JuJu Di Domenico, Miki di Curon: «La laurea prima di tutto»

In «Curon», la serie originale Netflix prodotta da Indiana Production, è Miki, una ragazza che sa quel che vuole. Presto la vedremo nel film di Raiuno «Con le mie mani» con Laura Chiatti e Francesco Montanari ma, nel frattempo, JuJu Di Domenico si racconta, dall’infanzia passata tra la Germania e l’Italia alla laurea in Interpretariato che conseguirà a marzo prossimoJuJu Di Domenico JuJu Di Domenico JuJu Di Domenico Glielo chiedono talmente spesso che ormai è la stessa JuJu Di Domenico a spiegare agli altri perché si chiami così: «È un nome cinese. Mamma, che è di Pescara, e papà, che è tedesco, quando si conoscono parlano in inglese e si danno come soprannome “you”, ossia “tu” in inglese. Quando scoprono di aspettarmi decidono di chiamarmi come se fossi un loro prodotto, “you you”, solo che non è possibile inventare i nomi dei bambini e cercano un suono simile in giro per il mondo fino a quando l’ambasciata cinese risponde che in Cina esiste JuJu» racconta JuJu al telefono dalla sua casa di Pescara, dove vive insieme alla mamma, al fratello più piccolo e alla zia mentre il papà vive e lavora in Germania, dove JuJu è nata.

In Italia si trasferisce, infatti, quando ha 9 anni e da allora non se ne è più andata, dividendosi tra Pescara e Forlì, dove è iscritta alla facoltà di Interpretariato e Traduzione: «Ho una casa proprio lì ma, vista la situazione coronavirus, sono tornata a casa per passare la quarantena con la mia famiglia. Se fossi rimasta da sola probabilmente mi sarei sentita molto triste» spiega JuJu rivelando di essere impegnatissima a seguire le lezioni online, a dedicarsi all’attività sportiva, e, soprattutto, a non vedere l’ora di scoprire come il pubblico accoglierà Curon , la serie originale di Netflix prodotta da Indiana Production che la vede nel ruolo di Miki , una ragazza in piena tempesta adolescenziale che con il passare degli episodi tirerà fuori un caratterino niente male. A breve, inoltre, l’attrice sarà sul set del nuovo film di Raiuno dedicato all’omicidio di Pierluigi Torregiani: Con le mie mani di Fabio Resinaro, nel quale interpreterà la figlia di Laura Chiatti e di Francesco Montanari.

Come si è trovata nei panni di Miki?

«È una ragazza di 16 anni e, visto che è un po’ più piccolina di me, ho cercato di riscavare nelle mie memorie per riscoprire com’ero a quell’età. Un po’ mi ci rispecchio: Miki è semplice, sensibile, ma anche con una fortissima personalità».

Lei era così da adolescente, quindi?

«In certe cose mi sento ancora una sedicenne, ma in altre sento di essere molto cresciuta. Prima ero più ingenua, avevo meno esperienze a disposizione».

A 9 anni lascia la Germania, dove nasce, e si trasferisce in Italia: com’è stato l’impatto?

«Non facile, anche perché non parlavo italiano: mia mamma diceva qualche parola giusto quando si arrabbiava, ma io e mio fratello non la capivamo mai. Per fortuna ho conosciuto degli amici che, nonostante la barriera della lingua, mi hanno subito accolta: siamo ancora molto legati».

La recitazione e la passione per le lingue: quale è arrivata prima?

«La recitazione. Frequentavo diverse scuole di teatro sia in Germania che in Italia, mentre la passione per le lingue è arrivata dopo: adesso parlo italiano, tedesco, inglese, francese e sto studiando il portoghese, mi viene molto facile farlo. Una volta finite le superiori il dubbio lo avevo: continuo con l’Accademia o vado all’università? Ho deciso per quest’ultima continuando a portare avanti parallelamente i provini e, almeno per adesso, sembra che ci stia riuscendo».

Le riprese di Curon sono durate 4 mesi: come ha fatto con lo studio?

«Visto che eravamo a girare in Alto Adige ho sospeso perché era impossibile conciliare le due cose, dopodiché mi ci sono data dentro con l’altra sessione. La cosa bella di trasferirmi lì è che sia io che Giulio Brizzi, che in Curon interpreta mio fratello e che è nato anche lui in Germania, ci siamo sbizzarriti a parlare tedesco con i locali».

Fa ancora la modella?

«Era una cosa nata per gioco, un modo per stare al centro dell’attenzione, ma poi è prevalsa la recitazione. È una carriera che non considero chiusa perché mi piace, ma non mi è capitato recentemente di lavorarci».

Ha qualche regista preferito?

«Mi piace molto Luca Guadagnino – penso che Chiamami col tuo nome sia un capolavoro -, ma anche Alfred Hitchcock, anche se non c’è più».

Le piacciono i gialli, quindi?

«Tantissimo. Infatti girare la serie è stato bellissimo perché si legava bene alla mia passione personale. Anche gli horror mi piacciono, solo che col passare degli anni sono diventata più paurosa e ogni tanto metto la manina davanti agli occhi».

C’è un film horror della sua infanzia che non riesce a rivedere?

«The Ring  tutt’ora non riesco a riguardarlo. Tutta colpa di mia madre».

All’estero lavorerebbe, visto che è versatile nelle lingue?

«Mi piacerebbe moltissimo recitare soprattutto in tedesco e in inglese: guardo tutti i prodotti in lingua e il mondo americano nello specifico mi affascina».

Il suo prossimo obiettivo?

«Laurearmi a marzo e lavorare in qualche altra produzione internazionale, non spostando comunque la laurea. Conciliare le due cose sarebbe perfetto, mi piange sempre il cuore quando devo scegliere tra l’una e l’altra».

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