Fecondazione assistita, arrivano le regole per la fase due

C’è la fase due anche per le coppie che possono riprendere i trattamenti di fecondazione assistita. Arrivato il via libera del Centro Nazionale Trapianti e del Registro Procreazione Medicalmente Assistita dell’Istituto Superiore di SanitàAnche la fecondazione assistita riparte nella Fase 2 . Il protocollo per la sicurezza ha avuto il via libera del Centro Nazionale Trapianti e del Registro Procreazione medicalmente assistita dell’Istituto Superiore di Sanità. Può riprendere le cure chi le aveva dovute interrompere con il lockdown perché rientrate fra le attività mediche non urgenti.

«Se da un lato è necessario ripartire prontamente per non infrangere i sogni delle tante coppie che avrebbero dovuto iniziare o proseguire i trattamenti, dall’altro è fondamentale farlo in piena sicurezza» spiega la Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia che ha per questo redatto un Protocollo per ripartire garantendo la sicurezza di pazienti e operatori sanitari.

«La nostra priorità era dare una risposta a tutte quelle coppie che avevano intrapreso un percorso di fecondazione assistita o che erano in procinto di farlo», ha detto il professor Nicola Colacurci , Coordinatore del gruppo che ha studiato le nuove regole, «Donne e uomini che negli ultimi due mesi si sono sentiti abbandonati e hanno vissuto con grande sofferenza l’ansia del tempo che scorre (oltre il 30% delle partner femminili che accede alla PMA ha più di 40 anni) e il timore di perdere definitivamente le proprie chance riproduttive».

Le cure di Procreazione medicalmente assistita ogni mese riguardano circa 7-8 mila coppie . Nel 2017, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, le coppie che hanno fatto ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita sono state 78.366 con più di 18 mila gravidanze.

Per coppie come queste loro cambiano la riorganizzazione degli spazi e delle attività: ci sono tre triage successivi che costituiscono dei check-point di verifica dello stato di salute delle coppie e degli operatori sanitari durante il percorso della fecondazione assistita. Il primo viene effettuato in teleconsulto per ridurre il numero di accessi ai Centri.

A ogni passo, nel caso in cui uno dei due partner manifesti sintomi lievi o aspecifici, è prevista l’effettuazione dei test sierologici. In presenza di una sintomatologia Covid conclamata, il prelievo di ovociti o il transfer di embrioni congelati vengono rimandati.

Spiega il documento che i pazienti positivi e sintomatici con diagnosi Covid-19 devono essere esclusi da qualsiasi trattamento. Allo stesso modo, gli operatori infetti o sospettati di esserlo, devono essere isolati dal centro. Deve essere evitato il trattamento di pazienti a rischio più elevato di infezione/complicanze da Covid a causa di condizioni cliniche preesistenti.

Per tutte le coppie che hanno superato il triage iniziale si raccomanda un ulteriore check-point al termine della stimolazione. Con l’eccezione del giorno in cui deve essere effettuata la donazione seminale anche la presenza del partner deve essere ridotta al minimo . Minimi devono essere anche i contatti con il personale del centro che deve indossare i dispostivi di sicurezza.

«C’è un aspetto di estrema rilevanza in chiave strategica di contenimento del virus durante la Fase 2», aggiunge Nicola Colacurci, «le coppie in cerca di prole sono tutte in età lavorativa e quindi potenzialmente più esposte al rischio di contagio. Pertanto, utilizzando l’andamento epidemiologico in tempo reale (tre triage successivi) delle coppie che si sottopongono a PMA, le Istituzioni sanitarie regionali potrebbero disporre di un campione selettivo dell’andamento epidemiologico dell’intera popolazione regionale ».

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