Italiani a Londra e la paura del Coronavirus: qui fanno pochissimo

Sono 798 i casi confermati in Inghilterra e 10 i decessi, ma i funzionari sanitari ritengono che il numero effettivo di persone infette potrebbe essere tra i 5.000 e i 10.000. Come la vivono gli italiani che vivono a Londra?Aspettavamo con ansia il discorso del premier Boris Johnson. Dopo il COBRA meeting di ieri avrebbe dovuto prendere delle decisioni importanti riguardo le misure di sicurezza per il Coronavirus in Inghilterra.

L’Irlanda aveva appena deciso di chiudere le scuole, aveva rinviato il torneo Sei Nazioni e tutte le manifestazioni all’aperto con più di 500 persone. In UK avevano anche aperto una petizione per la chiusura delle scuole. Qui potremmo fermarlo prima o almeno provarci. E invece no. Nonostante più di 350.000 firme a favore della chiusura delle scuole e di una maggiore sicurezza, Boris Johnson ha gelato tutti con la frase «Abituatevi a perdere i vostri cari» e ha deciso di passare al livello “delay”

Ma in cosa consiste?

-stare a casa per 7 giorni se si hanno i sintomi

-stare a distanza di 2 metri l’uno dall’altro

-prestare maggiore attenzione agli anziani

-lavarsi le mani per 20 secondi con acqua e sapone

Al momento, se in una scuola viene trovato un caso positivo, la persona viene messa in quarantena e la scuola viene chiusa per un giorno, per disinfettare tutto. Poi si ritorna a fare lezione come se nulla fosse. E così avanti se dovesse esserci un altro caso.

“Leggiamo i numeri in Italia. Ogni giorno chiamiamo le nostre famiglie sperando che la cosa si risolva ” racconta Mara, che vive a Londra da 7 anni. “Ieri mi sono svegliata senza voce e con 37,5 di febbre. Ho chiamato NHS e mi hanno detto di stare a casa per 7 giorni. Non mi faranno il tampone, quindi non posso sapere se ho o meno il Coronavirus e soprattutto se l’ho trasmesso alle altre persone che incontro tutti i giorni. Sono Assistant Manager in un negozio di Notting Hill e vivo con mio fratello e mia cognata che lavorano alla National Gallery! “

Sonia lavora in azienda . “Mi hanno proposto di lavorare da casa, i meeting si fanno solo via Skype e mi hanno bloccato i viaggi di lavoro. Ho un profilo Instagram ben seguito e nelle stories ho raccontato le precauzioni che prendo io tutti i giorni. Non vado più agli eventi dedicati alle blogger o a cena fuori . Non prendo più la metro e così, da 30 minuti di viaggio, per andare in ufficio ci metto più di un’ora. I miei followers italiani mi hanno risposto in modo molto positivo. Quelli inglesi invece, forse per differenze culturali, mi hanno chiesto di non creare troppi allarmismi. “

Ilaria da settimana prossima lavorerà da casa , ma per ora deve prendere i mezzi. “Quello che mi preoccupa di più sono le persone comuni che vivono senza dare importanza, ma anzi dando la colpa a noi che propaghiamo il panico. Avevo postato una foto di un ristorante su Instagram dicendo che avrebbero dovuto chiudere o almeno diminuire i coperti. Una ragazza mi ha risposto che sono le persone come me che faranno fallire l’economia del loro paese . C’è un negazionismo dilagante. Ho lanciato così l’hashtag #stayhomelondon. I social possono essere molto utili in questo periodo “.

La vede invece in modo diverso Melania . “Io sono molto British. La morte fa parte della vita e agli italiani, molto cattolici, quest’idea non va giù. Io sono immuno-depressa, quindi 3 mesi fa ho iniziato una terapia di antibiotici. Ho sempre lavorato da casa, sono una paladina del lavoro da remoto, ho creato anche Choosy Agency , con persone che lavorano da tutto il mondo. Il panico generale è quello di prendere i mezzi. In Inghilterra non ci sono i numeri per bloccare il Paese, siamo solo troppo individualisti. Il mio compagno è inglese e ci confrontiamo molto. Esco poco, evito i mezzi, ma non sono nel panico. Ognuno si deve affidare al proprio buonsenso. Qui il Governo non ha ancora detto di eliminare gli eventi, ma lo fanno le singole aziende .”

Ora però, per ricevere la spesa online ci vogliono 10 giorni, la carta igienica è finita e anche il gel disinfettante per le mani. Alla fine siamo tutti uguali!https://www.vanityfair.it/news/storie-news/2020/03/14/italiani-londra-e-la-paura-del-coronavirus-qui-fanno-pochissimo