Coronavirus: chi assume e chi licenzia?

Le industrie del divertimento di massa sono sempre più in difficoltà e licenziano, assumono invece quelle del commercio on lineCi sono due parole chiave nella sopravvivenza economica durante l’emergenza coronavirus, valide probabilmente anche nei mesi che verranno: «on line» e «a domicilio» . È già chiaro nel trend delle assunzioni e dei licenziamenti nelle aziende a livello mondiale.

Amazon ha già fatto nuove assunzioni e ne ha appena annunciate altre per far fronte alla crescente domanda sul web con consegna a domicilio . Saranno 75mila le nuove assunzioni che si aggiungono alle 100mila a tempo pieno e part time annunciate nelle scorse settimane . I dati sono americani, ma valgono, in prospettiva, anche nel resto del mondo. Il gruppo fondato da Jeff Bezos ha anche dato un aumento di stipendio di 2 dollari o 2 euro a seconda del continente per magazzinieri e addetti alla distribuzione fino alla fine di aprile.

Non è solo Amazon a crescere, ma tutto il settore di chi consegna a casa . Vale per i libri, visto che fino alla settimana scorsa tutte le librerie erano chiuse in Italia, ma vale anche per gli altri prodotti ora che la possibilità di consegnare è stata aperta a tutti. Nel settore degli articoli sportivi per esempio Decathlon ha il sito attivo e tutto rivolto ad attività che si possano fare a casa. Vale per gli abiti come per gli oggetti per la casa.

Funziona più per le catene che per i piccoli, con l’eccezione di alimentari e ristoranti che si stanno tutti attrezzando per ricreare l’atmosfera con i clienti abituali a casa, ma anche semplicemente consegnando il proprio cibo a domicilio. È aumentato il lavoro dei rider e con questo la necessità di tutelare la loro salute. Il Comune di Milano distribuirà gratuitamente kit sicurezza (5 mascherine e 5 paia di guanti) a tutti i rider convocati a scaglioni in ordine alfabetico per il ritiro.

Chi invece non sa come potrà continuare a lavorare è il settore dei parchi divertimento. La Walt Disney dagli Usa annuncia il licenziamento di 43.000 impiegati nei suoi parchi di divertimento chiusi per il coronavirus in tutto il mondo. In Italia non hanno riaperto con la primavera tutti i parchi all’aperto: Gardaland, Leolandia, Mirabiliandia solo per citare i più grandi in Italia. Sono solo una delle tante propaggini di un’industria del divertimento che difficilmente riaprirà in estate: dalle discoteche ai concerti.

Il problema delle chiusure tocca indirettamente le aziende più grandi perché colpisce le piccole della filiera . Vale per la moda per esempio. Se chiudono gli artigiani del Made in Italy, da chi fa le stoffe a chi produce bottoni, è l’intero settore ad andare in crisi. Dall’altra parte il timore è per i piccoli negozi, se questi chiuderanno si limiterà la possibilità di vendita delle aziende più grandi.

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