Gazzelle: «L’amore eterno non esiste»

Dopo il successo di «Destri» e l’uscita a sorpresa di «Lacri-me», Gazzelle torna pochi giorni dopo con un nuovo singolo, «Scusa», estratto di un album ancora top secret. Dai reggiseni che gli lanciavano sul palco all’adolescenza turbolenta, ecco cosa ci ha raccontatoGazzelle Gazzelle Gazzelle Tra i tanti luoghi comuni che circondano il mondo della musica ce n’è uno che dice che, se un artista canta canzoni tristi, il suo pubblico sarà automaticamente consumato dal dolore a ogni suo concerto. In realtà è lo stesso Gazzelle ad aver più volte spiegato che, durante le sue esibizioni live, gli è capitato di ricevere sul palco attributi tutt’altro che addolorati: dai reggiseni, spesso nuovi di zecca, ai perizoma. «Per un periodo li ho conservati in una busta dentro un armadio ma, visti gli innumerevoli traslochi che ho fatto negli ultimi 4 anni, alla fine li ho lasciati andare. Il fatto di collezionarli mi faceva sentire un po’ creepy» spiega Gazzelle, nome d’arte di Flavio Pardini, al telefono in un momento storico in cui non solo non è consentito lanciare indumenti intimi sul palco, ma non è proprio possibile salirci a causa delle disposizioni per contenere l’emergenza Covid-19. «Ci mancano i concerti e ci manca il contatto vero e tangibile con le persone» insiste Gazzelle che, per la gioia dei fan, dopo il successo di Destri , ha scelto di allietare la sosta quasi forzata a casa non solo pubblicando a sorpresa Lacri-me , il singolo che in pochi giorni ha raggiunto il primo posto della Chart Top 50 Italia di Spotify, ma anche di raddoppiare con Scusa , il secondo brano di un album, il terzo, ancora top secret.

Con Lacri-me,  uscito senza nessun lancio e nessuna promozione, Gazzelle ha colto un po’ tutti alla sprovvista: prospettiva che gli procura una certa soddisfazione. «Volevo far capire a tutti, in primis ai miei fan ma anche agli addetti ai lavori, che di base ho la tendenza a fare le cose come mi pare. Non ho schemi precisi, mi piace stupire: certo, far uscire 2 canzoni in 3 giorni avrebbe potuto depotenziarle ma, quando ho visto che Lacri-me era prima nella Top 50, direi che non è andata così».

Quanto è difficile mantenere l’indipendenza assoluta per un artista oggi?

«È complicato, ma dipende da quali sono le tue intenzioni e dalle scelte che fai, dal team all’entourage. È una questione di mentalità, di struttura. Se segui le tue visioni, soprattutto artistiche, alla fine risulta tutto più facile. Ho la fortuna di avere vicino delle persone che mi lasciano libero di farlo».

In Scusa , la sua nuova canzone in uscita il 13 novembre, dice: «Il tempo porta via ogni cosa». Pensa che il tempo abbia anche il potere di guarire?

«Non so se guarisce tutto, ma sicuramente fa in modo che quella cosa faccia meno male: è una questione di sopravvivenza. Il tempo aiuta a rimarginare alcune ferite, ma può anche accompagnarti verso nuove prospettive e nuovi scenari».

Lo scenario prossimo è molto incerto, ma ha scelto comunque di annunciare i 2 live a luglio 2021, uno all’Ippodromo Snai San Siro e l’altro all’Ippodromo delle Capannelle a Roma.

«Avevo previsto di fare un tour nei palazzetti in primavera, ma abbiamo deciso di annullarlo e provare con le arene estive, sperando che si possa ripartire in qualche modo».

Sempre in Scusa parla di «pezzi di cuore a terra». Ci tranquillizzi, sono ancora lì?

«Per fortuna li ho ripresi, con la scopetta e la paletta, e li ho rimessi al loro posto. Niente di cui preoccuparsi».

Non c’è intervista in cui non le chiedano se sia nostalgico e malinconico. Stanco di rispondere?

«Un po’ me la cerco. È al di là di ogni dubbio che sia una persona malinconica, ma questo non vuol dire che sia una persona triste. Quando scrivo le canzoni sono sempre abbastanza a terra o stordito da qualcosa: lo faccio per stare meglio. Se uno sente una mia canzone, vuol dire che sto bene».

Mai capitato di scrivere quando stava bene?

«No, mai».

Dopotutto lei ha sempre descritto la musica come un impulso da assecondare.

«Quando arriva quell’onda non posso fare altro che alzarmi, mettermi al pianoforte e buttarla giù. È una sorta di trans che mi prende da quando ero bambino e che mi travolge all’improvviso, ma, ormai, a questa sensazione ci sono affezionato».

A travolgerla è stato anche il successo, ma non sembra che si sia montato la testa. Conferma?

«Per fortuna la testa era già montata al posto giusto. Scherzi a parte, il successo non mi tocca: sono solo grato, contento e sereno, molto più in pace rispetto a quanto lo fossi prima. Le dinamiche del successo non mi scalfiscono perché sono rimasto una persona molto tranquilla e con i piedi per terra. Senza contare che lo stereotipo del cantante famoso non mi è mai piaciuto».

Rispetto a cosa non era in pace prima?

«A tutto. Ho sempre avuto un tormento creativo che mi infuocava dentro e il fatto di essere riuscito a concentrarmi solo su questo oggi mi fa sembrare che tutto sia giusto».

Questo tormento la segue da quando era un bambino: che ragazzo era?

«Un po’ un disastro. Da bambino ero carino e simpatico, ma da adolescente ero esuberante e ribelle. Non mi piacevano le regole».

Faceva molte assenze a scuola.

«Non mi piaceva stare seduto. Volevo stare in giro, godermi le giornate, godermi quegli anni».

E se li è goduti, alla fine?

«A parte le insoddisfazioni scolastiche, tutto il resto è stato molto figo».

Che ruolo aveva la musica in quegli anni?

«Durante l’adolescenza mi sono approcciato in maniera più consapevole e anche un po’ spudorata alla scrittura. Ho scritto migliaia di canzoni fino a quando, a 25 anni, mi sono detto che mi sarei voluto buttare, e così ho fatto».

Perché proprio in quel momento?

«Forse perché ero appena andato a vivere da solo e potevo scrivere a qualsiasi ora delle notte senza avere orari o costrizioni. Con i miei ho sempre avuto un bellissimo rapporto, ma sentivo l’esigenza di uscire dal nido e sbocciare artisticamente. In quel momento, però, non avevo idea di cosa stessi vivendo».

Resta che all’inizio, a livello di immagine, sceglie volontariamente di essere «sfocato». Quando ha iniziato a mettersi a fuoco?

«All’inizio volevo tutelarmi per una sorta di timidezza. Quando ho capito che poteva rischiare di rilevarsi una mossa di marketing, ho preferito non inseguirla più e metterci la faccia».

I suoi testi, d’altronde, non sono mai stati sfocati. Una volta ha detto che scrivere le canzoni per lei è come starnutire.

«Questo perché scrivere per me è una cosa naturale come può essere lo starnutire e il respirare, fa parte del mio Dna. Non è una cosa che ho scelto: a 6 anni mi era venuta voglia di farlo ed e tutto è arrivato un po’ da sé. Ci faccio i conti da sempre, fa parte del mio corpo».

A 6 anni voleva fare questo: il sogno, quindi, non è «rotto» come canta in Scusa ?

«No, è un sogno che sto realizzando e che spero che duri il più possibile. Se anche finisse domani, sarei contento uguale e con la coscienza a posto perché ho fatto tutto quello che avrei voluto fare».

Infatti lei ripete che tutte le cose belle finiscono e che sono belle per quello.

«Tutte le esperienze della vita sono belle perché spesso sono irripetibili e non è detto che dureranno per sempre. Questo fa in modo che tutti diventi più prezioso».

Vale anche per l’amore?

«Non credo di averlo capito ancora tanto bene l’amore. È una cosa che è bella proprio perché non durerà per sempre: non credo nell’amore eterno, ma in un volersi bene per tutta la vita. La fiamma, quella che ti trascina in un’altra dimensione, ha un tempo limitato».

Di interviste ne ha rilasciate molte: come le gestisce?

«Mai con ansia. Dipende sempre da chi ho davanti: se trovo una persona interessante e interessata mi piace molto chiacchierare, aprirmi e raccontare quello che penso e quello che vedo. Se uno, però, mi chiede perché mi chiamo Gazzelle e quando uscirà la prossima canzone, tutto diventa un po’ freddino, perché è solo lavoro».

L’ansia non ce l’ha mai, quindi?

«Di base no, non sono ansioso. Certo, ho le mie paure, ma sulla mia musica sono abbastanza sereno perché faccio una cosa molto sincera e molto intima che, anche se può piacere o meno, mi mette sempre in pace con me stesso».

E poi ora è in pace anche con i reggiseni e i perizoma di cui si è disfatto.

«All’inizio era divertente conservarli, faceva molto rock’n’roll, ma poi ci si abitua. Senza contare che è capitato che venisse una ragazza e li trovasse: andarglielo a spiegare non è stata una passeggiata».

(Foto in apertura di Sara Pellegrino)

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