I giovani sono tornati a donare sangue, anche durante la pandemia

In Italia sono aumentati i donatori di sangue dai 18 ai 25 anni. Nella giornata mondiale del donatore parliamo anche delle terapie con il plasmaLa donazione del sangue, campagna Avis La donazione del sangue, campagna Avis La donazione del sangue, campagna Avis In Italia sono aumentati i donatori di sangue dai 18 ai 25 anni . Nel 2019 si è invertita una tendenza che vedeva un calo costante dal 2013. Lo dicono i dati del Centro Nazionale Sangue che ha reso noti i risultati della raccolta del 2019 per la Giornata Mondiale del Donatore , il 14 giugno. Non è però solo il 2019 da analizzare in questo momento. Come per decine di altri settori i primi mesi del 2020 con la pandemia potevano essere critici per la donazione di sangue. Invece non è stato così.

«Abbiamo avuto all’inizio un calo delle donazioni per due motivi», spiega Gianpietro Briola, presidente nazionale Avis e dirigente responsabile del Pronto Soccorso dell’ospedale di Manerbio, «il timore di uscire di casa delle persone e la paura che la malattia virale si potesse trasmettere con il sangue, cosa che non accade per il coronavirus. È simile a un’influenza, non all’epatite nel modo di trasmissione, ma all’inizio il dubbio c’era. Molti dei centri trasfusionali sono poi integrati agli ospedali e per questo inavvicinabili. Il problema si è sentito meno nei centri raccolta associativi, quelli che gestiamo direttamente come Avis».

Il dottor Briola guida uno dei pronto soccorso che percentualmente ha avuto più pazienti in Italia e ha vissuto dall’epicentro il dramma del coronavirus e ne ha visto le conseguenze anche nella donazione. «Da un mese non vediamo più malati gravi in pronto soccorso, solo qualcuno positivo dopo il tampone fatto all’arrivo in ospedale dove sono arrivati per altri motivi. Abbiamo però rivisto i protocolli anche per la donazione e i tempi si sono allungati per creare il distanziamento sociale e fare tutto in sicurezza».

Il timore andando verso l’estate , periodo abitualmente di difficoltà, è che ci siano ancora timori a donare per il post Covid e che i tempi siano lunghi per alcuni. Finora sono state utilizzate le riserve, ma gli ospedali stanno riprendendo le normali attività interventi e operazioni compresi.

Proprio l’emergenza coronavirus ha portato in primo piano il tema dell’utilizzo del plasma nella cura. Per ora solo in forma sperimentale. «Già sapevamo che il plasma dei soggetti guariti da una determinata malattia contiene anticorpi che possono essere una terapia per i malati. Bisogna però capire quali sono questi anticorpi ed estrarli, perché il plasma nel suo insieme può essere usato solo come terapia emergenziale , come è stato fatto per ora nei protocolli sperimentali. Si è visto che in parte dà dei risultati, ma l’obiettivo terapeutico non è il plasma in sé, ma l’individuazione degli anticorpi neutralizzanti che agiscono sul virus utilizzando solo questi».

Gli anticorpi possono essere utilizzati dal punto di vista terapeutico, come cura, ma anche di profilassi, quindi per prevenire la malattia, per chi non è in grado di produrre anticorpi , per esempio gli immunodepressi. Proprio nella raccolta del plasma l’Italia non è autosufficiente. «Per i globuli rossi siamo autosufficienti a livello nazionale, dove siamo carenti è la donazione del plasma (858.170 chilogrammi nel 2019, quasi 14mila in più rispetto all’anno precedente) per fare i farmaci plasmaderivati . Qui arriviamo all’80% con grosse differenze sul territorio perché le regioni del Nord e del Centro-Nord sono autosufficienti, le altre no. Servirebbe il 100% per staccarci dal mercato internazionale, a pagamento, dei farmaci di questo tipo».

È un obiettivo per il futuro, come quello di aumentare il numero dei donatori . In totale nel 2019 sono stati 1.683.470, una cifra stabile rispetto al 2018 con un aumento però dell’1,6% nella fascia fra i 18 e i 25 anni. Sono in calo nelle fasce centrali e risalgono dopo i 46 anni. Le trasfusioni sono state circa 3 milioni, una ogni 10 secondi.

«L’emergenza del Coronavirus», aggiunge Briola, «ha posto ulteriormente l’accento sulla necessità di garantire sempre e ovunque la disponibilità di sangue ed emocomponenti , senza i quali non saremmo in grado di salvare vite umane e curare ogni giorno oltre 1.800 pazienti».

Per la Giornata Mondiale del Donatore di Sangue 2020 AVIS ha realizzato una campagna dal titolo Fil Rouge con un gruppo di atlete di ginnastica ritmica disabili e normodotate (le immagini sono nella gallery in alto). La campagna comprende una serie di scatti fotografici, uno spot e un documentario, nel quale queste ragazze si sono raccontate e hanno spiegato il senso che per loro hanno assunto parole come inclusione e accoglienza.

Tutte le iniziative servono anche a scardinare i luoghi comuni sulla donazione partendo da quello per cui l’ago può fare male o che bisogna andare a stomaco vuoto (vale solo per le analisi), per arrivare ai falsi miti sui requisiti per poter donare: sottoporsi a piercing o tatuaggi non rappresenta un criterio di esclusione, ma devono passare solo quattro mesi. Nella donazione non esistono categorie a rischio, ma comportamenti considerati pericolosi. In Italia gli omosessuali possono donare sangue seguendo la regola che vale per tutti: l’esclusione per quattro mesi dopo aver avuto rapporti occasionali.

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