Il tessuto collettivo

Nel corpo, quando un organo è in sofferenza, un altro ne compensa le funzioni. Alla fisiologa si è ispirata la casa farmaceutica Roche, che ha offerto al Paese il cuore dell’azienda: il capitale umanoTessuto Collettivo Tessuto Collettivo Tessuto Collettivo Tessuto Collettivo Tessuto Collettivo Tessuto Collettivo Tessuto Collettivo Tessuto Collettivo Tessuto Collettivo Tessuto Collettivo Tessuto Collettivo Tessuto Collettivo Tessuto Collettivo Questo articolo è tratto dal numero 18/19 di Vanity Fair in edicola dal 6 maggio.

Se c’è una lezione tra le tante che questa quarantena ha provato a impartirci è che il futuro non è lineare e che non è pianificabile. Abbiamo imparato a nostre spese che prevedere è un verbo di prerogativa divina. Ma mentre si prega e si lavora per trovare un miracoloso vaccino, qualcosa di magico e di scala umana è accaduto già in pieno lockdown e a dispetto del distanziamento sociale, perché «quando si condividono visioni e obiettivi, accadono cose impensabili. L’emergenza ha fatto da detonatore». A parlare è Amelia Parente, direttore HR e Communications di Roche , azienda farmaceutica produttrice del tocilizumab, comunemente usato nella cura dell’artrite reumatoide, attualmente impiegato nella più imponente sperimentazione clinica contro la polmonite da Covid-19 in termini di campione di pazienti coinvolti e di rapidità di avvio del protocollo.

«Roche ha offerto a titolo gratuito il tocilizumab agli ospedali occupandosi anche della logistica, cosa non semplice di questi tempi, oltre a occhiali, mascherine e gel disinfettante prodotto in territori confiscati alla camorra», dice Parente. Un aiuto poderoso, come molti arrivati da tutti i fronti, parte però di un progetto più ampio. Perché la risposta giusta a una domanda complessa non è mai una sola. Ispirandosi alla fisiologia umana, Roche ha scelto una strategia sistemica: «Nel corpo, quando un organo è in sofferenza, altri organi cercano di supplirne la funzione. Abbiamo pensato quindi alla nostra azienda come a un organo efficiente che potesse compensare il lavoro di settori in emergenza. Oltre alle donazioni di farmaci, attrezzature e denaro, abbiamo offerto al ministero della Salute un servizio di volontariato di competenza mettendo a disposizione il nostro asset più prezioso: il personale», dice. «Il 90% dei nostri dipendenti è laureato principalmente in materie scientifiche. In tempi record, lavorando giorno e notte, il dipartimento IT ha creato una piattaforma per indirizzare le chiamate dei cittadini al numero 1500 del ministero della Salute verso i nostri 250 volontari. La formazione è avvenuta in collaborazione con il ministero della Salute, medici e dirigenti sanitari attraverso un programma di distance learning in modo che si potesse rispondere da casa e in totale sicurezza. È stato uno sforzo sovrumano che senza la collaborazione di tutti non sarebbe stato possibile. Quello che si sta aprendo di fronte a noi è un tempo inedito, un’occasione, anzi. Abbiamo la possibilità di lavorare insieme a una visione alternativa a quella che ha guidato il passato affidando alla pianificazione il compito di adattarsi flessibilmente al presente», dice Parente. Perché il

futuro è già oggi e possiamo re-inventarlo.

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