Fase due: tra il take away per i ristoranti e nessun orario di punta

Il non assembramento è questione fondamentale nella fase due. L’app per il tracciamento dovrebbe essere scaricata da almeno il 60% degli italianiUna vita senza orari di punta . Fino a qualche settimana fa era un’utopia anche solo pensarlo. Da maggio in poi deve diventare una necessaria realtà. Non ci può essere affollamento nel mondo che convive con il coronavirus e le indicazioni che lo regoleranno dovranno seguire queste linee guida. A partire dalla questione trasporti.

TRASPORTI

Se è l’affollamento da eliminare la prima immagine che viene alla mente è quella del trasporti pubblico. La metropolitana non può essere piena e non possono esserci persone pressate sugli autobus e i tram. Milano sta lavorando per contingentare gli ingressi in metro e preparando una forma di segnaletica all’interno dei mezzi per mantenere le distanze.

È ipotizzata l’apertura delle Zone a traffico limitato in modo che vengano favoriti i trasferimenti di singoli cittadini con mezzo proprio. Questo però potrebbe aumentare l’inquinamento e il traffico. L’ipotesi è aumentare le aree di scambio con bici e auto in servizio sharing.

RISTORANTI

Qui la distanza di sicurezza dovrà essere rispettata anche all’aperto (due metri fra i tavoli e uno al bancone) e i camerieri dovranno portare guanti e mascherine. Dovrebbe però essere consentito da subito il take away, non solo la consegna a domicilio, con orari però dedicati e appuntamenti precisi per il ritiro, un po’ come potrebbe essere per parrucchieri e centro estetici.

APP

Non sarà obbligatorio scaricare l’app Immuni , quella creata per mappare i contatti dei contagiati, ma per essere davvero utile dovrebbe essere sugli smartphone di almeno il 60% della popolazione. Potrebbero esserci limitazioni negli spostamenti per chi non la scaricherà. Esiste anche l’ipotesi di un braccialetto per le persone anziane che non hanno uno smartphone.

NEGOZI

Per i negozi confermata la regola dei 40 metri quadrati a cliente con un massimo di due operatori. «Oltre i 40 metri quadri l’accesso sarà regolamentato in funzione degli spazi disponibili, differenziando, ove possibile, i percorsi di entrata e di uscita». Il negozio dovrà essere pulito all’apertura e in una pausa. Un erogatore di disinfettante dovrà essere alle casse. I dipendenti dovranno indossare la mascherina, i clienti che acquistano generi alimentari dovranno utilizzare i guanti.

Fra le ipotesi avanzate anche quella dello scaglionamento degli orari e della possibile apertura serale a turno. Questa la posizione sostenuta anche dal sindaco di Milano Sala.

AZIENDE

Ci sarà il controllo della temperatura all’ingresso con il termoscanner. Le aziende dovranno avere un medico di riferimento per il controllo costante. Dovrà essere garantita la distanza di almeno un metro tra le postazioni, per quanto possibile dovrà continuare lo smart working. Dovranno essere differenziate le fasce di entrata e uscita dei dipendenti nelle aziende più grandi.

LA FUGA IN AVANTI

Ci sono regioni che puntano ad anticipare le riaperture, su tutte il Veneto. Per farlo devono garantire di avere a disposizione ospedali Covid e luoghi dove tenere in quarantena i positivi. Questo permetterebbe di sbloccare già il 27 aprile le aziende del settore auto, edile e moda (quelle chieste anche dal presidente della regione Emilia-Romagna). Negozi e aziende dovranno autocertificarsi per dimostrare di essere in regola. Rischiano la sospensione della licenza o la chiusura in caso di mancata osservazione.

IL TEST PSICOLOGICO

Sarebbe arrivato il suggerimento di sottoporre un campione di cittadini a un test psicologico per valutare la sopportazione dell’isolamento se dovesse durare ancora. Il timore è la tenuta sociale dopo un mese e mezzo di chiusura.

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