Con un canestro di parole nuove

La pandemia ha rivoluzionato anche il nostro linguaggio. Un’attrice del nostro cinema ha provato a scrivere un glossario della crisi. Per sentirci un po’ più «congiunti»…Questo articolo è tratto dal numero 18/19 di Vanity Fair in edicola dal 6 maggio.

CAMILLA ARMBRUST

È il 27 aprile, il giorno dopo una delle puntate più attese del Decreto, la serie boom di ascolti di cui non solo

siamo tutti spettatori, ma anche attori. Ci ho dormito su e questa mattina, come accade a tanti di noi, mi vagano mille parole per la testa. Ho i gruppi whatsapp intasati di meme, dormo quando non dovrei (il sonno ai tempi del coronavirus!) e in questa confusione di immagini e suggestioni, in questo florilegio di connessioni più o meno virtuali, mi è venuto in mente un alfabeto semiserio di questi giorni (strani giorni, viviamo strani giorni!). Un elenco di lettere che dimostra come il coronavirus abbia contagiato temporaneamente anche il nostro linguaggio.

Per alcune lettere mi sono venute in mente diverse parole.

Nessuna è una parolaccia.

ASSEMBRAMENTO Parola che in passato mi aveva sempre fatto pensare ad azioni militaresche. Oggi suona come un qualunque gruppo di persone che si riuniscono volontariamente o involontariamente nello stesso luogo. Situazione sconsigliatissima e da evitare (comunque anche prima, non so se vi sia mai capitato di trovarvi in un grande magazzino durante un Black Friday… a me sì, una volta, e ricordo ancora le voci delle commesse negli altoparlanti: «Questa non è un’esercitazione!»). Insomma non potremo ritrovarci in gruppo ancora per un po’, al virus piace la gente che sta insieme.

ARIA Ti respiro ancora sai. Nell’aria… Quella che ogni tanto ci è mancata, quella che oggi ne riconquistiamo ancora un po’. 4 maggio, su coraggio: che non ce lo dimenticheremo mai.

BAR Quel posto che noi italiani amiamo tanto. Il luogo in cui nei paesi si trascorrono le ore e in città si lanciano caffè o cappuccini al volo perché, fino a che il coronavirus non ci aveva costretto a fermarci (e quanto e su quante cose ci ha dato la possibilità di soffermarci), eravamo tutti sempre di fretta.

CONGIUNTI Una delle parole che più ci ha messo in crisi in queste ore (perché il virus sta mettendo in discussione ogni rapporto, ’tacci sua!). In crisi con noi stessi a dover definire chi siano, non solo a livello giuridico, coloro che appartengono a questo insieme stando attenti a che nessuno si offenda e si senta escluso dal gruppo. Insomma se non sei considerato «affetto stabile» ai tempi del coronavirus, lascia perdere.

CONNESSIONI La Rete, Internet, il wi-fi: le piattaforme in cui fruire contenuti ci hanno salvato dalla follia… perché solo i saggi non impazziscono da soli, nel silenzio e isolati e sappiamo essere pochi e rari, come i panda.

CINEMA Mi manca tantissimo.

DISTANZA Esiste una nuova distanza tra di noi. Nessuno dovrà offendersi o prenderla sul personale. Sarà la giusta distanza. Un nuovo uso dello spazio intorno a noi che dovremmo essere in grado di rispettare e far rispettare. Dovremmo essere molto attenti a questa parola e non farla diventare anche distanza emotiva, ma solo atto di civiltà.

EMOZIONI Passano attraverso i nostri corpi: sguardi, sorrisi, abbracci. Dovremo inventarci un nuovo temporaneo linguaggio di condivisione e comunicazione. Ipotizzo: saltare di gioia sul posto quando si rivede un amico un metro più in là.

ESTETISTA Claudia, Vera, Michela, mi mancate. Tanto.

FIDUCIA In tutti coloro che giorno e notte stanno lavorando a un’emergenza straordinaria e cui va la nostra gratitudine.

Ora però abbiamo bisogno di risposte più dettagliate e precise, perché, dove si può, è necessario ripartire, sempre con le dovute cautele.

GALATEO Credo ci serva un nuovo galateo dello spazio sociale. Forse questo incubo della pandemia ci aiuterà a pretendere un nuovo spazio vitale dove respirare ossigeno. Ci serviranno anche più mezzi di trasporto e orari e turni più flessibili. Anche un nuovo galateo delle videochiamate non sarebbe male: avvertiteci un attimo prima con un caro vecchio messaggio, ve ne saremo grate.

H Di Hotel (grande classico). Non ho mai passato così tanti giorni consecutivi degli ultimi 12 anni senza alloggiare in un hotel. E che non suoni come mangino brioche, non parlo di vacanze, ma di lavoro. Il virus vuole che restiamo a casa.

IMPAZIENZA Quella dalla quale non dobbiamo farci prendere per far sì che #andràtuttobene non rimanga un hashtag: rispettiamo regole e buon senso e presto torneremo liberi.

LIBERTÀ Mai come in questo periodo il concetto di libertà ci fa capire quanto sia importante averne una interiore. Lo so, può capitare di sentirsene momentaneamente privati. Ma dobbiamo accettare con dignità quello che la vita ci mette davanti e capire quanto piccole, preziose e necessarie siano le cose che ci fanno sentire liberi. La mia libertà – ora è chiarissimo – finisce sempre dove comincia quella dell’altro.

MASCHERINE Saranno l’accessorio dell’estate, facciamocela prendere bene e  coi secchi di vernice colorare tutti i muri, case vicoli e palazzi. Indossiamole sempre.

MEDICI GRAZIE! GRAZIE! GRAZIE!

MASTERCHEF Siamo tutti masterchef. Quasi tutti.

NORD Una delle zone più colpite del nostro Paese, un grande Paese che ha mostrato solidarietà e serietà da Nord a Sud. Ricordando che questa è una pandemia (quindi globale) e ogni Nord è a sua volta Sud di un altro Nord, tranne il Polo Nord, che comunque ci stiamo impegnando a eliminare… insomma – ho visto un posto che mi piace: si chiama mondo…

ONESTI Con noi stessi rivalutando i reali bisogni, lo spazio e le cose che ci servono, attraverso un uso più consapevole e rispettoso delle nostre risorse (estetiste e parrucchieri sono come San Marino, fanno Stato a sé). Al virus piace saltare addosso a quelli che si credono più furbi degli altri.

PREOCCUPAZIONE Nel senso di occuparsi e prendersi cura. Nessuno stato di ansia o di angoscia, non siamo in guerra (fortunati noi, molti nostri contemporanei vivono ancora questo assurdo orrore – sono stata Miss Italia, ça va sans dire che vorrei la pace nel mondo!). Questo virus ci ha ferito e fatto del male, molti hanno perso i loro cari senza potergli dare un ultimo saluto. Preoccupiamoci affinché questa ferita

diventi una cicatrice che non sanguina più.

Q come certi QUARTI D’ORA In cui ci è sembrato di non farcela più, e invece siamo ancora qua.

RISPETTO Delle regole, prima fra tutte il buon senso.

SOGNI Quelli che possiamo coltivare come un seme prezioso per poterci fare trovare pronti al momento dell’azione. Quelli che nessuno potrà mai toglierci.

SESSO Il grande assente tra le parole della pandemia, lo manteniamo nella nostra intimità, ma è vivo e lotta insieme a noi.

SOSTEGNO A chi da mesi e per mesi ancora non potrà permettersi di lavorare. Lo so che è un’emergenza sanitaria, ma non indignatevi quando anche i lavoratori dello spettacolo (in una qualche puntata del Decreto a un certo punto verremo nominati anche noi, me lo sento!) chiedono sostegno o chiarezza, siamo appunto lavoratori anche noi.

TAMPONI Ci servono!

TATTO Dopo due mesi di videochiamate e houseparty e zoommate varie, the vista is the new tatto? Spero di no… continuiamo a esercitarlo in qualche modo.

TEMPO Quello da lasciare vuoto, che ci riempie, quello da riempire, che ci svuota (non è Marzullo, sono io chiusa in casa da ho-perso-il-conto).

USA E GETTA Lo so, l’emergenza è un’altra, ma mi sono appena ridestata dalla siesta: come e dove si smaltiranno questi rifiuti? L’ambiente è una nostra emergenza costante.

VICINANZA Quella può non dipendere dalla distanza fisica. Possiamo stare vicini e connessi in tanti modi. Anche se mi piacerebbe cantare e ballare a un concerto pieno di gente (gli assembramenti che mi piacciono!) bisognerà contare su altri tipi di energia e allenare la telepatia, pensarsi e sentirsi vicini, oltre a mettere mano ai telefoni e chiamare sempre e comunque la mamma.

ZAINO Dove mettere quello che di buono ci ha lasciato questo periodo di isolamento (ma non di solitudine), quello che abbiamo imparato, quello che veramente conta. E che ci faccia muovere più leggeri e consapevoli, sempre alla giusta distanza, da noi stessi, dagli altri e dalle cose. Buona fase 2 a tutti… dalla stessa barca!

Colonna sonora del glossario: Strani giorni di Franco Bat tiato, Aria di Marcella Bella, Margherita di Riccardo Coccian te, Mondo di Cesare Cremonini.

#theconnectors

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