App Immuni: «Mi è arrivata la notifica». E adesso?

Abbiamo parlato con Giorgio che ha scaricato Immuni diversi mesi fa e ha ricevuto una notifica di esposizione a rischio. Ecco cosa succede dopoImmuni, tutto quello che c’è da sapere sull’app anti-Covid Immuni, tutto quello che c’è da sapere sull’app anti-Covid Immuni, tutto quello che c’è da sapere sull’app anti-Covid Immuni, tutto quello che c’è da sapere sull’app anti-Covid Immuni, tutto quello che c’è da sapere sull’app anti-Covid Immuni, tutto quello che c’è da sapere sull’app anti-Covid Immuni, tutto quello che c’è da sapere sull’app anti-Covid Immuni, tutto quello che c’è da sapere sull’app anti-Covid Immuni, tutto quello che c’è da sapere sull’app anti-Covid Immuni, tutto quello che c’è da sapere sull’app anti-Covid Immuni, tutto quello che c’è da sapere sull’app anti-Covid Immuni, tutto quello che c’è da sapere sull’app anti-Covid Immuni, tutto quello che c’è da sapere sull’app anti-Covid Personalmente ho scaricato l’app Immuni , che ci avverte se siamo stati a contatto con persone risultate positive al Covid-19, anche se sono asintomatiche, appena è stata disponibile alcuni mesi fa. Avendo gran parte della mia vita già condivisa sui social mi sembrava davvero influente scaricare un’applicazione così importante per la salute di tutti e che non raccoglie dati che permettono di risalire alla tua identità . Come spiegato sul sito ufficiale dell’app, «Immuni non chiede, né è in grado di ottenere, il tuo nome, cognome, data di nascita, indirizzo, numero di telefono o e-mail. Gli spostamenti non sono tracciati e tacciabili in nessun modo». E ancora: «I codici casuali che gli smartphone si scambiano tramite Bluetooth non contengono né informazioni sul tuo dispositivo, né tanto meno su di te».

Facendo veloci sondaggi con le persone con cui mi sono trovata in contatto dall’inizio dell’estate ad oggi, ho scoperto quasi sempre che (purtroppo) nessuna di loro l’aveva scaricata. Sebbene nell’ultima settimana, di pari passo con l’aumento dei contagi, si è registrato un boom di nuovi utenti che hanno scelto di scaricare Immuni (8 milioni di persone in totale), la percentuale è ancora bassa, perché quest’app sia davvero efficace. È presente sul 18 per cento degli smartphone che ci sono in Italia, percentuale dalla quale sono esclusi i minori di 14 anni (pari al 12 per cento della popolazione residente). Secondo gli esperti la percentuale necessaria perché sia efficace è quella del 60 per cento degli smartphone. Per rendersi conto della sua importanza basti pensare che solo dal 13 luglio ha inviato 7361 notifiche di esposizione al rischio (dati Immuni).

Una è arrivata anche a Giorgio, 50 anni, milanese . «Sono entrato nell’app e c’era un banner rosso che mi comunicava che il 6 ottobre ero stato in contatto con una persona positiva. Accanto al banner è comparso un tasto che mi diceva di rivolgermi al mio medico oppure all’azienda sanitaria territoriale».

La prima sensazione che ha provato Giorgio è stata di paura, per tutto quello che poteva significare essere entrato in contatto con una persona positiva al covid-19. Paura di essere stato contagiato. «Sono sempre stato ligio alle regole e soprattutto in questa situazione non ho esitato».  Giorgio ha contattato il suo medico e ha scelto di sottoporsi al tampone rivolgendosi a una struttura privata per velocizzare le tempistiche e uscire dal dubbio. «Ho schiacciato il tasto che spiegava di rivolgersi al medico, l’alert è sparito e l’app è tornata a funzionare normalmente».

Subito dopo l’alert Giorgio ha cercato di ricostruire i movimenti di quella giornata e ha scelto di restare in casa fino all’esito del tampone. Essendo un professionista che lavora abitualmente da casa e non avendo nessun sintomo, non ha sospeso la sua attività lavorativa. «Ricevuta la notifica mi sono un po’ spaventato, come è naturale che sia . Quel giorno non ero quasi uscito. Penso che si tratti quindi di qualcuno che abita nei piani adiacenti al mio. L’app è entrata in contatto con questa persona via bluetooth per più di 15 minuti che è l’arco di tempo necessario a far scattare l’alert».

Per il tampone a pagamento, Giorgio ha speso 92 euro , una cifra certamente non accessibile. «Mia mamma ha 90 anni e voglio togliermi ogni dubbio sul mio stato di saluto soprattutto per proteggere lei. Il risultato sarà disponibile 24 ore dopo il prelievo e potrò visualizzarlo online ».

L’app Immuni funziona attraverso la tecnologia Bluetooth Low Energy , che permette di avvertire gli utenti di un potenziale contagio senza raccogliere dati sull’identità o la posizione di ogni persona che decide di scaricarla. Da metà ottobre sarà funzionante anche all’estero , a partire da Germania e Irlanda per poi estendersi agli altri Paesi. È uno strumento in più, che abbiamo, per proteggere noi e gli altri dalla pandemia. Perché non utilizzarla?

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