Come scoprire se i tuoi brand preferiti sono sostenibili

Chiamatelo back to work, back to school o come vi pare, ma settembre è il vero Capodanno di chi vive l’estate come momento di transizione tra il vecchio e il nuovo. E dato che mancano ormai pochissimi giorni all’arrivo dell’autunno mi aspetto che anche voi abbiate prontamente compilato la lista dei buoni propositi per il […]Chiamatelo back to work, back to school o come vi pare, ma settembre è il vero Capodanno di chi vive l’estate come momento di transizione tra il vecchio e il nuovo.

E dato che mancano ormai pochissimi giorni all’arrivo dell’autunno mi aspetto che anche voi abbiate prontamente compilato la lista dei buoni propositi per il nuovo “anno scolastico”. Se tra questi c’è l’intenzione di iniziare a indossare una moda più sostenibile, siete nel posto giusto.

Se invece non è così, beh ormai è troppo tardi e non vi resta che leggere e imparare qualcosina in più sui principali canali d’informazione per scoprire se i vostri brand preferiti stanno adottando una condotta sostenibile (o per trovare nuovi marchi di cui innamorarvi).

Fashion Revolution

Fashion Revolution è un movimento globale (forse il più noto in assoluto) aperto a tutti, che unisce lavoratori della moda di tutti i livelli a consumatori e cittadini nella missione comune di rivoluzionare lo stato attuale del settore. Per farlo, dal 2013 la non-profit manifesta il suo impegno per chiedere politiche e codici di condotta etici e sostenibili per l’ambiente e i lavoratori dell’industria . Se l’anno di nascita del movimento vi dice qualcosa è perché è lo stesso in cui 1.100 persone persero la vita nella strage dell’edificio del Rana Plaza in Bangladesh , dove lavoravano in condizioni di degrado estreme.

Ecco, Fashion Revolution nasce per fare in modo che un evento del genere non si ripeta mai più e che ognuno di noi possa dare il suo contributo partecipando a iniziative (sicuramente avrete visto circolare sul vostro Instagram quella targata #whomademyclothes ), campagne sociali ed eventi.

Insomma, che vogliate iniziare a informarvi da zero o restare sempre aggiornati sulle migliori pratiche per chiedere e adottare una moda sostenibile, vi consiglio di iniziare a seguire il profilo Instagram del movimento. Sul sito, infine, trovate fanzine, ricerche e materiali di approfondimento, tra cui il Fashion Transparency Index dove ogni anno vengono messi in luce i miglioramenti (e i fallimenti) dei principali brand di moda .

Qui potete iniziare a capire quali marchi è arrivato il momento di salutare e a chi potete dare un’altra chance, ma ricordate: soprattutto quando si parla di fast-fashion si tratta di multinazionali che hanno causato il problema, quindi anche quando trovate dei piccoli miglioramenti, non dimenticate che c’è ancora tanto da fare.

Good On You

Good On You è l’app svolta per scoprire in poco tempo se il capo che avete messo nel carrello è stato prodotto eticamente . Basta digitare il nome del marchio per ottenere una valutazione stabilita sulla base di tre categorie: Ambiente, Persone e Animali. Dai tessuti utilizzati all’impatto climatico, dalle condizioni dei lavorati all’impiego di materiali di derivazione animale: nella pagina dedicata al marchio troverete prima una valutazione complessiva e poi la spiegazione dettagliata in base a questi elementi.

Questo vuol dire che un brand può comportarsi molto bene sotto il punto di vista ambientale, ma fallire completamente nel garantire condizioni di lavoro adeguate ai propri lavoratori, o viceversa . Oltre a consultare i profili dei marchi e poter dare il vostro feedback per migliorare la valutazione, se scoprite che un brand che vi piace non è abbastanza etico, l’app vi suggerisce alternative simili con un rating migliore.

Fashion Checker

Chiedere un salario su cui poter vivere non dovrebbe rappresentare un problema, ma nel mondo della moda e soprattutto per i lavori della filiera produttiva lo è. Fashion Checker è un portale che nasce con lo scopo di mettere in luce le condizioni dei lavoratori dei principali brand di moda , per sottolineare come una cosa così importante come uno stipendio basilare non sia invece così scontata per i lavorati di marchi con fatturati, spesso, stellari.

Anche qui, vi basterà inserire il nome del brand per scoprire la valutazione complessiva e consultare i documenti messi a disposizione delle aziende (se reperibili) sulle condizioni dei propri lavoratori. Il progetto è promosso da Clean Clothes Campaign , una rete globale che dal 1989 lavora per garantire il rispetto dei diritti fondamentali dei lavoratori. Dopo aver consultato i dati sul vostro brand preferito, potete recarvi nella sezione “entra in azione” per scoprire come contribuire a chiedere migliori tutele per chi realizza i vestiti che amate.

La mia lista per oggi si conclude qui. Scegliere una moda più sostenibile è sicuramente un percorso difficile, perché spesso vuol dire scoprire che i marchi che ci piacciono non si comportano come vorremmo, ma con i giusti strumenti e il supporto della community vi assicuro che oltre a migliorare il vostro guardaroba potete contribuire ai cambiamenti fondamentali per rivoluzionare questo settore.

via GIPHYhttps://www.vanityfair.it/experienceis/sostenibilita/2020/09/14/come-scoprire-brand-sostenibili