«Home Before Dark»: perché siamo pazzi della piccola Hilde

La nuova serie originale di Apple Tv Plus è ispirata alla storia vera di Hilde Lysiak, la bambina con la passione per il giornalismo che, nel 2016, contribuì a risolvere un caso di omicidio in un piccolo paesino di provincia. Ecco perché merita una possibilitàHome before dark Home before dark Home before dark Home before dark Home before dark Home before dark Home before dark Home before dark Home before dark Incontrare una bambina che afferma con un certo orgoglio che, semmai si ferisse, dalle sue vene non uscirebbe sangue ma inchiostro non è una cosa da tutti i giorni. Soprattutto quando scopriamo che la bambina in questione non è frutto di una finzione letteraria, ma ispirata a una persona reale, protagonista di una storia che sembrava scritta apposta per essere raccontata in tv. Lei è Hilde Lysiak, la ragazza più giovane ad aver mai tenuto un discorso al Reed College of Media della West Virginia University e diventata famosa in tutto il mondo nel 2016, quando ha aiutato a risolvere un caso di omicidio nel piccolo paesino di Selinsgrove nel quale si era appena trasferita insieme alla sua famiglia. L’Orange Street News , il giornalino scritto con i pastelli e realizzato grazie alla supervisione del padre Matthew, cronista del New York Daily News , si trasforma nella piattaforma sulla quale Hilde può condurre l’indagine e ricostruire la scena di un delitto nonostante i suoi nove anni di età. Era inevitabile, quindi, che la bambina, citata dal National Geographic in un articolo del 2017 che spiegava che chiunque, indipendentemente dall’anagrafe, può contribuire a raccontare una storia, diventasse la protagonista di una serie tv.

Si chiama Home before dark ,  è scritta da Dara Resnik e da Dana Fox ed è disponibile su Apple Tv Plus. A prestare il volto alla giovane, pur con un cognome diverso, è la piccola Brooklynn Prince , la bambina già vista in Un sogno chiamato Florida che qui veste i panni di una Hilde caparbia e curiosa, pronta a tutto pur di scoprire la verità sulla misteriosa morte di una donna nella cittadina vicina al lago nella quale si è trasferita da Brooklyn. Le atmosfere sono a metà strada tra il thriller e la dark comedy : seguire le avventure di questa ragazzina che s’intrufola nella scena del crimine e procaccia informazioni da scrivere sul suo blog avendo cura di «proteggere le sue fonti» diventa per lo spettatore un viaggio sensazionale nelle passioni più profonde, quelle che s’insinuano sotto pelle e sono impossibili da combattere. Hilde, dopotutto, ha sempre voluto essere una reporter ed è per questo che, anche a costo di attirarsi le antipatie della comunità locale, decide di far luce su un mistero che aleggia da tempo in città , ma che nessuno ha mai avuto il coraggio di portare alla luce. Insieme alle tante sottotrame di cui la serie si fa carico, troviamo anche alcune tracce-simbolo dei film per ragazzi: dal cappottino giallo che rimanda alla mantellina di It alla scena in cui i bambini salgono sul tavolo in segno di protesta e che ricalca L ‘Attimo fuggente .

Come una novella Angie Girl, la piccola investigatrice di Scotland Yard protagonista dell’omonimo anime del 1977, anche Hilde impiega tutte le sue energie per arrivare alla soluzione del problema. E lì dove la sceneggiatura scricchiola, a salvare l’operazione è la mirabile interpretazione di Broklynn Prince, che restituisce alla protagonista una determinazione birichina che ne scongiura la bidimensionalità, lo stereotipo della Sherlock Holmes in erba che non ne sbaglia una. Il messaggio, neanche troppo silenzioso, è anche una lancia a favore del #MeToo e di tutti i movimenti femministi che muovono i primi passi proprio partendo dalla determinazione delle più giovani e dai pregiudizi che combattono ancora prima di affacciarsi all’adolescenza. Pur con i suoi difetti e le 10 puntate da un’ora l’uno – ma, d’altronde, siamo in quarantena e il tempo dobbiamo pur impiegarlo – Home before dark si conferma un esperimento interessante che sarà apprezzato soprattutto dal pubblico sensibile alla determinazione fanciullesca e alla fiducia nei confronti dei più piccoli. L’unica nota dolente per i Millennials è, però, avvertire i primi segni del tempo: in una scena, Hilde cerca su Youtube un tutorial per far partire un videoregistratore ignorando cosa sia e lì un po’ di malinconia ti sale.

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