È adesso il tempo di fare il D.O.P.O.

D.O.P.O. è l’acronimo di «Design Oriented Postpandemic Opportunities», un progetto open source, finalizzato alla costruzione di proposte concrete per il futuro prossimo che ci aspetta oltre la porta di casa, a iniziare dalle nostre cittàMosè Ricci Maurizio Carta Flavia Brenci Palermo Palermo Se è vero che più della metà della popolazione mondiale è in quarantena è altrettanto vero che il tempo della sospensione è, volendo, un tempo del fare: competenze e professionalità ne abbiamo, visioni anche, la tecnologia è con noi, la capacità di giudizio critico è proverbiale. Con tali premesse, sotto il segno grafico di una coccinella, nasce D.O.P.O. acronimo di Design Oriented Postpandemic Opportunities , un progetto open source, finalizzato alla costruzione di proposte concrete per il futuro prossimo che ci aspetta oltre la porta di casa, a iniziare dalle nostre città.

Perché dalla città? Perché da lì è nato tutto, palesando come il nostro modo di vivere, di abitare, di spostarci, consumare e produrre, sia allo stesso tempo motivo d’origine e proliferazione della crisi che stiamo vivendo: detto fatto, da un’idea dell’architetto Flavia Brenci , immediatamente accolta da Maurizio Carta, professore di Urbanistica all’Università di Palermo e da Mosè Ricci (nella foto ), professore di Urbanistica all’Università di Trento , in pochi giorni viene messo su un nutrito tavolo di lavoro multidisciplinare che, lungi dal vantare capacità profetiche, si compone di diverse «professionalità naturalmente votate al futuro, alla progettualità non per forza emergenziale, capaci di un giusto equilibrio tra pragmatismo e visione. Sono i future designer » parola di Maurizio Carta.

Siedono al desk virtuale di D.O.P.O. urbanisti, architetti, economisti, sociologi, comunicatori, avvocati, esperti di politiche pubbliche, rappresentanti dell’ANCI (Assocciazione Nazionale Comuni Italiani) e della Direzione del Progetto Città Resilienti del Comune di Milano ma anche dell’ONU e della Commissione Europea. Presente il mondo Accademico oltre che con gli Atenei di Trento e Palermo, anche con membri dell’Università degli Studi di Firenze e de La Sapienza di Roma: largo spazio ai giovani con le “crew” di Radioarchitettura e Woo Mezzo Metro Quadro e anche i liceali hanno il loro portavoce.

D.O.P.O. nasce in versione THINK TANK (che letteralmente sta per «serbatoio di pensiero», a indicare gruppi di analisi e di ricerca indipendenti, spesso molto influenti sulle politiche governative e sulla società civile per la solidità tecnica e l’alto livello di competenze che li distingue): «Ci siamo da subito ridefiniti DO TANK », racconta il professor Maurizio Carta, «la collaborazione attivata da questo gruppo di professionisti vuol far precipitare pensiero, visioni ed esperienza in cose da fare effettivamente in grado di trasformare le nostre vite quotidiane. Che siano destinate a sindaci, amministratori pubblici, imprenditori, operatori culturali, a seconda di chi è incaricato di operare i cambiamenti, miriamo a comporre una dozzina di proposte operative che oltre a presentare una maggiore qualità concettuale (sono in linea con la natura, non inquinano, non si basano su logiche predatorie) costeranno di meno e anzi genereranno risorse . Con l’interfaccia sui social e l’apertura di www.dopo.community vogliamo ora intercettare, le migliaia di persone che come noi si interrogano sul dopo, prendere in considerazione, con diversi livelli di interazione, intuizioni ed idee provenienti da sensibilità diverse, non necessariamente tecnico-professionali».

«A tal proposito abbiamo appena lanciato sulla nostra piattaforma digitale una “call for engagement”, una prima proposta di coinvolgimento »  racconta l’architetto Flavia Brenci , manager per Lifebrain (rete di laboratori diagnostici oggi al fianco della Sanità Pubblica nell’analisi dei tamponi Codiv-19), «in cui ciascuno può rispondere valorizzando le proprie personali competenze e il proprio punto di vista, poniamo tre domande: cosa ho scoperto e quale lezione ho imparato e voglio portarmi nel D.O.P.O.; cosa voglio fare in un altro modo, cosa voglio cambiare per D.O.P.O.; cosa spero si abbandoni per sempre, cosa voglio cancellare per D.O.P.O. La pandemia ci ha messo di fronte alla fragilità (anche psicologica) che ci rende umani (e che non tutti accettano) e soprattutto ci sta rimettendo in relazione con l’idea di spazio pubblico , spazio di condivisione con l’altro, che avevamo perso e che paradossalmente la distanza di sicurezza ci sta facendo riscoprire, ponendoci l’interrogativo di come tutelare nel dopo, con la lezione di quanto accaduto, la libertà democratica, quindi il diritto al movimento del cittadino nel rispetto delle regole. Penso agli spazi nei condomini, ma anche alla gestione dell’ora d’aria nelle carceri».

«Una seconda call è invece dedicata al gruppo di professionisti coinvolto sin dall’inizio» interviene il professor Mosè Ricci , «tra cui molti architetti, perché diciamolo, c’è di nuovo bisogno degli architetti , a cui viene restituito un ruolo più concettuale più che di Archistar, con una funzione che può essere a volte proprio quella di porre degli Alert. Pensavamo che la metropoli fosse il nostro futuro di qualità perché ci metteva a disposizione beni, servizi e una capacità di flusso e relazioni che sarebbe stata impossibile in altri luoghi, città più piccole, una buona parte dell’Italia che abbiamo abbandonato (lungo gli Appennini, sulla Costiera Adriatica) ma che è invece il nostro DNA e che potremmo tornare ad abitare, magari con una distribuzione totale delle reti immateriali di internet che la renda connessa e residenziale e in cui molto probabilmente avremmo piacere di stare. La rivoluzione digitale è come se avesse scomposto il tempo, uno velocissimo per l’evoluzione degli strumenti di rete e di connessione, uno lento e generoso, per la dimensione fisica della vita, noi che non siamo in prima linea come la sanità abbiamo il compito di utilizzare questi tempi per predisporre il futuro, capire come e con quali strumenti farlo ».

Didattica on line, Smart Working, tante le «lezioni» dell’oggi indiscutibilmente interessanti che potranno restare nel dopo integrandosi alla vita «in presenza», forse però, la lezione più importante sta proprio nel senso di appartenenza, di vicinanza, di comunità di cui non solo sentiamo ma finalmente riconosciamo il bisogno.

E voi? Come potete essere attori del cambiamento? Quale è la lezione che volete portare nel D.O.P.O.?

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