Coronavirus, i bambini in povertà assoluta potrebbero raddoppiare

Il rapporto di Save The Children riferisce che quasi un genitore su 7 ha perso il lavoro definitivamente, oltre la metà temporaneamente e 6 su 10 affrontano una riduzione dello stipendioL’epidemia di coronavirus ha causato oltre 30 mila decessi solo in Italia. Ma, oltre a questa gravosa perdita di vite umane, ha avuto anche un devastante impatto economico. Lo segnala Save The Children , che nel suo rapporto realizzato dall’istituto di ricerca 40 dB  su un campione di oltre 1000 bambini e ragazzi tra gli 8 e i 17 anni e i loro genitori, spiega che oggi un milione di bambini in più – rispetto alla fase precedente all’epidemia – rischiano di scivolare nella povertà assoluta (aggiungendosi agli attuali 1,2 milioni di minori attualmente certificati in condizioni di povertà assoluta ed innalzando la percentuale dal 12 al 20% ).

Quasi 1 genitore su 7 (14,8%), tra quelli con una situazione socio-economica più fragile, ha perso il lavoro definitivamente a causa dell’emergenza Covid-19, oltre la metà lo ha perso temporaneamente, mentre più di 6 su 10 stanno affrontando una riduzione temporanea dello stipendio. Questi genitori, nel 44% dei casi, sono preoccupati di non poter tornare al lavoro o di cercarne uno perché i figli non vanno a scuola e non saprebbero a chi affidarli. Dei circa 9,5 milioni di lavoratori che nel mese di marzo non hanno potuto lavorare, 3,7 milioni (più di uno su tre) vivono in famiglie monoreddito , di cui la metà con figli a carico, dove pertanto è venuta a mancare l’unica entrata economica.

La riduzione dei consumi, anche di quelli necessari

Quasi la metà (il 44,7%) di tutte le famiglie con bambini tra gli 8 e i 17 anni intervistate ha dovuto ridurre le spese alimentari e il consumo di carne e pesce (41,3%). D’altra parte, prima del lockdown il 41,3% delle famiglie più fragili poteva beneficiare del servizio di mensa scolastica per i figli e per il 40,3% questo servizio era fornito gratuitamente o quasi. Una famiglia su tre (32,7%) ha dovuto rimandare il pagamento delle bollette  e una su quattro (26,3%) anche quello dell’affitto o del mutuo. Il 21,5% delle famiglie non ha potuto comprare medicinali necessari o ha dovuto rinunciare alle cure mediche necessarie, di nuovo per mancanza di denaro. Una famiglia su cinque ha dovuto chiedere prestiti economici a familiari o amici e il 15,5% ha dovuto fare conto su aiuti alimentari.

Gli aiuti dello Stato (dal reddito di cittadinanza agli altri supporti delle amministrazioni pubbliche) sono quasi raddoppiati per le famiglie più fragili economicamente: se prima dell’emergenza sanitaria ne beneficiava il 18,6% dei genitori, ora la percentuale è salita al 32,3%. La situazione è più grave al Sud e nelle Isole, ma il Nord non è escluso dal problema: fra le province con l’aumento più significativo delle domande di reddito di cittadinanza, quella di Trento è ottava in classifica, e Milano e Roma si trovano ben al di sopra della media nazionale. E, naturalmente, le difficoltà economiche vanno anche a discapito delle opportunità educative, culturali e sportive. Che già prima della crisi erano a un livello preoccupante in Italia.

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