato picchiato. Ma da chi?

I primi a finire sotto processo furono gli agenti di polizia penitenziaria Nicola Minichini, Corrado Santantonio e Antonio Dominici che avrebbero gettato il ragazzo per terra procurandogli le lesioni toraciche, infierendo poi con calci e pugni nelle celle di sicurezza del tribunale di Roma. Insieme a loro finirono sotto inchiesta tre medici del reparto di Medicina Protetta dell’ospedale Sandro Pertini.

Il 27 novembre 2009 una commissione parlamentare concluse che Stefano Cucchi era morto per abbandono terapeutico . Durante il processo di primo grado, nel 2012, i periti incaricati dalla Corte hanno stabilito che il giovane era morto a causa delle mancate cure mediche, e per grave carenza di cibo e liquidi. A loro parare le lesioni erano dovute a un pestaggio oppure a una caduta accidentale . Nel 2013 arrivarono le condanne per i medici in primo grado, ma furono assolti l’anno dopo in appello. La Cassazione nell’udienza pubblica del 15 dicembre 2015, dispose il parziale annullamento della sentenza di appello e l’anno dopo la Corte d’Appello di Roma assolse i 5 medici dall’accusa di omicidio colposo nell’appello bis. Non erano però loro gli autori del pestaggio.

I CARABINIERI

Fino a questo momento e per tutto il processo che vede coinvolti i medici e i poliziotti della penitenzia (che ora chiedono indennizzi cospicui) non c’è traccia di quelli che sono diventati alla fine i veri imputati: i Carabinieri. Nel settembre 2015 la Procura della Repubblica di Roma, su richiesta della famiglia Cucchi, ha riaperto un fascicolo d’indagine sul caso partendo da un esposto al magistrato: un militare dei Carabinieri, Riccardo Casamassima , aveva ricevuto minacce per la sua testimonianza.

Sarà questa la testimonianza decisiva per la riapertura delle indagini sui Carabinieri presenti nelle due caserme dove erano state fatte l’identificazione e la custodia in camera di sicurezza tra la sera del 15 e la mattina del 16 ottobre 2009 . Il 17 gennaio 2017, alla conclusione delle indagini preliminari, viene chiesto il rinvio a giudizio per omicidio preterintenzionale e abuso di autorità nei confronti dei militari dell’Arma dei Carabinieri Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco, accusati di aver colpito Cucchi con schiaffi, pugni e calci, facendolo cadere e procurandogli lesioni divenute mortali.

È questo il processo in cui sono venute fuori le violenze e le calunnie, le false testimonianze e le omissioni nei verbali e negli atti che portarono alle accuse nei confronti di tre agenti della polizia penitenziaria. I Carabinieri sono stati precauzionalmente sospesi nel 2017 a tempo indeterminato. Sono accusati di omicidio preterintenzionale. Saranno 8 alla fine i militari dell’Arma a finire sotto processo, fra questi anche quanti, dall’alto hanno coperto le azioni di chi aveva direttamente incontrato Cucchi.

La prima udienza del nuovo processo per depistaggio è fissata per il 12 novembre 2019, più di 10 anni dopo la morte di Stefano. Il 14 novembre è prevista la sentenza del processo bis per omicidio preterintenzionale ai cinque carabinieri, e quella dell’appello ai cinque medici del Pertini per omicidio colposo.

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