Covid Hotel Caravaggio, Leonardo: «Felice di poter aiutare»

I due titolari dell’hotel trasformato in albergo sanitario, ogni giorno si occupano di tutto, compreso esaudire i piccoli desideri degli ospiti, da un gelato a un pacchetto di sigarette ad una chiacchierata al telefono nei momenti di crisiGarantire l’isolamento di soggetti risultati positivi al Covid-19 , asintomatici o con sintomi lievi, evitando il contagio intrafamiliare e alleggerendo il carico degli ospedali : è l’obiettivo dei Covid Hotel, degli alberghi sanitari , che sono stati attivati sul territorio nazionale assicurando ugualmente assistenza medica e infermieristica ai pazienti.

«A rispondere alla manifestazione d’interesse bandita dalle varie Regioni – dichiara Maurizio Naro, presidente di Federalberghi Milano – sono state centinaia di strutture alberghiere distribuite in quasi tutta Italia. Inizialmente, tra marzo e aprile, i Covid Hotel a Milano hanno ospitato prevalentemente soggetti in quarantena e personale sanitario operativo presso l’Ospedale Covid in Fiera per evitare il rischio di contagio all’interno dei loro nuclei familiari».

Naro spiega che l’acquisto della totalità delle camere è a carico delle aziende sanitarie regionali che prevedono una tariffa unica secondo criteri stabiliti, ma convenzioni differenti per quanto riguarda la fornitura dei pasti, i servizi infermieristici e di pulizia.

In alcune regioni finora non c’è stata richiesta, ma in Toscana, una delle prime ad attivare i Covid Hotel , c’è chi, dopo la prima ondata di marzo, non ha esitato a mettersi nuovamente a disposizione per fronteggiare l’emergenza.

«Tra la bassa stagione e l’eco della pandemia, a marzo, eravamo chiusi già da un po’. Così abbiamo deciso di dare la nostra disponibilità alla Regione Toscana, sia per sentirci utili sia per mantenere l’albergo attivo evitando che l’impiantistica subisse deterioramenti» racconta Leonardo Rocchini, proprietario, insieme alla cugina Monica, dell’Hotel Caravaggio nel centro storico di Firenze . E così, abituate ad accogliere turisti incantati dalla bellezza della città d’arte, d’improvviso, le camere adornate coi dipinti di Caravaggio sono diventati piccoli rifugi per persone positive al Covid.

Sin da marzo, nelle stanze da cui si intravedono la cupola del Brunelleschi e la torre di Palazzo Vecchio, si sono susseguiti giovani, intere famiglie, mamme con neonati, tutti uniti dalla sofferenza per il Coronavirus. «Fino a giugno abbiamo lavorato senza sosta come albergo sanitario, poi quest’estate siamo tornati ad ospitare turisti, ma il 7 settembre ci hanno ricontattato con urgenza per riattivarci come Covid Hotel » prosegue Rocchini sottolineando che, a differenza di questa seconda ondata in cui, finora, ospitano prevalentemente pazienti asintomatici o con sintomi lievi , nella scorsa primavera hanno accolto persone sottoposte a isolamento in quanto di rientro dall’estero ma soprattutto soggetti positivi al Covid, che manifestavano sintomi e avevano bisogno di assistenza.

«In quel periodo siamo arrivati ad ospitare 50 persone, non riuscivamo a dormire, cercavamo di coprire tutte le 24 ore, anche perché la notte era la fascia oraria in cui ricevevamo più telefonate da parte di pazienti che non si sentivano bene, avevano crisi respiratorie e dovevamo chiamare subito il 118» aggiunge, non nascondendo la tensione fisica ed emotiva.

Leonardo e Monica, ogni giorno, si occupano dell’accoglienza dei pazienti, dell’iter burocratico con l’Asl e della consegna dei pasti , preparati da una ditta esterna incaricata dall’azienda sanitaria, che lasciano in sacchetti dietro la porta di ogni camera. Un’altra ditta esterna si occupa della sanificazione delle camere e dello smaltimento dei rifiuti. Mentre il personale medico e infermieristico dell’Unità Speciale di Continuità Assistenziale (USCA) monitora quotidianamente le condizioni dei pazienti.

«Comprendendo la difficoltà di stare isolati in una stanza per intere giornate, siamo sempre pronti ad esaudire i piccoli desideri dei nostri ospiti, che sia un gelato, un pacchetto di sigarette o una chiacchierata al telefono nei momenti di crisi. Non ci limitiamo a sguazzare tra le scartoffie, ci teniamo ad instaurare un rapporto umano» conclude il proprietario dell’Hotel, accennando al supporto psicologico attivato tramite l’Asl per confortare gli ospiti più fragili, tra cui giovani madri risultate positive subito dopo il parto ed ex prostitute, malate di Covid, intimorite da continue  minacce.

Una rete di collaborazione attiva e instancabile, evitando di affollare le strutture ospedaliere già in affanno, assicura così cure sanitarie e sostegno umano ai malati di Covid. Anche da parte degli albergatori che spesso non prendono sonno per aiutare chi sta male, seppur con l’intima paura di poter contagiare i propri cari.https://www.vanityfair.it/news/storie-news/2020/11/13/covid-hotel-caravaggio-leonardo-felice-di-poter-aiutare