Franca Valeri, il lato bello della vita

La Scala, il lavoro delle vecchie botteghe, il coraggio dell’impiegato del Comune che la salvò: l’attrice ricorda il valore della sua città#iosonoMilano, ma anche Wuhan, Parigi, Piacenza, Roma, Madrid, Teheran, Treviso, il mondo intero. Quello di questo numero di Vanity Fair è un appello corale all’unità, alla razionalità e al senso del dovere per affrontare la sfida globale a questo a virus.

Questo articolo è stato pubblicato sul numero 11 di «Vanity Fair», in edicola fino al 24 marzo.

Il giocattolaio che amavo da bambina, lo chiamavamo il Belèratt, davanti al quale mi perdevo con lo sguardo al di là del vetro immaginando doni che non sempre sarebbero arrivati.

Le botteghe degli artigiani sapienti − tappezzieri, falegnami, muratori − che all’epoca, prima di essere tradotti in periferia, occupavano con merito e baldanza le vie del centro storico.

Il tram numero due che prendevo con Silvana Ottieri per raggiungere il Liceo Parini.

La prima volta che vidi la Scala − in scena c’era Il Trovatore − con la sensazione netta che proprio là tra le scene, i drappi e la musica albergasse il lato bello della vita.

E poi l’eleganza dei palazzi, la casa di via Mozart, la mia preferita tra le tante che ho cambiato nella mia esistenza, da cui vidi precipitare Mingo, il mio amato gatto. Credevo non l’avrei più rivisto vivo e invece, alla fine di quella paura, incontrai il lieto fine. Come sono certa accadrà anche per la Milano ferita di questi giorni. Ho imparato ad amare il coraggio dei milanesi quando ero ragazza e un impiegato del Comune mi fornì una carta d’identità falsa per sfuggire alle persecuzioni razziali. Quel coraggio, il coraggio civile degli individui che lavorano tutti i giorni, Milano non l’ha mai perso. E la aiuterà a rialzarsi anche questa volta .

Foto: Mondadori Portfoliohttps://www.vanityfair.it/show/cinema/2020/03/13/franca-valeri-io-sono-milano