La classe messa al bando

Che cosa è successo, intanto, agli studenti? E come vedono il futuro? Per farci raccontare le loro difficoltà e speranze abbiamo scelto una ragazza speciale, a cui la quarantena ha cambiato la vitaChi è Anna, la rapper di Bando Chi è Anna, la rapper di Bando Chi è Anna, la rapper di Bando Chi è Anna, la rapper di Bando Chi è Anna, la rapper di Bando Chi è Anna, la rapper di Bando Questo articolo è stato pubblicato sul numero 37 di Vanity Fair , in edicola fino al 15 settembre.

Mi chiamo Anna , ho 17 anni, frequenterò il terzo anno di scuola superiore e mi ricorderò per sempre di questo 2020, non solo per la pandemia mondiale, ma anche perché è stato l’anno in cui i miei sogni si sono avverati . Tra pochi giorni ricomincia la scuola, ma per me non sarà più come quando, a febbraio, si è interrotta. Io sono diversa , in un certo senso sono diventata un’altra persona. Tornare sui banchi ora avrà un sapore differente: se a febbraio ero Anna Pepe, una studentessa come tante con la passione per il rap, oggi sono Anna, «Anna, quella di Bando » (un brano musicale da oltre 50 milioni di stream nel mondo , ndr), quella che tutti conoscono, perché «Ci beccavamo nel bando, sopra il Booster».

Ho firmato il mio primo contratto discografico poco prima che la pandemia si abbattesse sull’Italia e Bando stava iniziando a macinare successi proprio quando il Covid-19 cominciava a diventare più aggressivo: scuola chiusa, Paese bloccato, tutti a casa. Un vortice. Era come se stesse capitando tutto in quel momento lì. Se all’inizio ero preoccupata, dopo pochi giorni mi sono resa conto che paradossalmente, per me, poteva essere un’occasione. Avrei continuato a studiare – con l’ormai famosa DAD, la didattica a distanza – ma intanto mi sarei potuta dedicare molto di più alla musica, scrivere nuove canzoni. La clausura mi regalava del tempo.

Ammetto di averci messo un po’ a ingranare : il ritmo delle lezioni era comunque intenso e gli impegni legati al successo di Bando erano continui, nonostante l’isolamento. Appena finivano le ore di scuola, nel pomeriggio mi attaccavo al telefono, per videocall, interviste e riunioni, per parlare di Bando e di tutti quegli altri pezzi che nel frattempo stavano prendendo forma. Cercavo di portare avanti gli impegni scolastici – cosa non facile perché non sono mai stata una grande amante dello studio, tocca ammetterlo – ma avevo la testa tra le nuvole, tra parole e beat.

A 16 anni la mia vita stava diventando quella che avevo sempre sognato fin da quando ero piccolina , ma non potevo condividere niente con nessuno, almeno non fino in fondo, non come mi sarebbe piaciuto fare. Avrei voluto poter uscire, festeggiare, andare in discoteca, in piazza con gli amici, mettere Bando a tutto volume e cantare insieme a chi mi aveva sempre sostenuta e spinta a non mollare. E invece ero chiusa in casa: a farmi compagnia c’erano mia mamma e il telefono che mi teneva connessa al resto del mondo.

Intanto dai social mi arrivava di tutto : mi sono accorta subito che il successo era direttamente proporzionale al livello di hating che mi stava piovendo addosso. Ero la più giovane artista mai arrivata al n. 1 della classifica singoli italiana e sui social mi dicevano che non me lo meritavo, che chissà che cosa avevo fatto per arrivare fino lì, che non era possibile passare da zero a cento così velocemente. Tutti parlavano e nessuno sapeva niente. E io ero chiusa nella mia stanza, non potevo fare serate, non potevo mostrarmi in tv, non potevo far vedere che io nella musica ci ero cresciuta, con un papà appassionato che da giovane faceva il dj, che avevo imparato l’inglese studiando le canzoni rap americane e che pubblicavo cover di Nicki Minaj sognando di diventare come lei: una rapstar apprezzata da tutti. Ho imparato in quel tempo a farmi scivolare le cose addosso. Oggi vado per la mia strada, quello che scrivono di me sui social non mi interessa. L’ho capito anche grazie ad altri artisti che in questi mesi mi hanno scritto in DM (Direct Message su Instagram, ndr) dimostrandomi il loro sostegno, l’apprezzamento per quello che stavo facendo e la loro vicinanza seppur fisicamente lontani.

Finita la scuola, finito il lockdown, ho fatto cose che solo un anno fa non avrei neppure immaginato: ho pubblicato canzoni ovunque (Bando è uscita in tutto il mondo, remixata con l’americano Rich The Kid, il tedesco Maxwell, l’inglese Endor e, a breve, anche con Jul, un artista francese , ndr) e ho cantato con i miei idoli, con Gemitaiz, MadMan, Ghali e altri che ancora non posso spoilerare, e tutto questo facendo attenzione al mantenimento della distanza sociale, che però non è mai stata distanza emotiva. Pian piano siamo tornati a una quasi normalità e per me il ritorno a scuola è questo. Tornare alle rassicuranti consuetudini , rivedere i volti dei professori, scherzare con i compagni, cose che in questi mesi avevo perso e che tra pochi giorni ritroverò. Sento in Tv che la scuola potrebbe partire in ritardo o addirittura aprire e richiudere velocemente. So che sono opinioni ancora piuttosto vaghe e per adesso non presto particolare ascolto. Voglio riavere la mia quotidianità, voglio i miei 17 anni : banchi, verifiche, professori, stiamo arrivando! L’unica cosa che voglio ora è godermi il ritorno: uscire di casa con le cuffie nelle orecchie, la colazione al bar, le chiacchiere all’intervallo e i pomeriggi con la musica tra le mani.

Ecco, visto che queste parole le leggeranno anche i miei genitori e i miei insegnanti, forse dovrei aggiungere «dopo aver finito di studiare» così siamo tutti tranquilli.

*Anna Pepe, nata a La Spezia, classe 2003, ha pubblicato Bando, una canzone che è diventata una mega-hit, conquistando spazi importanti anche nelle playlist internazionali. A brevissimo si attendono nuovi brani.

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