Beffa Atalanta, la favola Champions è finita, ma resta un modello virtuoso

Niente semifinale: la Dea domina contro il Psg, ma viene rimontata e superata nel finale di partita. «Resta una cavalcata straordinaria», dice Gasperini a fine gara. E la squadra esce di scena a testa altaAtalanta beffa Champions League Atalanta beffa Champions League Atalanta beffa Champions League Atalanta beffa Champions League Atalanta beffa Champions League Atalanta beffa Champions League Atalanta beffa Champions League Atalanta beffa Champions League Atalanta beffa Champions League Atalanta beffa Champions League Atalanta beffa Champions League Atalanta beffa Champions League Atalanta beffa Champions League Atalanta beffa Champions League Atalanta beffa Champions League Finisce il sogno, non finisce l’Atalanta. La Dea esce dalla Champions League, sconfitta dal Paris Saint Germain. È un’uscita di scena beffarda, maturata agli sgoccioli di una partita dominata per 89 minuti e 40 secondi. Sconforto, delusione, rabbia: il calcio – quando vuole – sa essere feroce. «Peccato, ci sentivamo già in semifinale – ha detto Giampiero Gasperini a fine partita – Peccato, ma sono felice lo stesso. I ragazzi hanno dato tutto, potevamo sfruttare meglio alcune occasioni, ma è andata così; ne faremo tesoro. Rimane la soddisfazione per l’esperienza maturata e per una Champions giocata ad alto livello».

La squadra di Gasperini abbandona la Champions League a testa alta, dopo una cavalcata favolosa, cominciata un anno fa, interrotta dalla pandemia e ricominciata in questi giorni, a Lisbona, sede fissata dalla FIFA per la Final Eight di Champions, un piccolo torneo concentrato in una settimana per assegnare il trofeo più abito in Europa, la Coppa dalle Grandi Orecchie. In vantaggio con un gol di Pasalic, l’Atalanta ha cullato il sogno della semifinale fino all’ultimo sospiro della partita quando il PSG – trascinato da un Mbappè devastante – ha ribaltato tutto, segnando il gol del pareggio a 20 secondi dal novantesimo , con Marquiñhos e guadagnando la semifinale con un guizzo di Choupo-Moting nei minuti di recupero.

L’Atalanta si è spinta fin dove ha potuto, per poi cedere il passo ad un PSG più rodato e abituato a frequentare la scena internazionale. L’uscita di scena non ha tolto a Bergamo, la città che rappresenta, la soddisfazione di aver vissuto un sogno condiviso. Con il pallone è tornata anche una prima normalità, ma le cicatrici del Covid19 rimangono negli sguardi e nella memoria di un popolo ferito come nessun altro in Italia. Il fardello del dolore ha accompagnato anche l’Atalanta. Gasperini e i suoi ragazzi si sono fatti carico di questa responsabilità civile e sentimentale, si sono sentiti parte integrante di un’intera città c he li ha adottati, essendo quasi tutti stranieri: dall’argentino «Papu» Gomez all’olandese De Roon, dal colombiano Zapata al tedesco Goesens; tutti si sentono bergamaschi. È a loro che si sono rivolti i giocatori nel dopo-partita, ringraziandoli per il sostegno.

«O vinceremo o impareremo», diceva Gasperini alla vigilia. Così è stato. L’Atalanta – nonostante la sconfitta – è diventata un modello virtuoso. In tutta Europa copiano le strategie non solo tecniche di Gasperini, ma anche quelle aziendali del presidente-imprenditore Percassi, che in pochi anni è riuscito – con gli investimenti giusti – a portare la Dea nell’élite del calcio italiano ed europeo.

Sa comprare, l’Atalanta. E sa vendere. Quattro bilanci consecutivi in utile , investimenti economici poderosi: 70 milioni per la squadra nell’ultimo biennio, più 60 per riammodernare il centro sportivo di Zingonia – culla dei piccoli campioncini scovati nel bergamasco – e per dotare il club di uno stadio che sarà un gioiello, la «Gewiss Arena» da 40.000 posti. In Italia l’Atalanta è ormai una realtà, come conferma il 3° posto ottenuto quest’anno in campionato e la conseguente qualificazione per la Champions League 2020-21: quello del «Papu» e dei suoi compagni è solo un discorso interrotto. A breve partirà un’altra rincorsa.https://www.vanityfair.it/sport/calcio/2020/08/13/beffa-atalanta-la-favola-champions-e-finita-ma-resta-un-modello-virtuoso