Governo, no alla didattica a distanza. L’insegnante: «Danni incalcolabili»

La richiesta delle regioni avrebbe come obiettivo quello di alleggerire i trasporti. Ma la ministra Azzolina è ferma per il no, così come molti professori«Spero non sia vero, dopo aver sentito per giorni che la scuola non si tocca e va salvaguardata in tutti i modi . Saremmo l’unico paese europeo a richiuderla, con danni incalcolabili». È la reazione di un’insegnante alla proposta, per ora non considerata dal governo, di fare la didattica a distanza per le scuole superiori . Simili le reazioni dei genitori sui social. «Era da dire… ovviamente i primi da sacrificare ragazzi e adolescenti… dopo un’estate a blaterare sui banchi monoposto… e molti ancora non sono riusciti a conoscere ancora i loro insegnanti perché non ancora nominati».

È stato un no molto netto quello della ministra dell’Istruzione Azzolina all’idea avanzata dal presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, dopo un confronto con gli altri presidenti delle Regioni. Il problema, per le stesse regioni, non è all’interno delle scuole. È fuori come dicono da tempo tanti insegnanti: «In aula manteniamo ordine e distanze, appena escono i ragazzi più grandi sono liberi» .

La proposta è infatti stata pensata per alleggerire il sistema dei trasporti. Per questo sono le scuole superiori a essere interessate. Sono infatti i ragazzi più grandi che si spostano da soli con i mezzi pubblici: bus, tram, metro, treni locali. I più piccoli si muovono a piedi o accompagnati in auto. Il governo ha preso tempo. È evidente che ci sono pro e contro: togliere persone dai mezzi pubblici è una priorità, ma lo è anche far rimanere a scuola i ragazzi. Il rischio sarebbe enorme nel richiudere di nuovo più di due milioni in casa per fare la didattica a distanza che ha permesso di continuare le lezioni durante il lockdown, ma ha anche aumentato le diseguaglianze e la dispersione scolastica.

Quasi tutte le scuole superiori hanno ingressi e uscite scaglionati e fanno in parte la didattica a distanza perché non si riuscirebbe a far entrare tutti in aula rispettando le norme di distanziamento. La proposta delle regioni è di allargare questo sistema. Così Giovanni Toti, presidente della Liguria: «Stiamo suggerendo al Governo di trasformare in didattica a distanza alcune delle classi più adulte , cioè i ragazzi che possono stare a casa da soli senza incidere sulle esigenze familiari, questo soprattutto alla luce dell’aumento del contagio e dell’affollamento dei mezzi pubblici. Una proposta arrivata da alcuni governatori, ma non dalla Liguria».

Sarebbe una soluzione estrema che i governatori, lo spiega il veneto Zaia, adotterebbero se il governo decidesse di ridurre la capienza dei mezzi di trasporto pubblico . Intanto ne è stata adottata un’altra: lo stop alle gite scolastiche e alle uscite didattiche, che peraltro in molti non pensavano fossero possibili e attuabili.

Una soluzione potrebbe venire dal via libera ai test rapidi (principalmente salivari) nelle scuole su larga scala . Questo dovrebbe limitare i tempi di identificazione dei positivi e di isolamento per i compagni di scuola. Dovrebbe essere dato il via libera ai test rapidi in caso di sintomi Covid di uno studente o di un professore in modo da avere la risposta entro poche decine di minuti e poter nel caso decidere l’isolamento anche di tutti i contatti, a cui andrebbe poi fatto il test rapido. Solo in caso di positività si sarebbe il tampone. Anche per gli studenti o i docenti positivi la quarantena si riduce a 10 giorni e basta un tampone negativo per il rientro.

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