Il problema del junk food è che resta impresso nella nostra memoria. Ecco perché (e come resistere!)

Secondo uno studio olandese la nostra attrazione per i cibi estremamente calorici, spesso per snack e altri alimenti spazzatura, potrebbe essere scritta nel dnaDISINTOSSICATI PRIMA DI ANDARE AL SUPERMERCATO FAI LA LISTA DI CIO’ CHE TI SERVE FAI LA SPESA A STOMACO PIENO LEGGI LE ETICHETTE ORGANIZZA I MENU’ TROVA IL TEMPO PER CUCINARE STOP AI PASTI MORDI E FUGGI SPERIMENTA NUOVI SAPORI CIRCONDATATI DI PERSONE CHE MANGIANO IN MODO SANO CONOSCI LE CONSEGUENZE La nostra attrazione per i cibi estremamente calorici , spesso per snack e altri alimenti serenamente classificabili sotto l’etichetta «junk food», cibo spazzatura ricco di grassi saturi e frutto di procedure industriali infinite, potrebbe essere scritta nel dna . O quasi. Lo sostiene uno studio appena pubblicato su Scientific Report secondo il quale sappiamo sempre dove andare a cercarli, per esempio in casa, perché ne serbiamo una memoria più vivida ed efficiente rispetto alle alternative più salutari.

Un gruppo di ricercatori della Wageningen University, nei Paesi bassi, sostiene infatti che il cervello umano possa essere letteralmente programmato per dare la caccia ai cibi ipercalorici . Questa predilezione e tendenza avrebbe permesso ai nostri antenati, raccoglitori e cacciatori, di sopravvivere in contesti e situazioni difficilissime con poche o scarse opzioni di cibo. Utilizzando dunque le risorse in chiave strategica, puntando alla massima efficienza nelle loro attività di caccia o raccolta. Insomma, avremmo un istinto naturale per la ricerca di alimenti altamente energetici che se avevano un senso ai primordi dell’umanità rischia oggi di guidarci troppo spesso verso cibi spazzatura che nulla hanno a che vedere, ovviamente, con la questione della sussistenza.

Al centro dell’indagine ci sono 512 partecipanti. Sono stati sottoposti a una specie di labirinto che incrociava cibo e memoria . Il gruppo doveva seguire un percorso stabilito attraverso una stanza dove otto cibi o piatti aromatizzati con certi sapori erano stati piazzati in modo strategico. Al passaggio, ogni volontario doveva assaggiare i cibi o annusare i piatti. Si spaziava da opzioni salutari come mele e cetrioli fino a quelle meno indicate come patatine fritte e brownie al cioccolato . Al gruppo è stato anche chiesto di valutare quanto avessero apprezzato ogni cibo incontrato nel curioso «labirinto-laboratorio». Gli scienziati hanno poi sottoposto i volontari a un quiz a sorpresa , chiedendo loro di ricordare dove fossero collocati i diversi snack lungo il percorso.

I risultati sono stati inequivocabili : i componenti del fitto drappello sono stati più accurati del 27% nel ricordare i posti in cui erano stati piazzati i cibi ad alto tasso calorico rispetto a quelli più leggeri, a prescindere che fossero dolci o salati e soprattutto che i partecipanti li avessero apprezzati o ne fossero rimasti disgustati. Un effetto, e un rapporto, praticamente uguale (28%) nel caso degli odori. Abilità, quelle di individuare e ricordare meglio le fonti energetiche più ricche, un tempo fondamentali per l’homo sapiens ma oggi problematiche, visto che secondo gli esperti questi «memory bias» rispetto ai cibi altamente calorici potrebbe condurci, giorno dopo giorno e scelta dopo scelta, a problematiche metaboliche come quelle a cui assistiamo in molti paesi del mondo. Un tema che il gruppo guidato da Rachelle de Vries intende approfondire con ulteriori studi futuri.

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