Da Hailey Bieber a Emma Stone: perché parlare di ansia e attacchi di panico è importante

Non l’ho mai vissuto in prima persona, ma ho amici che hanno sofferto di ansia e attacchi di panico e, grazie alla loro esperienza, ho capito quanto questi problemi impattino nella vita di tutti giorni. La loro testimonianza mi ha aperto un mondo: è importante parlarne perché non c’è niente di cui vergognarsi, anzi essere […]Non l’ho mai vissuto in prima persona, ma ho amici che hanno sofferto di ansia e attacchi di panico e, grazie alla loro esperienza, ho capito quanto questi problemi impattino nella vita di tutti giorni. La loro testimonianza mi ha aperto un mondo: è importante parlarne perché non c’è niente di cui vergognarsi, anzi essere aperti e sinceri crea una grande rete di sostegno.

Una convinzione condivisa anche dalle nostre celebs , come Hailey Bieber che, in un’intervista, ha dichiarato: «Penso che più aperti siamo su questo argomento e più abbiamo possibilità di trovare una soluzione». La modella, infatti, ha raccontato che la sua carriera e le pressioni derivanti dal suo lavoro l’hanno spinta a combattere quotidianamente contro l’ansia: «Non riuscivo più a dormire e piangevo per notti intere nella mia stanza di albergo». Dettagli che ha voluto rendere pubblici perché «è qualcosa con cui tutti abbiamo a che fare ed è importante eliminare quel senso di disagio che, per lungo tempo, ha caratterizzato la discussione di questo problema».

Per fortuna non è l’unica a pensarla così. Shawn Mendes ha spiegato che la sua vita è cambiata quando ha iniziato a parlare delle emozioni che provava alle persone a lui più vicine: dalla famiglia al suo manager.

«Avevo 14 o 15 anni quando ho iniziato a capire che c’era qualcosa che non mi faceva più stare bene. Tornavo a casa dopo alcuni concerti o appuntamenti di lavoro e mi sentivo completamente disorientato e sopraffatto». Prima ha iniziato a nascondere gli effetti della sua ansia, ma non faceva altro che peggiorare: «Ho capito che più la nascondo – ha spiegato Shawn – e più peggiora, quindi al primo segnale di allarme, ne parlo e capisco che quello che mi sembra insormontabile in verità non lo è».

Anche per Adele il contatto con il pubblico, i tour estenuanti e le aspettative di fan sono diventati, per anni, un peso troppo grande da sostenere. Più volte è scappata prima di esibirsi o ha avuto dei violenti attacchi di vomito, parecchio debilitanti

«Sinceramente odio i concerti e sono spaventata a morte dal pubblico ma ho capito che fa parte del mio lavoro e devo accettarlo». Il modo che ha trovato per affrontare questi attacchi di panico è seguire il consiglio di Beyoncé : crearsi un alter ego – quello di queen Bee è Sasha Fierce – e pensare di interpretarlo ogni volta che sale sul palco. La cantante di Someone like you ha detto che, in questo modo, è riuscita a finire un tour da centinaia di date in giro per il mondo: «È stata una delle vittorie più grandi della mia carriera».

Chi invece ha iniziato a soffrire di attacchi di panico a causa delle proprie insicurezze è Ellie Goulding : «Tutti i miei amici, a casa, pensavo avessi una vita favolosa mentre io mi sentivo decisamente a pezzi. Lottavo ogni giorno, fisicamente ed emotivamente, con queste sensazioni».

La paura più grande della cantante era deludere tutti, soprattutto sé stessa, e di non sentirsi abbastanza brava e capace come performer. «Qualsiasi cosa mi scatenava un attacco. Era estenuante». A cambiarle prospettiva sono state le parole e la comprensione degli altri: «Mi hanno fatto capire che se loro credevano in me dovevo farlo anche io e così è stato».

Per Emma Stone , infine, le radici sono più profonde: risalgono a quando era solo una bambina. «Quando avevo circa sette anni, ero convinta che la mia casa stesse bruciando. Ma non si trattava di un’allucinazione perché potevo percepirlo con una forte stretta al petto e la sensazione di non riuscire più a respirare: era come se il mondo stesse per finire».

Emozioni che l’hanno perseguitata per tutta la sua vita fino a quando non ha capito come gestirle. «Praticamente la mia ansia – racconta nel suo libro Sono più forte della mia ansia – è come un mostro verde sulla mia spalla che mi dice delle cose. Se gli dò ascolto, lui mi schiaccia e demolisce, se invece continuo a fare quello che voglio, svanisce».

E il mostro svanisce anche parlando e condividendo le nostre esperienze perché non c’è nessuna vergogna nel mostrare le proprie fragilità e insicurezze.

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