Gabriele Corsi (ri)parte da «Deal with it»: «Alla leggerezza, che non è mai stupidità»

Il conduttore, senza il Trio Medusa, ha debuttato su Nove con un nuovo game show. Un po’ «Candid Camera», un po’ «Specchio Segreto» racconta che «gli italiani sono un popolo di grandi commentatori»Gabriele Corsi, Deal with it Gabriele Corsi, Deal with it Gabriele Corsi, Deal with it Gabriele Corsi, Deal with it Gabriele Corsi, Deal with it Gabriele Corsi, Deal with it Gabriele Corsi, Deal with it Gabriele Corsi, Deal with it Gabriele Corsi, Deal with it Gabriele Corsi, Deal with it Nel titolo, lo show del Nove ha racchiuso il proprio scopo. Deal with it , «stai al gioco». È sufficiente un assenso, il sì di uno sconosciuto, perché i microfoni si attivino, le telecamere, nascoste dietro gli specchi, comincino a registrare e l’auricolare ficcato nell’orecchio di un protagonista improvviso prenda a suggerire strani comandi. «Ricordo quando, da bambino, me ne stavo sul divano con mio padre e ridevo, ridevamo. In televisione, c’era Nanni Loy con Specchio Segreto », racconta Gabriele Corsi , conduttore, sul canale Discovery, di Deal with it. Il programma, adattamento «Ma più divertente» di un omonimo format americano, è l’ultimo progetto al quale Corsi si è legato. E le ragioni sono molteplici. «Deal with it, in onda, dal lunedì al venerdì, alle 20.30, marca un po’ un mio ritorno alle origini: c’è parte de Le Iene , c’è la liturgia del game canonico che ho trovato in Reazione a Catena , c’è lo scherzo e la possibilità di fare ogni giorno una cosa diversa. Non c’è copione scritto, ma mescolanza di generi».

LEGGI ANCHE Palinsesti Discovery 2019/2020: dall’«Assedio» di Daria Bignardi a «The Real Housewives»

Perciò ha accettato?

«Sì. Tra maggio e giugno, Discovery mi ha mandato diversi programmi da vedere e Deal with it è stato il format che più mi è sembrato forte. Mi ha stimolato, mi è parso vario e contemporaneo».

Ad oggi, sembra che il terreno di sperimentazione televisiva non sia più la prima serata, ma l’access prime time. Perché?

«Credo che il gioco sia il genere più longevo della televisione. Negli Stati Uniti, Jeopardy! è in onda dal 1964 e gli scherzi, come il quiz, sono intramontabili. Candid Camera è un caposaldo del racconto televisivo e in Italia abbiamo una lunga tradizione di risate. Io le ricordo come parte della mia infanzia e, infatti, nel costruire Deal with it ho voluto rispettare la forma estetica di Specchio Segreto ».

Vale a dire?

«Avremmo potuto riempire i locali con gli ultimi ritrovati della tecnologia, invece abbiamo scelto di nascondere le telecamere malamente, dietro gli specchi, come faceva Nanni Loy».

Lo show prevede che, in un qualsiasi locale pubblico, venga avvicinata una coppia di clienti. Uno sarà portato in un locale regia e potrà accettare se partecipare al vostro gioco: un auricolare, diversi ordini da eseguire ad insaputa del partner e un montepremi finale di 2000 euro. Cos’ha imparato da questo gioco?

«Che siamo un popolo di commentatori: dal calcio alla politica, non c’è niente su cui un italiano decida di non esprimersi. Siamo un popolo di improvvisatori, abbiamo una capacità di recitare incredibile. Siamo la commedia dell’arte ed è pazzesco vedere con quale naturalezza un impiegato di banca, un commesso, una casalinga riescano a raccontare tante bugie».

Non se lo aspettava?

«Diciamo che Deal with it è stato la cartina di tornasole di cose che già sapevo».

Tipo?

«Mi ha insegnato che si scherza su tutto, non sul calcio e sulla passione sportiva, che la difficoltà più grande è rappresentata dalla gelosia del partner, che gli scherzi ai genitori sono la più sottile forma di vendetta».

LEGGI ANCHE Flavio Montrucchio debutta in «Primo Appuntamento»: «In amore litigate sempre»

Ce ne racconti uno su tutti.

«Mercoledì 23 ottobre andrà in onda lo scherzo al quale hanno partecipato i miei compagni del Trio Medusa. Una ragazza ha finto di essere fidanzata con un distinto senatore di settant’anni. L’uomo, un nostro attore, è entrato nel locale a chiedere la benedizione della suocera e questa è andata fuori di testa. Ha cominciato a urlare: “Ma quale benedizione! Io ti maledico”».

Perché non ha pensato ad una conduzione corale con il Trio Medusa anziché ad una sola puntata insieme?

«Condurre un programma in tre è veramente complicato. Lo abbiamo fatto, con Le Iene, ma ho imparato sulla mia pelle che le co-conduzioni devono essere giustificate dal format. Deal with it prevede la presenza di una persona fissa che porti la palla e di un ospite che, a rotazione, gli faccia da controcanto».

Debora Villa, Frank Matano, Francesco Pannofino. Come ha scelto i suoi ospiti?

«Insieme alla rete, con un occhio all’abilità radiofonica di chi sarebbe poi venuto. Qui, si tratta di dare consigli dentro un microfono, dalla cabina di regia. Avere dimestichezza con la radio aiuta molto».

LEGGI ANCHE «Reazione a Catena»: fuori Gabriele Corsi e dentro Marco Liorni?

Perché avete scelto di non utilizzare la politica come prova?

«L’idea è di poter condividere la visione della trasmissione con i propri figli, di non avere nulla che possa creare imbarazzi. La provocazione è già nel format, aggiungerne un’altra avrebbe portato ad una cacofonia eccessiva».

Discovery le ha sottoposto «diversi programmi». Significa che ne ha altri per le mani?

«Diciamo che ci sono parecchie cose di cui dobbiamo parlare. Prima, però, devo riprendermi da Deal with it . Girarlo, è stato complicatissimo».

Per quale motivo?

«Abbiamo cominciato il 26 maggio e finito il 14 ottobre. Capitava, a volte, che in un giorno non entrasse neanche uno scherzo: che tutti ti sgamassero, che tutti dicessero di no, che dopo aver filmato lo scherzo i protagonisti non firmassero la liberatoria. Ci sono stati imprevisti di tutti i generi».

Tipo?

«A Milano, abbiamo intercettato una ragazza che stava in un ristorante con un tipo. Le abbiamo chiesto di partecipare al programma e ci ha risposto: “Ma siete matti? Questo è il mio amante”. In Gae Aulenti, è arrivata la polizia due volte, a chiederci che casini stessimo combinando. A Roma, uno scherzo è quasi finito in rissa».

In rissa?

«Abbiamo coinvolto un ragazzo in un bar. Doveva dire alla madre di vedere un angelo capace di prevedere il futuro e, per darle prova di questo, coinvolgere una nostra complice. La comunicazione via auricolare, però, si è rivelata difettosa, il ragazzo non ha capito, si è alzato e ha strappato il telefono all’attrice. Due uomini si sono alzati: volevano picchiarlo».

Il gioco degli inconvenienti, insomma. L’altro gioco, Reazione a catena , com’è finito?

«Non lo so com’è finito: ho avuto un incontro molto cordiale con Fabrizio Salini dopo che è stata scelta la nuova conduzione , ma con RaiUno non ho avuto alcun contatto».

È finita male, dunque.

«Credo sia come nel calcio: il cambio di un direttore di rete equivale al cambio di un allenatore. Il nuovo sceglie i propri giocatori. Il problema è che, a me, nessuno ha comunicato le nuove scelte e non saprei dire perché».

C’è amarezza?

«Mi dispiace. Poi sono consapevole che si parli di televisione e non di cardiochirurgia: non ci sono cose che ti spettano di diritto. Sono contento, però, perché quando è stato ufficializzato questo cambio tutti gli editori si sono fatti sotto. È un lusso, questo, e non lo dico per vantarmi, ma per ricordare a me stesso che sono fortunato».

La vedremo anche sulla generalista, quindi?

«Al momento, non credo. Io non scelgo i programmi in base al telecomando, e con Discovery mi trovo molto bene. Non c’è pressione, non ci sono patemi né c’è l’angoscia emotiva di dover fare ascolti. C’è la voglia di fare e pure di misurarsi con una fascia oraria, quella dell’access prime time, ormai sovraffollato. Sembra folle voler competere con Striscia e vari, ma mi piace».

Le piace il rischio?

«Molto, e se potessi rivivere un’epoca rivivrei quella dei miei esordi. L’ho rievocata di recente, insieme ai miei colleghi del Trio, ad Enrico Lucci. Ci siamo ritrovati a Mediaset, per rendere omaggio a Nadia Toffa, e con i padri fondatori de Le Iene ci siamo ricordati di quando eravamo solo noi, con un autore e un telefono. Il fax, allora, arrivò ad ottobre. Non c’era una redazione, andavamo in giro con la Panda di mia mamma e prendevamo 300 mila lire a testa a servizio. Non lo si faceva per soldi, ma perché si aveva la sensazione che si stesse lavorando a qualcosa di grande».

E così è stato. Rifarebbe anche l’attore, allora?

«Io ho studiato per fare l’attore e ho fatto così tante serie da non riuscire a ricordarle tutte. L’altro giorno, passavo per piazza Venezia, ed improvviso mi sono ricordo di avervi girato un film con Carlo Croccolo. Quella formazione lì, stare a fianco dei grandi, è stata preziosissima».

Cosa le ha dato?

«Chi fa il mio mestiere vive, anche giustamente, nell’imbarazzo di essere percepito sempre come una persona leggera. Gigi Proietti , sul set de Il Maresciallo Rocca , mi disse: “Guarda che la leggerezza non è mica sempre stupidità”. E vaglielo a fare capire, in un Paese come il nostro».https://www.vanityfair.it/show/tv/2019/10/22/deal-with-it-gabriele-corsi-nuovo-programma-game-show-nove