Bataclan, cosa è cambiato a 5 anni dall’attacco a Parigi

Era un venerdì anche il 13 novembre del 2015 quando il terrorismo attaccò Parigi. In tutto 130 morti, 89 al Bataclan, sala concerti dove si stavano esibendo gli Eagles of death metalNoi, sopravvissuti all’attacco del Bataclan Noi, sopravvissuti all’attacco del Bataclan Noi, sopravvissuti all’attacco del Bataclan Noi, sopravvissuti all’attacco del Bataclan Noi, sopravvissuti all’attacco del Bataclan Noi, sopravvissuti all’attacco del Bataclan Noi, sopravvissuti all’attacco del Bataclan Come al Bataclan. Un attacco sul modello del Bataclan. È stato detto molte volte negli ultimi 5 anni. Tanti ne sono passati dalla strage nel locale parigino. Era un venerdì anche il 13 novembre del 2015 quando il terrorismo attaccò Parigi . L’Isis ha colpito in sei diverse zone della città, uccidendo 130 persone e ferendone 368. La strage più grande al Bataclan, la sala concerti dove si stavano esibendo gli Eagles of death metal: sono morte 89 persone.

È il Bataclan a tornare più spesso nella memoria come attacco organizzato, strutturato e coordinato. Pochi altri attacchi sono stati altrettanto cruenti, anche se tutti hanno colpito simboli, laici e religiosi, di un’identità europea: locali, discoteche, bar, ristoranti, chiese e sinagoghe. Secondo gli esperti il terrorismo ha perso la capacità di organizzazione del periodo 2015-2017, ma esiste ancora. Lo dimostrano i recenti attacchi a Nizza e a Vienna. È un terrorismo più individuale, ma sempre nell’ideologia della guerra all’Occidente.

Quest’anno non ci sarà l’abituale cerimonia in ricordo delle vittime a causa delle regole di distanziamento per il Covid entrate in vigore a fine ottobre. Solo la sindaca Anne Hidalgo e alcuni familiari saranno al Bataclan . Il governo francese aveva ipotizzato per quest’anno, prima dell’accentuarsi dell’epidemia, una cerimonia più ampia del solito per ricordare anche le più recenti vittime del terrorismo e dell’estremismo come il professor Samuel Paty.

Anche per il Bataclan c’è ci ha detto che non è mai successo. Rosario Marcianò gestore del sito «Tanker Enemy» è sotto processo perché nega l’esistenza della strage in cui ha perso la vita anche la ricercatrice italiana Valeria Solesin. Ha pubblicato una foto di una sopravvissuta dicendo che era la giovane italiana e ha affermato che il profilo universitario di Valeria fosse stato creato dopo la sua morte. Un altro fronte su cui combattere il negazionismo.

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