Benedetta Parodi e il nuovo libro: «Questa volta ho voluto raccontare di me»

Esce «Una poltrona in cucina», il nuovo libro di ricette in cui, per la prima volta, la conduttrice parla anche di se stessa e della vita oltre le sue cucinaLa ricetta della ciambella Il libro Benedetta Parodi Benedetta Parodi Settembre è il mese dei nuovi inizi, e sono tanti quest’anno per Benedetta Parodi. Mentre va in onda Bake Off Italia ,  si prepara a una stagione di prime assolute:  il 14 settembre torna in tv alla conduzione di un nuovo programma – Senti chi mangia , su La7 – e, nello stesso giorno, arriva in libreria il suo ultimo libro  in cui racconta di se stessa come non aveva fatto mai: Una poltrona in cucina  (Vallardi).

Non mancano le ricette – ben 100, pensate per tutti, facili, gustose e d’effetto come sempre – ma per la prima volta in Una Poltrona in Cucina  la conduttrice racconta anche tutto quello che c’è dietro : la sua storia, i momenti importanti della sua vita, le persone che ha amato e che ama, e che l’hanno portata a diventare la donna forte e solare che è oggi. Ogni piatto è legato a un aneddoto : dalle domeniche d’infanzia nella casa dei nonni agli anni elettrizzanti vissuti con gli amici prima al liceo e poi all’università, fino all’amore con il marito Fabio Caressa, e la nascita dei loro tre figli Matilde, Eleonora e Diego . Un libro diverso da tutti gli altri che rende Benedetta, già così amata dal grande pubblico, persino più familiare.

«A me piace molto scrivere, la scrittura mi ha accompagnato in tutta la vita. Stavolta ho cercato di far collimare quello che la gente si aspetta da me con questa grande passione, raccontando di me stessa », dice Benedetta Parodi . «Avevo già alcuni racconti del cassetto e con il mio editore è nata l’idea di riprenderli e aggiungerne degli altri: così è nato questo libro intimo, in cui ho ricostruito la mia vita raccontando gioie e dolori di ogni momento, abbinando a ciascuno un piatto simbolico e accompagnando a storie e ricette delle foto piene di riferimenti personali».

Come hai scelto di cosa parlare?

«Gli 11 capitoli sono tappe fondamentali che mi hanno segnato, dall’infanzia alla vita adulta. In realtà all’inizio erano 10, poi Fabio mi ha fatto notare che non c’era un capitolo dedicato a mio padre, così l’ho scritto, condividendo anche questa parte di me e il momento particolare in cui l’ho perduto».

Come hai abbinato le ricette?

«Ogni storia ruota intorno a piatto del cuore legato a quel momento. Da quello poi ne ho creati altri che avessero affinità: ci sono, per esempio, le ricette del mondo legate alla cucina che mangiavo a New York, quelle di pesce che ho riscoperto in un periodo trascorso in ospedale, le ricette che piacciono ai bambini legate al capitolo in cui parlo della mia infanzia e quelle che si possono preparare con i bambini, che invece ho imparato quando sono diventata mamma».

Chi ti ha trasmesso l’amore per la cucina?

«Scrivendo questo libro mi sono accorta che le suggestioni sono diverse, e sono sempre radicate nella mia infanzia e nella mia vita: il mio amore per la cucina nasce grazie a nonna materna Carla (la poltrona in cucina a cui si riferisce il titolo del libro è sua, ndr ), la Zizzi (la governante di casa Parodi, ndr ), la mamma che amava molto ricevere, ma anche la mia esigenza di sopravvivere all’università. La ciliegina sulla torta è stata sicuramente l’ incontro con Fabio e il momento in cui ho creato la mia famiglia».

Nel libro racconti di una bambina particolarmente vivace, di un’adolescente e di una ragazza curiosissima e sempre in giro con un gruppo di tre amiche che definisci «tre-mende»: quanto è rimasto di quella Benedetta, oggi?

«Non tantissimo. Fabio dice che ha sposato una matta e ha trovato una donna più precisa e posata. Ma la serenità che ho oggi nell’essere quello che sono viene anche dal fatto che non ho nessun rimpianto perché tutto quello che volevo fare l’ho fatto. Ora non ho nulla da dimostrare».

Racconti che hai preparato la tua prima torta da adolescente, e che ti ha regalato il tuo primo bacio: già allora cucinavi per amore?

«In quel caso più che amore ho cucinato per una scommessa, e la torta – una sacher – fu un disastro, ma non c’è dubbio che cucinare per amore sia la cosa più bella. Io e Fabio anche da fidanzati abbiamo cucinato spesso insieme, anche così si è consolidato il nostro legame».

Qual è stato invece il primo piatto che ti ha fatto capire di essere brava?

«Al di là dell’università, in cui facevo torte, melanzane alla parmigiana o altri esperimenti al forno prima di ogni esame, mi sono resa conto di sapermela cavare quando ho conosciuto Fabio e ho avuto una cucina tutta mia. Lì ho cominciato a preparare cenette e pranzetti, a studiare, e mi sono resa conto che mettendoci un po’ di impegno le cose venivano bene».

Però, come scrivi nel libro, è stato Fabio a prenderti per la gola, con un piatto di penne alla vodka: cucina ancora per te?

«Si, lo diverte. Se ha voglia di qualcosa la cucina lui e non chiede “fammela”. Anzi, ci sono proprio volte in cui ha voglia di cucinare, e io glielo lascio fare volentieri perché stare in cucina consente anche di esprimere la propria creatività. È un momento di evasione importante».

Quanto conta sapersi scambiare i ruoli in una coppia?

«Sapersi sostenere è fondamentale, e scambiarsi i ruoli altrettanto. Quando lavoro tanto e torno stanca morta, lui c’è sempre. Porta i ragazzi a scuola, dal dentista, cucina. Fabio mi è sempre stato accanto, ed è sempre stato una grande fonte di ispirazione e un esempio, anche nella vita professionale».

È lui o sono i tuoi figli i giudici più esigenti in cucina?

«Se la giocano e si divertono anche a essere critici. Mi prendono volentieri in giro. L’altra sera ho dimenticato una pizza in forno, è diventata nera e Matilde l’ha immediatamente postata su Instagram».

Qual è il loro piatto preferito?

«Al di là dei classici come risotto giallo e polpette, loro amano molto la cucina etnica: pollo al curry, paella, piatti di poké con riso nero e cinese».

Qual è stato, invece il piatto che ti ha cambiato la vita?

«La ciambella: è stato il dolce che ho portato in redazione a Studio Aperto il giorno in cui è cominciato Cotto e Mangiato, il titolo del programma e del libro che mi hanno cambiato la vita. A pensarci bene è assurdo perché nella mia famiglia non si mangiavano dolci dato che mia madre non ne faceva. È un un dolce semplice, genuino: sento che che mi rappresenta, e poi ha un buco che lo rende anche un po’ un portafortuna».

Per vedere la ricetta del ciambellone sfogliate la gallery sopra

Foto Cover Umberto Nicoletti

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