Christelle Kocher: «Dare voce ai nuovi designer dovrebbe essere un imperativo»

La direttrice creativa del lanciatissimo brand Koché ci ha parlato, in occasione del fashion contest ITS, di quanto valore i giovani stilisti possano portare, e creare, oggiKoché, la sfilata della collezione Primavera/Estate 2021 al Parc des Buttes Chaumont Koché, la sfilata della collezione Primavera/Estate 2021 al Parc des Buttes Chaumont Koché, la sfilata della collezione Primavera/Estate 2021 al Parc des Buttes Chaumont Koché, la sfilata della collezione Primavera/Estate 2021 al Parc des Buttes Chaumont Koché, la sfilata della collezione Primavera/Estate 2021 al Parc des Buttes Chaumont Koché, la sfilata della collezione Primavera/Estate 2021 al Parc des Buttes Chaumont Koché, la sfilata della collezione Primavera/Estate 2021 al Parc des Buttes Chaumont Koché, la sfilata della collezione Primavera/Estate 2021 al Parc des Buttes Chaumont Koché, la sfilata della collezione Primavera/Estate 2021 al Parc des Buttes Chaumont Koché, la sfilata della collezione Primavera/Estate 2021 al Parc des Buttes Chaumont Koché, la sfilata della collezione Primavera/Estate 2021 al Parc des Buttes Chaumont Koché, la sfilata della collezione Primavera/Estate 2021 al Parc des Buttes Chaumont Koché, la sfilata della collezione Primavera/Estate 2021 al Parc des Buttes Chaumont Koché, la sfilata della collezione Primavera/Estate 2021 al Parc des Buttes Chaumont Koché, la sfilata della collezione Primavera/Estate 2021 al Parc des Buttes Chaumont Koché, la sfilata della collezione Primavera/Estate 2021 al Parc des Buttes Chaumont Koché, la sfilata della collezione Primavera/Estate 2021 al Parc des Buttes Chaumont Koché, la sfilata della collezione Primavera/Estate 2021 al Parc des Buttes Chaumont Koché, la sfilata della collezione Primavera/Estate 2021 al Parc des Buttes Chaumont Koché, la sfilata della collezione Primavera/Estate 2021 al Parc des Buttes Chaumont Koché, la sfilata della collezione Primavera/Estate 2021 al Parc des Buttes Chaumont Koché, la sfilata della collezione Primavera/Estate 2021 al Parc des Buttes Chaumont Koché, la sfilata della collezione Primavera/Estate 2021 al Parc des Buttes Chaumont Koché, la sfilata della collezione Primavera/Estate 2021 al Parc des Buttes Chaumont Koché, la sfilata della collezione Primavera/Estate 2021 al Parc des Buttes Chaumont Koché, la sfilata della collezione Primavera/Estate 2021 al Parc des Buttes Chaumont Koché, la sfilata della collezione Primavera/Estate 2021 al Parc des Buttes Chaumont Koché, la sfilata della collezione Primavera/Estate 2021 al Parc des Buttes Chaumont Koché, la sfilata della collezione Primavera/Estate 2021 al Parc des Buttes Chaumont Koché, la sfilata della collezione Primavera/Estate 2021 al Parc des Buttes Chaumont Koché, la sfilata della collezione Primavera/Estate 2021 al Parc des Buttes Chaumont Koché, la sfilata della collezione Primavera/Estate 2021 al Parc des Buttes Chaumont Koché, la sfilata della collezione Primavera/Estate 2021 al Parc des Buttes Chaumont Koché, la sfilata della collezione Primavera/Estate 2021 al Parc des Buttes Chaumont Koché, la sfilata della collezione Primavera/Estate 2021 al Parc des Buttes Chaumont Koché, la sfilata della collezione Primavera/Estate 2021 al Parc des Buttes Chaumont Koché, la sfilata della collezione Primavera/Estate 2021 al Parc des Buttes Chaumont Koché, la sfilata della collezione Primavera/Estate 2021 al Parc des Buttes Chaumont Koché, la sfilata della collezione Primavera/Estate 2021 al Parc des Buttes Chaumont Koché, la sfilata della collezione Primavera/Estate 2021 al Parc des Buttes Chaumont Koché, la sfilata della collezione Primavera/Estate 2021 al Parc des Buttes Chaumont Koché, la sfilata della collezione Primavera/Estate 2021 al Parc des Buttes Chaumont Koché, la sfilata della collezione Primavera/Estate 2021 al Parc des Buttes Chaumont Koché, la sfilata della collezione Primavera/Estate 2021 al Parc des Buttes Chaumont Quanto è importante ascoltare e, soprattutto, dare spazio alle nuove generazioni di fashion designer oggi? Questo è uno degli interrogativi più ricorrenti del momento al’interno dell’industria, diventato ancora più urgente negli ultimi mesi: i giovani infatti, attraverso la propria puntuale lente sul mondo, possono fornire strumenti e prospettive inusuali e d’avanguardia , radicate in valori condivisibili come la sostenibilità e l’inclusione. Christelle Kocher , direttrice creativa della maison francese Koché , è stata una delle pioniere in tal senso.

Da quando ha fondato il suo brand nel 2015 , la stilista parigina ha voluto mettere al centro della sua produzione creativa i giovani, tramandando loro l’importanza delle tecniche artigianali antiche e al tempo stesso includendo il loro punto di vista innovativo: un’attitudine in perfetta armonia con il suo brand a metà tra streetwear e couture . Che, secondo Christelle Kocher, non dovrebbero più essere nettamente divisi, come ci ha raccontato in occasione della sua partecipazione al concorso ITS (International Talent Support) come membro della giuria.

Cosa la colpisce di più dei nuovi designer, e in particolare di coloro che che hanno partecipato all’ultima edizione di ITS?

«Senza dubbio la creatività, affiancata a una visione gioiosa – nonostante i tempi che ci troviamo a vivere – e impegnata di ciò che fanno attraverso la moda, ancorata a ciò che accade oggi nel mondo: non solo in tutto ciò che riguarda la sostenibilità, ma anche le comunità e le minorità».

Secondo lei, in che cosa le maison storiche dovrebbero ispirarsi alle nuove generazioni di creativi?

«Ciò che dovrebbe sempre essere presente è il dialogo tra diverse generazioni, perché tutti noi abbiamo sempre da apprendere l’uno dall’altra. Nessuno dovrebbe rimanere chiuso nella propria bolla credendo che non si possa fare di meglio, lo scambio è fondamentale: le nuove generazioni, in particolare, comprendono meglio alcuni aspetti della contemporaneità e dovrebbe essere un imperativo dar loto voce».

La sua visione della moda è ben radicata nella sua essenza, quella della continua metamorfosi: ma quali sono i principi chiave che muovono la sua creazione?

« Dare vita a qualcosa di estremamente originale è di certo una delle mie priorità, uno dei motori di ciò che faccio, ma soprattutto creare degli abiti che rispondano agli attuali interrogativi sul mondo. Avere un brand non significa solamente produrre bellezza, ma anche – soprattutto oggi – trasmettere dei valori ed essere portatori di messaggi forti: è ciò che ho fatto sin dall’inizio della mia carriera, indirizzandomi in maniera inclusiva a tutti i generi, culture, forme. Credo davvero che sia un’apertura più che mai necessaria».

Lei ha lavorato per una lunga serie di importanti nomi e griffe, tra cui Dries Van Noten, Bottega Veneta, e recentemente con Emilio Pucci per una collaborazione. Per ognuno di essi, ci può dire cosa porta ancora con sé nel suo brand?

«Per quanto riguarda Emilio Pucci senza dubbio l’héritage, la gioia, la tradizione, i colori, e una prospettiva unica del comfort; per Dries Van Noten, l’originalità e la poesia che riesce a trasmettere attraverso le sue creazioni, un’evasione di cui oggi abbiamo bisogno per sognare: Infine, per Bottega Veneta, la creatività e l’artigianalità e il savoir-faire italiani, di cui ho fatto tesoro per le mie creazioni: è qualcosa che è importante trasmettere ai giovani di oggi, e che cerco di fare nei miei atelier».

Lavorando anche alla direzione artistica di Maison Lemarié , che realizza cappelli di lusso, come riesce ad affiancare, a livello estetico ma anche concettuale, il suo lavoro con Koché?

«Per Maison Lemarié approfondisco quella che è la mia passione per la storia della moda, la couture e l’artigianato, cercando di renderli moderni. È qualcosa che senza dubbio mi è di grande ispirazione anche per Koché, dove al savoir-faire storico cerco di affiancare tecnologie innovative: per me la nuova frontiera della moda dovrebbe essere questa, senza divisioni nette tra cura del dettaglio artigianale e abbigliamento quotidiano».

Anche se è un momento particolarmente complicato, cosa si aspetta che porterà di positivo questa situazione globale?

«Tutti siamo obbligati in un certo senso a pensare e ripensare a cosa creiamo e come la produciamo, e questo renderà l’industria moda sempre migliore. Personalmente sono felice della mia produzione Made in Italy o Made in France, con pezzi esclusivi e realizzati artigianalmente, dal tocco couture. Ciò su cui è importante porre attenzione è anche la circolarità: ad esempio, nella mia ultima collezione il 60% dei materiali era organico, come il cotone, o riciclato, come il poliestere. Ho utilizzato anche tantissimi tessuti dello stock OTB, il gruppo di Renzo Rosso di cui faccio parte, ed è una fortuna poter lavorare in un ambiente proiettato positivamente sul futuro. Una via che, di fatto, questo momento storico sta contribuendo per forza di cose a percorrere».

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