Google Pixel 4, va dove ti porta il software

Abbiamo provato in anteprima il nuovo smartphone di Big G: è l’ulteriore dimostrazione che oggi design ed esperienza utente contano più dell’hardwareGoogle Pixel 4, la prova dello smartphone di Google Google Pixel 4, la prova dello smartphone di Google Google Pixel 4, la prova dello smartphone di Google Google Pixel 4, la prova dello smartphone di Google Google Pixel 4, la prova dello smartphone di Google Google Pixel 4, la prova dello smartphone di Google Google Pixel 4, la prova dello smartphone di Google Google Pixel 4, la prova dello smartphone di Google Google Pixel 4, la prova dello smartphone di Google Google Pixel 4, la prova dello smartphone di Google Google Pixel 4, la prova dello smartphone di Google Il trionfo del software sull’hardware: è esattamente questo che rappresentano i Pixel 4 e Pixel 4 XL presentati la scorsa settimana da Google e disponibili in Italia a partire da giovedì 24 ottobre . I due nuovi smartphone del colosso californiano sono uno statement chiaro che celebra le vette di sviluppo a cui è giunto Android con la versione 10: le caratteristiche tecniche sono un’unità di misura ormai legata a una concezione superata, ciò che conta è l’esperienza utente e l’integrazione in un ecosistema in cui tutto si tiene, dove i contenuti e le funzionalità sono sempre più slegate dalla piattaforma che le rende possibili.

La visione di Google

È la visione di Google distillata in formato smartphone. Nulla di nuovo sotto il sole, era già così anche sui precedenti modelli di smartphone della serie Pixel. Con la quarta generazione dei sui dispositivi, però, Google fa un passo in più in questa direzione e aggiunge (finalmente) un ulteriore tassello, quello del design, al complesso mosaico della sua gamma. La prima cosa che colpisce nell’uso quotidiano del Pixel 4 XL , che abbiamo potuto provare in anteprima per qualche giorno, è la qualità dell’oggetto. Buone le dimensioni, ottime le finiture, perfetti peso e dimensioni, che favoriscono un ottima ergonomia nell’uso quotidiano. Ci piace, in particolare, la scelta progettuale della scocca posteriore in vetro con finitura satinata (nella versione bianca che abbiamo in prova, sul modello nero è lucida) e la decisione di non seguire il trend dei bordi curvi che ha conquistato molti produttori Android nel corso degli ultimi due anni. Lo schermo da 6,3” è un OLED luminoso e senza notch, grazie a un bordo superiore più grande che nasconde una fotocamera frontale e una serie di sensori avanzatissimi. Interessanti anche le scelte cromatiche, soprattutto la nuova «Oh so orange» , a metà fra una tonalità corallo e un vermiglione pallido. In Italia in questa colorazione sarà disponibile soltanto il modello base, con schermo da 5,7”.

Motion Sense

Tra i sensori che Google ha nascosto nell’ampia «fronte» del suo Pixel, il più importante è il radar che sottende al funzionamento di Motion Sense , un sistema di controllo gestuale che nessun altro dispositivo prima d’ora aveva mai implementato in questo modo. Ci aveva provato LG con il suo G8S, ma utilizzando un sensore differente, meno avanzato. Grazie a Motion Sense il Pixel 4 è in grado di riconoscere la presenza della mano a pochi centimetri dallo schermo e di rilevarne il movimento. Il sistema si può utilizzare ad esempio per controllare la riproduzione musicale passando da un brano al precedente al successivo, ma il numero di gesti eseguibili è ancora abbastanza limitato. Se si indossano cuffie che integrano un telecomando (come la maggior parte delle cuffie disponibili in commercio), ad esempio, non c’è alcun vantaggio ad agitare le mani davanti allo schermo rispetto all’utilizzo dei controlli remoti.

Motion Sense però viene integrato nel sistema anche in un altro modo, e cioè per rilevare la presenza della mano e anticipare alcune funzioni. Quando ad esempio suona una sveglia o arriva una telefonata, la rilevazione della presenza della mano riduce il volume della suoneria in maniera naturale. Allo stesso modo quando ci avviciniamo per impugnare il telefono, il Pixel riconosce il movimento e attiva già la rilevazione del volto per lo sblocco.

Il nuovo Face Unlock è talmente sicuro che Google (come Apple con l’introduzione del Face ID) ha deciso di rimuovere il lettore di impronte digitali sul retro. Al riguardo va segnalato però un difetto progettuale che permette di sbloccare il dispositivo anche a occhi chiusi. È un rischio per la privacy, perché una terza persona potrebbe sbloccare il Pixel puntandolo al volto del proprietario mentre questi dorme, ad esempio. Google ha già fatto sapere che sta lavorando a una soluzione e che nei prossimi mesi il sistema verrà migliorato per eliminare questo scenario. Nel frattempo c’è un sistema di blocco di sicurezza che è sufficiente per evitare qualsiasi sblocco non intenzionale. Dettaglio degli occhi chiusi a parte, la velocità di rilevazione del volto sul nuovo Pixel è impressionante e non sbaglia mai un colpo.

Le specifiche tecniche non contano più

A leggere le specifiche dei nuovi Pixel viene da pensare che Google si sia autoimposta dei paletti hardware per dimostrare ancora di più la potenza di Android. Il processore è uno Snapdragon 855 di Qualcomm , ancora molto valido ma superato dalla versione 855+ che è già arrivato sui flagship Android di fine 2019. La RAM è da 6GB, le batterie sono piccole (2800mAh sul Pixel, 3700mAh su Pixel XL). Ciò nonostante i Pixel offrono prestazioni paragonabili ai dispositivi della concorrenza, senza problemi di sorta con i giochi 3D o altre app particolarmente esigenti, mentre la batteria ha una durata media in linea con quella di altri smartphone di pari-fascia (con il modello XL siamo arrivati a sera quasi tutti i giorni con un 20-30% di batteria residua).

La fotocamera

La fotocamera è l’esempio più lampante di questa strategia di Google. L’azienda avrebbe potuto aggiungere un terzo obiettivo al suo comparto fotografico, seguendo la strada di Apple, ma ha invece preferito mantenere la doppia fotocamera e puntare, ancora una volta tutto sul software. L’azienda californiana crede talmente tanto nella natura computazionale della fotografia su smartphone da aver affidato un lungo segmento della presentazione dei Pixel di martedì scorso a Mark Levoy , lo scienziato capo della divisione ricerca di Google. «Crediamo che dopo il soggetto, la luce e il tipo di obiettivo, il quarto fattore necessario a scattare una buona foto sia il software», aveva detto Levoy durante l’evento di New York. Basta provare la fotocamera del Pixel 4 XL per capire che cosa intendesse: le foto che si possono scattare con il nuovo smartphone sono semplicemente sorprendenti. In particolare il bilanciamento del bianco, fondamentale per una resa cromatica realistica, è superiore a qualsiasi altro dispositivo sul mercato, mentre l’HDR è bilanciato in maniera sopraffina e restituisce foto vivide ma sempre equilibrate. Anche l’anteprima della foto durante lo scatto è stata migliorata e ciò che si vede durante la “ripresa” è già il risultato finale.

L’apporto dell’Intelligenza Artificiale è ovunque, ma silenzioso e difficile da percepire. Lo si capisce al meglio con il Night Sight, la modalità notturna che aveva fatto la fortuna dei precedenti modelli di Pixel. L’abbiamo potuta provare solo brevemente e non siamo riusciti a fare le foto alle stelle con la modalità astrofotografia (il «sacro graal della fotografia computazionale» che Levoy e i suoi sono riusciti a conquistare con questa iterazione dello smartphone di Google) ma i risultati ottenuti nell’uso quotidiano, al ristorante e in un club, sono impressionanti.

Possiamo dire, senza mezzi termini, che la battaglia fotografica sugli smartphone quest’anno è un gioco a due fra i nuovi Pixel e gli iPhone 11 Pro di Apple. Peccato soltanto per la scelta di non implementare un super-grandandolo, che per Google non serve a nulla, ma che sinceramente noi riteniamo abbia invece un valore creativo e funzionale superiore al pur ottimo teleobiettivo e allo zoom ibrido 8x disponibile sui Pixel.

Pixel 4: un approccio olistico

Se la fotocamera impressiona e il design convince, quello che ci è davvero piaciuto di più di questo nuovo Pixel 4 XL è il senso di appagamento che si ottiene usandolo, che deriva dalla natura equilibrata e da un’attenzione spasmodica a ogni aspetto dell’esperienza utente. Nessuna delle funzioni a cui si può accedere è carente o eccessiva e non si sente la mancanza di nulla, nonostante alcune caratteristiche tecniche meno avanzate rispetto alla concorrenza Android. Il nuovo smartphone di Google è un dispositivo completo e olistico , in cui ogni componente è stato implementato per abilitare una funzione ben precisa, e non semplicemente «perché si poteva fare». Il risultato è un dispositivo eccellente, con qualche piccolo tratto ancora migliorabile, ma che offre la miglior esperienza Android di fascia alta che possiate comprare oggi sul mercato.

Pixel 4 e Pixel 4 XL saranno disponibili per l’acquisto in Italia a partire dal prossimo 24 ottobre. I prezzi (sotto) sono in linea con il mercato dei top di gamma e a nostro parere sono giustificati dalla qualità delle migliorie software e dal livello di ricerca e sviluppo necessari per creare questa esperienza utente. Peccato soltanto per i tagli di memoria dei modelli di base da 64GB. Come nel caso dei nuovi iPhone, riteniamo Google potesse partire almeno da 128GB. Soprattutto perché quest’anno l’azienda non offre più la possibilità di archiviare tutti i contenuti multimediali alla massima qualità su Google Drive agli acquirenti dei suoi smartphone. Bisogna sottoscrivere un abbonamento a Google One, con i primi tre mesi in omaggio.

Pixel 4 e Pixel 4 XL: i prezzi in Italia

Di seguito tutti i tagli di memoria e i rispettivi prezzi di Pixel 4 e Pixel 4 XL nel nostro Paese.

Pixel 4 – 64GB: 759€

Pixel 4 – 128GB: 859€

Pixel 4 XL – 64GB: 899€

Pixel 4 XL – 128GB: 999€https://www.vanityfair.it/lifestyle/hi-tech/2019/10/21/smartphone-google-pixel-4