Greenpeace, la rotta malese illegale della plastica italiana

Finisce in Malesia il traffico illecito della plastica italiana. Qui i materiali non vengono riciclati, ma abbandonati nell’ambienteLa plastica del mare italiano La plastica del mare italiano La plastica del mare italiano La plastica del mare italiano La plastica del mare italiano La plastica del mare italiano La plastica del mare italiano La plastica del mare italiano La plastica del mare italiano La plastica italiana non va dove dovrebbe e non viene smaltita in sicurezza per l’ambiente e la salute pubblica. Un’inchiesta dell’unità investigativa di Greenpeace ha svelato che gran parte della plastica che l’Italia esporta in Malesia non viene riciclata, ma abbandonata.

Nel 2019 sono arrivate in territorio malese più di 1.300 tonnellate di rifiuti in plastica italiani. Sono state spedite illegalmente fra gennaio e settembre 2019 documenta l’indagine. Su 65 spedizioni, 43 sono state inviate a impianti che non avevano permessi per importare e riciclare rifiuti stranieri.

È consentito dalle leggi europee esportare fuori dalla Ue rifiuti plastici solo se sono riciclabili e vengono smaltiti secondo gli standard dettati dall’Unione. Nulla di tutto questo sembra essere avvenuto nel caso documentato da Greenpeace in Malesia, secondo paese dell’export italiano, dopo la Turchia e prima della Cina , e fra i primi per molti paesi dopo le limitazioni imposte proprio dai cinesi all’ingresso di rifiuti stranieri sul suo territorio.

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In Malesia sarebbero arrivate quasi 6 milioni di tonnellate di plastica, il 20 per cento di tutti i rifiuti plastici spediti all’estero dai 21 paesi a livello mondiale che più ne utilizzano e che li scaricano su paesi più poveri. La plastica è un business che uccide inquinando. I rifiuti non riciclati correttamente vengono bruciati o restano nell’ambiente provocando in entrambi i casi danni alla salute e alla sicurezza degli uomini e dei territori.

Per Giuseppe Ungherese, responsabile campagna inquinamento di Greenpeace Italia , è «una situazione inaccettabile che conferma, ancora una volta, l’inefficacia del sistema di riciclo e la necessità di adottare misure urgenti per ridurre la produzione di quella frazione di plastica, spesso inutile e superflua, rappresentata dall’usa e getta».

«L’esportazione dovrebbe essere l’ultima ratio, una società tecnologicamente avanzata deve essere in grado di gestire i propri scarti; se non lo è, deve interrogarsi seriamente su quello che sta facendo», spiega Paola Ficco, giurista ambientale, «il punto è che questi rifiuti non dovrebbero essere spediti all’estero». Invece telecamere nascoste, testimonianze e documenti raccontano la rotta illegale della plastica.

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