Giovanni Vernia: «La follia, la mia arma antidepressiva»

Dopo la sospensione forzata del suo show «Vernia non Vernia» a causa dell’emergenza, il comico e conduttore si inventa un nuovo format su Instagram dal titolo #AncheIoShowACasa, un social-show di 20 minuti che cerca di regalare leggerezza in un momento di grande incertezzaGiovanni Vernia Giovanni Vernia Giovanni Vernia Giovanni Vernia Giovanni Vernia Giovanni Vernia Quando lo smart working ha cominciato a diventare indispensabile alle aziende italiane per andare avanti in tempi di quarantena, Giovanni Vernia non ha fatto un plissé : dodici anni fa, quando lavorava per una multinazionale americana dopo una laurea in Ingegneria Elettronica, era normale per lui collegarsi e sbrigare le sue mansioni da remoto. «Gli uffici erano a Portland e io, essendo l’unico dipendente italiano, non avevo altra scelta se non quella di gestire il lavoro a distanza. Quando proponevo ai colleghi italiani di vederci su Skype per le riunioni mi guardavano male: “ma vieni a Milano perché noi siamo abituati a vederci di persona”, dicevano mentre io ero a Roma. Con la pandemia ci siamo resi conto che certi viaggi possiamo anche non farli» spiega Giovanni al telefono dalla sua casa romana, interrotto dal citofono che lo avverte di ritirare un pacco a metà pomeriggio. Di momenti di puro svago durante il lockdown Vernia ne ha avuti pochi perché, tra il suo programma radiofonico quotidiano per Rds e qualche lezione di pianoforte qui e lì , di tempo libero ne ha davvero poco.

Soprattutto quando ha scelto di inventarsi un nuovo show trasmesso in streaming e seguitissimo in Rete: si chiama #AncheIoShowACasa , un social-show che, all’alba del decreto #IoRestoaCasa, ha portato Vernia e i suoi autori a pensare a una formula nuova per alleggerire lo spirito e regalare una risata al pubblico in tempi così incerti e così bui. L’appuntamento quotidiano della Fase 1 ha, però, lasciato il posto a una nuova versione settimanale nella Fase 2, che non solo si sposta nella fascia preserale – l’appuntamento è il giovedì alle 18.40 – , ma cambia anche location: non più dal suo appartamento, ma direttamente dal terrazzo condominiale, tra le lenzuola bianche stese a prendere aria e il sole che batte in ritirata dietro alle guglie e alle cupole della Capitale. In appena venti minuti Vernia, che prima dell’emergenza coronavirus era in tour con il suo spettacolo Vernia non Vernia   e che proprio a maggio sarebbe dovuto essere a New York per le prime date di How to become Italian , entrambi rimandati a data da destinarsi, fa un po’ di tutto: si cala nei panni di tutte le figure chiave di un programma televisivo, dal notaio all’inviato speciale, e cerca di adoperare due delle cifre fondamentali della sua vita, «la follia mista a cialtroneria».

Anche il suo #AncheIoShowACasa entra nella fatidica Fase 2.

«La cosa più bella è l’essersi spostati sul terrazzo con grande dispiacere dei condomini che prima disturbavo il pomeriggio e ora disturbo la sera. Quando li ho avvertiti, qualcuno si è preoccupato: “Ma cosa combini? Ma verrà la tv?”. “No, è solo sul web, non vi preoccupate”. Insieme agli autori stiamo anche pensando a un nuovo appuntamento per i nottambuli come me: per questo sto studiando un’altra location molto particolare che non posso dire. Devo sempre inventarmi qualcosa di folle perché non è che sia mai stato tanto registrato. Sono fatto così».

Questa follia la aiuta ad affrontare la quarantena?

«L’autoironia è sempre un’arma bellissima contro gli stress della vita quotidiana. Prima della pandemia mi sembrava che all’ironia e alla satira venisse dato più peso rispetto al fatto reale sul quale quell’ironia e quella satira erano costruite, ma adesso le cose sono cambiate: la gente apprezza molto di più l’umorismo e mi rende molto soddisfatto leggere messaggi di gente che mi ringrazia, anche in radio, per alleggerire le loro giornate. Non è possibile vivere senza umorismo: è la mia arma antidepressiva».

Di live e format sui social in questo momento ce ne sono diversi: sono troppi, secondo lei?

«Prima di mettermi in gioco ho voluto osservare gli altri, capire quello che proponevano e come lo proponevano. Dal canto mio ho cercato in tutti i modi di fare qualcosa che mi divertisse e che mi permettesse di ironizzare sull’attualità. Lo diceva anche Nietzsche: non si può ridere di tutto e di tutti, ma ci si può provare. Dentro a questo programmino ci ho messo di tutto: i premi cialtroni, la satira sociale, i super mash-up, i giochi, le rubriche. Se non riesco a esprimermi così, tanto valeva fare il mio vecchio lavoro».

A proposito del vecchio lavoro: come l’avrebbe vissuta la quarantena il Giovanni Vernia impiegato?

«Sarebbe stata una quarantena standard: molto probabilmente avrebbe visto tante serie tv e avrebbe continuato a lavorare da casa come faceva un tempo. Ringrazio tutti i giorni il cielo per avermi dato la fortuna di fare quello che faccio: quando finisco di girare #AncheIoShowACasa mi sento felice, allegro, soddisfatto. È una medicina per gli altri, ma anche per me. È bello, poi, che si siano scoperte più cose da fare in casa tipo cucinare: ci voleva la pandemia per capirlo».

Ha panificato anche lei?

«Il pane no, ma i panzerotti e le focacce non me le sono fatte mancare. Solo che mi mancava il lievito: ho anche provato a farmelo a casa perché un’ascoltatrice di Rds mi ha girato la ricetta, ma credo di non starle molto simpatico visto come è venuto».

Lavoro e panzerotti a parte, le giornate come le passa?

«Cerco di fare movimento: ho scaricato una di quelle app che ti appaiono come pubblicità su Instagram e ho fatto una prova. La prima sessione mi ha sfasciato, ma poi mi ha preso e ora ho il mio bel programmino da rispettare. Per il resto ho iniziato a prendere lezioni di pianoforte – prima strimpellavo, ma ora mi ci sono messo seriamente per imparare le basi – e, quando arriva la sera, recito la favola della buonanotte a mio figlio che mi dà un tema che vuole che io interpreti. Certe volte mi riesce meglio e altre no: se non faccio ridere, mio figlio, che ha 5 anni, non ha problemi a dirmelo».

Lei di figli ne ha 2: come vivono il lockdown?

«La più grande, che ha 10 anni, abbastanza bene: continua la scuola da remoto, fa i compiti ed è abbastanza presa. Il piccolo, invece, sta patendo un po’ di più perché ha bisogno di muoversi e di correre. È proprio grazie a lui che mi è venuta in mente la location del tetto condominiale: la prima volta ci sono andato con lui per farlo sfogare un po’ e, quando mi sono girato intorno, mi sono detto che per lo show sarebbe stata fantastica».

Il suo programma ha un’impostazione molto televisiva: qualcuno scherza e dice che, ora che tutti si autoproducono, la tv investirà molte meno risorse in futuro.

«La tv non può prescindere dai contenuti. In questo periodo non sanno bene come riempire il palinsesto perché non hanno più materiale da mandare in onda. C’è bisogno di andare oltre e di proporre qualcosa di nuovo che esuli la formula del talent, spesso basato su un format estero, con i giudici in studio: in passato noi italiani abbiamo creato delle cose meravigliose. Il grandioso Arbore con Indietro Tutta ci ha messo tutta la goliardia, l’allegria, la spensieratezza e la voglia di giocare sull’attualità che c’erano: è stata una grande scuola per me. L’esperimento di Battute? su Raidue, per esempio, mi è piaciuto molto. Ci vuole più coraggio perché le idee nuove ci sono, basta saperle trovare».

La cosa che le manca di più in quarantena qual è?

«La gente. Lo show l’ho inventato anche per quello, per stare insieme alle persone che mi danno linfa vitale, fantasia. Se anche prima uscivo di casa di cattivo umore e incontravo qualcuno che mi diceva “bella fratello” mi svoltava la giornata. Mi mancano anche il cappuccino e il cornetto al bar e, naturalmente, il mare, che non so se rivedremo quest’estate. Poco male: ci andremo quando si potrà».

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