Gabriele Muccino: «Il futuro del mio cinema? Tra rabbia, violenza e amore»

«Gli anni più belli» di Gabriele Muccino ritorna in sala (dal 15 luglio) dopo il lockdown. Abbiamo incontrato il regista a Roma che ci ha parlato della sua quarantena, di progetti futuri e di come se la passano gli amici americaniGli anni più belli Gli anni più belli Gli anni più belli Gli anni più belli Gli anni più belli Gli anni più belli Gli anni più belli Gli anni più belli Gli anni più belli

Gli anni più belli , l’ultimo film di Gabriele Muccino , ritorna nei cinema (dal 15 luglio) dopo il lockdown. Quando le sale sono state chiuse a causa dell’emergenza sanitaria il film, che racconta la storia d’amicizia tra Giulio (Pierfrancesco Favino), Paolo (Kim Rossi Stuart), Riccardo (Claudio Santamaria) e Gemma (Micaela Ramazzotti), e quarant’anni di storia d’Italia a partire dagli anni Ottanta, stava ottenendo un ottimo riscontro di pubblico (il 5 marzo era in testa alla classifica dei film con più visti con un incasso di oltre 5 milioni di euro).

Per il regista de L’ultimo bacio ritornare sul grande schermo, che sia in un’arena o al chiuso, «rappresenta il modo più suggestivo per condividere un’esperienza impattante, soprattutto in questo periodo», ci dice. «Sono contento che la gente possa vedere o rivedere Gli anni più belli , di cui sono fiero: i registi a volte non lo sono», sottolinea. «In questo caso considero il film particolarmente riuscito per il garbo e il tipo di racconto, che nonostante si sviluppi nel corso di 40 anni, rimane coeso e avvincente».

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Muccino, che abbiamo incontrato al parco di Villa Borghese a Roma, ci parla anche del suo periodo di lockdown, di progetti futuri, di come se la stanno passando gli amici americani e dell’impatto che l’emergenza sanitaria avrà sullo storytelling cinematografico. «Il Covid non mi ha fatto pensare a nulla», ci confessa, «credevo di scrivere almeno un film durante il periodo di quarantena e invece la sospensione emotiva che ha coinvolto il mondo intero è stata contagiosa . Mi sono fermato. Solo ora, che il paese sta tornando lentamente a muoversi, sto pensando al mio futuro artistico, al film che girerò in Italia». Per ora il regista non ci vuole dire altro.

Di sicuro Muccino non tornerà, di qui a breve, a lavorare negli Stati Uniti. «In questo periodo sto sentendo molti amici americani che parlano di una situazione quasi apocalittica . Temevo che il loro sistema sanitario e il presidente che governa fossero totalmente impreparati a gestire un’emergenza di queste proporzioni. Gli Stati Uniti sono allo sbando . Provo un grande dolore perché so quanto sarà difficile per quel paese riprendersi da un momento di caos nero».

Il Covid cambierà il modo di raccontare storie al cinema? «Lo ha cambiato l’11 settembre», risponde Muccino, «prima di quella tragedia avevo girato L’ultimo bacio , poi è arrivato Ricordati di me che è più oscuro e cinico. Quello che accade nel mondo ci colpisce e inevitabilmente si riflette in ciò che realizziamo ».

«L’amore continuerà comunque a dominare i miei film », assicura, «ma ci saranno la rabbia, la violenza, il risentimento e l’ingiustizia. Questo virus è stato come un reagente sull’umanità, ha tirato fuori il bello e il brutto dell’essere umano. Il virus non cede a compromessi, ha reso tutto più manifesto e palese ».

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