Caster Semenya e la battaglia per continuare a correre

Lasciatela correre, #LetHerRun. È l’hashtag che accompagna sui social Caster Semenya. Per la federazione di atletica deve abbassare il suo testosteroneLa battaglia di Caster La battaglia di Caster La battaglia di Caster La battaglia di Caster La battaglia di Caster La battaglia di Caster La battaglia di Caster La battaglia di Caster La battaglia di Caster La battaglia di Caster La battaglia di Caster La battaglia di Caster La battaglia di Caster La battaglia di Caster La battaglia di Caster La battaglia di Caster La battaglia di Caster La battaglia di Caster La battaglia di Caster La battaglia di Caster La battaglia di Caster Lasciatela correre, #LetHerRun . È l’hashtag che da più di un mese accompagna sui social Caster Semenya, da quando il Tribunale federale svizzero ha rigettato il ricorso dell’atleta olimpionica e della Federazione sudafricana d’atletica. L’ottocentista aveva fatto ricorso contro la decisione del Tribunale arbitrale internazionale dello sport di Losanna: nel 2019 aveva stabilito che Semenya dovesse sottoporsi a cure per diminuire il proprio livello di testosterone per poter gareggiare.

Il suo avvocato a un mese dalla sentenza sarebbe pronto a fare ricorso al Tribunale Europeo per i diritti dell’uomo . Sarebbe un estremo tentativo per permettere all’atleta sudafricana di tornare a gareggiare. Sarebbe l’ultimo passo di una battaglia che va avanti da più di 10 anni.

Era appena 18enne quando, nel 2009, cominciò a vincere negli 800 metri. Nello stesso momento nacquero voci e sospetti: i tratti, i muscoli, la voce. Caster Semenya è davvero una donna? La federazione internazionale di atletica, aprì un’inchiesta : l’atleta venne sottoposta a una serie di esami che certificarono che era una donna, anche se i risultati non sono stati resi pubblici per la privacy. Caster Semenya soffre però di iperandrogenismo , ovvero produzione di ormoni maschili, cioè il testosterone da parte delle ghiandole endocrine, surrene e ovaie.

Lascia le piste, si sposa con la compagna, ma al ritorno alle competizioni è sempre la più veloce. Dal 2011 la IAAF richiede alle atlete di gareggiare soltanto se hanno livelli di testosterone più bassi della media maschile, perché le ritiene «biologicamente uomo». Per lei non è così e non vuole cambiare la sua natura. «Continuerò a combattere per i diritti delle atlete, sulla pista e fuori, fino a quando non potranno tutte correre libere, nel modo in cui sono nate» ha scritto sui social poche settimane fa.

Il suo pensiero è immutato. Quella del livello di testosterone da limitare è una limitazione dei suoi diritti , una discriminazione come ha stabilito anche il Tas, il tribunale che ha però definito queste regole necessarie per assicurare la validità e la competitività delle gare, rigettando il ricorso di Semenya, visto che le altre atlete sarebbero partite in una condizione di inferiorità.

L’hashtag che invita a lasciarla correre è stato sottoscritto da atlete, scienziate e rappresentanti delle organizzazioni per la parità dei diritti. Sono queste ultime a sottolineare che la Federazione internazionale di atletica dice di promuovere le pari opportunità per le donne nello sport, ma poi chiede ad alcune di loro di prendere medicinali per farle competere. La Women Sport Foundation di Billie Jean King considera la norma barbara e anche molti medici sottolineano la pericolosità delle cure imposte a persone sane .

Caster Semenya, 29 anni, non è tipo da arrendersi. Non in tribunale e non in pista. La mezzofondista due volte campionessa olimpica e tre mondiali sugli 800 metri non può competere, secondo le regole IAAF, nelle gare di distanza superiore ai 400 metri ed entro i 1500 metri. Potrebbe essere pronta a farne altre : i 200 metri come ha provocatoriamente fatto intendere a marzo oppure presentarsi a quelle dai 3000 siepi in su.

Il motto è uno: «non possono fermarci» . Al plurale perché non è la sola a essere stata interessata dalla sentenza. Fra le altre atlete: la 24enne del Kenya Margaret Wambui e la 27enne del Burundi Francine Niyonsaba. Caster Semenya è il simbolo della lotta di molte altre atlete.

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