Ibrahimovic VS Cristiano Ronaldo: e tu da che parte stai?

L’arroganza, la superiorità superba. Il divismo che li accomuna, la solitudine dei migliori. Due fuoriclasse a confronto, due modi di «essere-calcio» che si sfideranno in Milan-Juventus, semifinale di Coppa ItaliaIBRA VS CR7 IBRA VS CR7 IBRA VS CR7 IBRA VS CR7 IBRA VS CR7 IBRA VS CR7 IBRA VS CR7 IBRA VS CR7 IBRA VS CR7 IBRA VS CR7 IBRA VS CR7 IBRA VS CR7 IBRA VS CR7 IBRA VS CR7 IBRA VS CR7 IBRA VS CR7 IBRA VS CR7 IBRA VS CR7 IBRA VS CR7 IBRA VS CR7 IBRA VS CR7 IBRA VS CR7 IBRA VS CR7 E tu da che parte stai? Dalla parte di Zlatan Ibrahimovic o da quella di Cristiano Ronaldo? Ibracadabra o CR7? L’arroganza al potere o il potere dell’arroganza? Il divo che si fa totem e ha come unico metro di paragone Dio o l’uomo-calciatore che si sente una divinità? Oltre la fede calcistica, Milan-Juventus semifinale di Coppa Italia mette di fronte due fuoriclasse, due supereroi, due modi di «essere-calcio».

Qui non si discute di chi sia il più forte dei due, i numeri parlano chiaro e vanno tutti a favore di Cristano Ronaldo. Cinque Palloni d’Oro a zero, una bacheca che trabocca trofei e il riconoscimento planetario di chi lo pone sullo stesso piano di Leo Messi, il suo eterno rivale (che tra l’altro per un solo sciagurato anno giocò a fianco di Ibrahimovic nel Barcellona). Cristiano Ronaldo è convinto di essere ilpiù forte di tutti, quindi anche di Messi e di Ibra; ma allo stesso tempo Ibra si sente in debito con la Storia del Calcio. Il suo motto è: non avrai altro Io all’infuori di me, quindi anche lui è intimamente convinto – ne ha la certezza assoluta – di essere superiore a tutta la plebe che da anni si agita in un campo di calcio.

Ibrahimovic non ha uno schema da seguire, non gli interessa. A 38 anni ha la presunzione di dire: lo schema sono io . Datemi il pallone e poi venite ad abbracciarmi, come è successo nel derby di Milano. Cristiano sta dentro agli schemi (di Sarri) con la distanza che la sua classe sa misurare: come se Al Pacino fosse costretto a recitare allo spettacolo di Natale della 3ªB. Ok, sono qua. Ma sappiamo tutti che io con voi non ho niente da condividere.

Zlatan si è fatto amico i suoi demoni persino nella posa da poster con cui si consegna alla Storia: ha un profilo segnato da mille battaglie, sa che esibendolo incuterà terrore nei suoi avversari, il codino da samurai, le gambe divaricate del conquistatore. È l’uomo che sui social pesca dal repertorio lo sguardo da cattivo e posta: «Ca…o guardi?». L’aggressività che è in noi, in Zlatan trova forma concreta. Cristiano non farebbe mai una cosa del genere. È troppo inserito nel «sistema» per una «svirgolata» di questo tipo. Se Ibra non è mai uscito dal ghetto, Cristiano l’ha dimenticato. Sono entrambi marchi da vendere alla bancarella dei sogni. Ibra trasuda pericolo, inquietudine, fuoco e fiamme: sempre meglio averlo dalla propria parte, se c’è da combattere. Sotto l’ala di Ibra ci si può rifugiare, se vai a cercare Cristiano lui farà un passo più in là.

Ogni gol di Cristiano è un selfie che il nostro fa a se stesso, ogni gol di Ibra è uno schiaffo che ci sveglia, la frustata del sole quando apriamo la finestra e il giorno sta nascendo. Ibra è solo, insieme agli altri. Cristiano è egli stesso solitudine. Hanno mogli, figli, vite dorate, ancora ambizioni da coltivare e sopratutto hanno un’età – 38 Zlatan e 35 Cristiano – in cui dovrebbero lasciar perdere certi atteggiamenti da bimbi che vanno al campetto col pallone sotto il braccio e decidono tutto, chi gioca, come e quando. Ma sono ancora lì, cavalieri di questa nostra quotidiana Apocalisse pallonara, accomunati da una superiorità superba che li mette vicini, eppure lontanissimi, due lune da guardare nello stesso cielo stellato.

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