Clara Alonso: «L’amore tossico non è mai amore»

L’ex star di «Violetta» è ora la protagonista del corto «Insane Love». La storia è quella di uno stalker e di un affetto che si è tramutato in voglia di possesso, di realtà parallele e social che ne sono il tramite: «L’amore è malato quando quando non c’è rispetto», spiega. E rivela di essere stata anche lei vittima di una stalker: «Mi sono sentita indifesa»Clara Alonso Clara Alonso Clara Alonso Clara Alonso Clara Alonso Clara Alonso Clara Alonso Clara Alonso Clara Alonso Clara Alonso Clara Alonso Clara Alonso Clara Alonso Clara Alonso Clara Alonso Clara Alonso Clara Alonso Clara Alonso Clara Alonso Insane Love non è un film, ma un corto d’autore capace di raccontare, in soli venti minuti, come l’amore, se malato, non sia degno di dirsi tale. «Non parla, però, solo di amore. Parla di ossessione, di solitudine. Parla di dolore», spiega Clara Alonso , l’ex interprete di Violetta , chiamata nella produzione di Eitan Pitigliani ad interpretare l’oggetto di manie e sogni di realtà parallele. Sofia, la ragazza cui, nel corto disponibile su Rai Cinema Channel, presta è il volto, è una giovane argentina, scappata a Roma per sfuggire alle violenze di un fidanzato padrone (Diego Dominguez), certo di poterla e doverla amare «in modo eccessivo». È nella Capitale che si consuma quel che la Alonso descrive come una trama classica, «boy meets girl». «C’è un incontro-scontro con il protagonista, Alessandro (Filippo Gattuso), che si innamora di Sofia e attraverso i social trasforma la sua immagine in ossessione. A guardarlo, sembra abbia tutto: soldi, successo. Ma negli occhi di Sofia legge un dolore dal quale crede di poterla salvare, e allora comincio un incubo dal quale nemmeno la sua migliore amica (Miriam Dalmazio) riuscirà più a destarlo».

Insane Love racconta di un amore deviato, che vive solo negli occhi del protagonista. Lo fa senza giudizio. Perché?

«Credo che il regista non abbia voluto giudicare Alessandro per cercare di mettere al centro della storia il suo dolore, per cercare di capirne la sofferenza e individuare senza interferenze cosa lo abbia portato a credere di poter salvare Sofia dal proprio dolore».

Su Instagram, ha 1,7 milioni di follower. Le è mai capitato di essere «perseguitata» da fan o sconosciuti?

«Mi è successo di essere seguita da una ragazza. Nessuno sapeva mai dove io fossi, lei sì. Riusciva sempre ad apparire, e nessuno è mai riuscito a capire come fosse possibile. La mia paura era che potesse aver trovato il modo di geolocalizzare il mio cellulare. Mi sono sentita indifesa».

Quali sono i pericoli dell’eterna connessione che i social hanno reso possibile?

«Oggi, chiunque ti può chiamare, scrivere, ti può contattare nonostante l’ora, il posto o il giorno. Abbiamo perso la libertà di decidere se rispondere o meno, e sembra che debba essere tutto così immediato. È difficile, ormai, allontanarsi e dire basta».

E come fare a fare buon uso dei social?

«Utilizzare intelligentemente i social dovrebbe essere facile, ma non lo è affatto. Credo siano progettati per non farci più uscire, una volta entrati. Il mio consiglio è di utilizzarli per poco tempo ogni giorno, senza farsi prendere dalla frenesia di dover guardare tutto, ma cercando di capire come quella che appare sia una parte della realtà, spesso imbellettata al punto da non essere più reale».

Quanto condivide di sé?

«Quando ho cominciato a usare i social, ero più riservata. Non mi piaceva mostrare la mia casa, i miei amici, i miei familiari. Non volevo parlare di quel che non fosse lavoro. Con il tempo, poi, le cose sono cambiate. Le nuove regole indotte dal Coronavirus mi hanno portata a condividere un po’ di più: i film che amo, i miei stati d’animo, la vita. E questa cosa, se da un lato mi piace, dall’altra mi spaventa molto».

Esiste davvero, online, un discrimine tra la realtà così com’è e la realtà come appare su Instagram?

«La domanda dovrebbe essere: “Qual è la realtà?”, quella che viene rappresentata sui social o quella del mondo esterno? La realtà sui social è indubbiamente più vista e considerata rispetto a quella che appartiene alla vita reale. Credo sia tutto molto confuso. Sembra che sui social sia tutto così perfetto, ma siamo noi a mostrare solo quel che riteniamo bello e positivo, tenendo per noi il resto».

I social dovrebbero aver reso più facile la comunicazione, unendoci. Nel corto, però, si evince il contrario: i social allontanano. Qual è il suo rapporto con le relazioni online?

«Ho letto un libro il cui titolo, tradotto in italiano, sarebbe “Manuale per sopravvivere al presente”. Parla di come le nuove forme di comunicazione abbiano cambiato le relazioni e il modo di viverle. Credo che in questo momento di ipercomunicazione si stia perdendo la connessione vera, quella interpersonale e sana. Sembra che abbiamo amici, conoscenti, invece viviamo un momento storico in cui le persone accusano come mai prima la solitudine. I social mi permettono di parlare con amiche che sono fisicamente lontane da me, ma al tempo stesso è come se ci stessero allontanando dagli incontri veri, quelli con le persone che ci sono vicine, e questa è una cosa molto triste».

La quarantena e l’impossibilità fisica di vedersi come hanno cambiato le dinamiche di relazione?

«Io sono a Buenos Aires, Argentina. Qui, siamo chiusi in casa da più di 120 giorni. È cambiato tutto e mi fa paura pensare a cosa possa succedere dopo. Le dinamiche delle relazioni si sono trasformate. Non ci si può incontrare di persona, tutto deve avvenire online. Si è persa la magia del vedersi dal vivo, si sono persi gli abbracci, i baci, la vicinanza fisica. Con le mascherine, si sono persi i sorrisi. È tutto molto strano».

Quand’è che l’amore si trasforma in malattia?

«Quando è possessivo. Quando non c’è rispetto. Quando c’è troppa gelosia».

Ci sono dei campanelli d’allarme che dovrebbero mettere in guardia amici o familiari di persone come Alessandro?

«Di solito succedono tante cose che né gli amici né i familiari riescono a vedere per tempo. Tante volte la negazione, di chi ha un problema e di chi gli sta intorno, rende impossibile realizzare quel che succede e trovare delle soluzioni. Alessandro, personaggio protagonista di Insane Love , si chiude così tanto da precludersi ogni comunicazione o possibilità di salvezza».

Alla fine, Sofia si chiede se l’amore sia il sentimento che uccide, senza il quale si muore. Può mai l’amore portare sofferenza e distruzione?

«L’amore, quando è malato, porta sofferenza e distruzione. Tante relazioni iniziano in modo sano e diventano poi caotiche e problematiche. Sofia, il mio personaggio, parte per Roma, in fuga da una relazione tossica e da se stessa. Si chiede, nel viaggio, quale sia il vero amore, e credo che nella sua risposta ci sia la verità. “L’amore è parte di noi, vive in noi. Siamo noi che amiamo. L’amore ci appartiene”».

LEGGI ANCHE Clara Alonso e Diego Dominguez: «L’amore è un tango»

LEGGI ANCHE Clara Alonso e Diego Dominguez: «Il primo passo tra noi»https://www.vanityfair.it/people/italia/2020/07/20/clara-alonso-violetta-insane-love-intervista-foto-gossip