«I racconti dello zio Tom» fuori da Disney Plus: ecco i film che oggi sarebbero «inappropriati»

Il film del 1946 è stato debellato dal catalogo della nuova piattaforma streaming di Walt Disney perché considerato «non appropriato per il mondo contemporaneo». Da «Dumbo» a «Via col vento», da «Nascita di una nazione» a «Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare di agosto», ecco tutti i film che oggi, forse, non sarebbero mai stati giratiDumbo (1941) Lilli e il vagabondo (1955) Nascita di una nazione (1915) Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare di agosto (1974) Una notte da leoni (2009) Dogville (2005) Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975) Ultimo tango a Parigi (1972) Via col vento (1939) I racconti dello zio Tom (1946) La polemica è retroattiva: quello che andava bene ieri è inaccettabile oggi ed è il caso di correre ai ripari. È una cosa che sta accadendo soprattutto nel mondo del cinema, con diversi autori e diverse opere finite nell’occhio del ciclone per aver arrecato in qualche modo offesa a una comunità o a un genere dimenticandosi che quegli autori e quelle opere sono calati in un determinato contesto storico, in un’unità temporale che aveva le proprie regole e un proprio modo di interpretare la realtà. Eppure sembra che quel qualcosa oggi debba essere cancellato perché contrario al «politically correct» al quale l’industria di Hollywood si è piegata negli ultimi quattro anni, e così basta: via tutto. L’ultima «vittima» in questo senso è Disney Plus, la piattaforma streaming del colosso di Burbank che arriverà in Italia il 24 marzo e che ha deciso di non includere I racconti dello zio Tom all’interno del suo catalogo.

Secondo Bob Iger, presidente esecutivo del consiglio di amministrazione della Disney, il film del 1946 diretto da Harve Foster e Wilfred Jackson non è «appropriato per il mondo contemporaneo», ragione valida per non renderlo disponibile online, come se non fosse mai stato girato. I racconti dello zio Tom , il cui titolo originale è «Song of the South», è considerato da molti come un insulto alla società afroamericana. Così come Via col Vento, anche il film Disney rappresenta un Sud scanzonato con protagoniste piantagioni e plotoni di camerieri e faticatori di colore al servizio dei bianchi, proprietari di bellissime case di proprietà. Il perché su Via col Vento non si applichi il medesimo giudizio è legato essenzialmente al pubblico di riferimento: I racconti dello zio Tom è, infatti, indirizzato ai bambini e la preoccupazione che i più piccoli percepiscano una realtà controversa che oggi non esiste più come accettabile potrebbe essere pericoloso. Sarebbe troppo difficile spiegare che quel film è stato girato in un tempo lontano, mentre è molto più facile debellarlo. Se, però, aprissimo i cassetti della memoria, probabilmente ci accorgeremmo che i film ritenuti inadatti alla società di oggi sono molti di più di quelli che ci saremmo aspettati.

Un po’ come Nascita di una nazione di Griffith, film storico finito sulla lista nera di Spike Lee e di molte altre celebrities per una neanche troppo velata apologia del Ku Klux Klan, ma potremmo citare anche Ultimo tango a Parigi di Bertolucci, definito da alcuni immorale per via della scena di violenza di Marlon Brando ai danni di Maria Schneider , Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto della Wertmüller, nel quale Giancarlo Giannini schiaffeggia ripetutamente Mariangela Melato definendola «buttana industralie», e, soprattutto, Salò o le 120 giornate di Sodoma di Pasolini, colpevole di ritrarre senza filtri le torture e le sevizie perpetuate ai danni di figli e figlie di famiglie antifasciste. Senza contare tutte le opere di Woody Allen che, per buona parte dell’intellighenzia americana, sono oggi considerate disdicevoli perché girate da un uomo assolto da un tribunale negli anni Novanta, così come quelle di Roman Polanski , che è stato contestato alla cerimonia dei Premi César 2020 per il premio alla miglior regia per L’ufficiale e la spia . L’argomento, insomma, non è così facile come si potrebbe pensare e un’approssimazione di troppo è nociva sia perché ogni opera non è uguale alle altre, sia perché è necessario considerare il contesto nel quale quell’opera è stata ascritta. Uno sforzo, però, che sembrano fare in pochi, convincendosi che sia meglio che la cosiddetta «damnatio memoriae» cali su di loro senza appello.

Nella gallery in alto i film che sarebbero considerati «inadatti» ai tempi di oggi

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