Gianluca Vialli dopo 17 mesi di chemio: «Non c’è più traccia del tumore»

L’ex calciatore torna a parlare del cancro al pancreas, che sembra finalmente alle spalle. La normalità? «Vedersi di nuovo bene allo specchio e osservare i peli che ricrescono. Può sembrare strano, ma in questo momento mi sento più fortunato rispetto a tanti altri»Gianluca Vialli Gianluca Vialli Gianluca Vialli Gianluca Vialli Gianluca Vialli Gianluca Vialli Gianluca Vialli Per Gianluca Vialli la malattia è stata «un viaggio» : così l’ex calciatore ha raccontato a La Repubblica la sua lotta contro il tumore al pancreas. «Ho finito a dicembre 17 mesi di chemioterapia. Due cicli: uno di nove e uno di 8 mesi. E adesso, ad aprile, gli esami non hanno evidenziato segni di malattia. È stata molto, molto dura, anche per un tipo tosto come me» , ha svelato Vialli, che il sollievo non lo esibisce, come è tipico di chi sa cosa sia il dolore: «Sono felice, anche se lo dico sottovoce».

Nella personale routine di questo dopo riconquistato, normalità è cosa semplice. «Significa vedersi di nuovo bene allo specchio e osservare i peli che ricrescono. Non devo più disegnarmi le sopracciglia a matita . Può sembrare strano, ma in questo momento mi sento più fortunato rispetto a tanti altri», ha aggiunto, riferendosi all’emergenza Coronavirus. «Vorrei che la famosa frase: “Quello che conta è la salute“ diventasse davvero centrale . Vorrei che non accettassimo più nessun taglio alla sanità pubblica, che non crollassero più i ponti e che la sicurezza delle persone diventasse prioritaria. Vorrei che ci ribellassimo a queste città piene di smog che uccide».

Nessun dubbio nemmeno sulla ripresa del campionato, che in molti sognano presto. «Si dovrebbero dimenticare gli interessi di parte e gli egoismi, ma capisco i presidenti dei club: sono di fronte a una crisi mai vista e qualcuno inevitabilmente ci rimetterà. L’errore da non commettere però è farsi prendere dalla fretta. Si abbia fiducia nelle competenze dei medici e di chi ci prescrive cosa fare: preghiamo che lo sappiano davvero. E si torni in campo solo quando gli esperti diranno che è possibile» . Parole piene di saggezza quelle dell’ex calciatore, che mette davanti a tutto ciò che davvero conta. Consapevolezze nuove, nate anche dall’esperienza di vita più dura.

Della malattia aveva parlato per la prima volta nel 2018, nel corso di un’intervista al Corriere della Sera che anticipava l’uscita del suo libro, Goals. 98 storie + 1 per affrontare le sfide più difficili. « Non vorresti mai far soffrire le persone che ti vogliono bene. Ti prende come un senso di vergogna, come se quel che ti è successo fosse colpa tua» , aveva scritto autentico, anche se a quel tempo non aveva ancora idea di come le cose sarebbero andate a finire. Oggi nelle sue parole c’è un ritmo nuovo, più leggero. Il peggio è davvero passato.

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