La petizione per candidare il Panettone a patrimonio Unesco

Il panettone è il simbolo della città di Milano ed è conosciuto in tutto il mondo come il vero dolce di Natale. La raccolta firme di Re Panettone vuole far riconoscere l’arte pasticcera del panettone come patrimonio dell’umanitàNon c’è Natale senza panettone. Quello classico, con le uvette e i canditi, quello al cioccolato, al limoncello, al pistacchio, senza glutine e a prova di intolleranze. Nato a Milano, questo dolce è considerato il simbolo delle feste natalizie e della città stessa .

Re Panettone , il più grande evento dedicato al dolce tipico di Milano, ha così deciso di lanciare una campagna per far riconoscere l’arte e le tradizioni nella storia del Panettone e dei pasticcieri di Milano patrimonio immateriale dell’Umanità UNESCO e ha già superato le 5.400 firme.

«Farina, burro, zucchero, uova e frutta vi s’incontrano con quello che è l’ingrediente principe, il lievito naturale o lievito madre. Questo composto di acqua e farina, bizzoso e difficile da gestire, è l’elemento caratterizzante del panettone, quello che gli dà la struttura soffice, elastica e alveolata che lo rende unico; ma guai a sbagliare: un piccolo errore e si butta via l’intero impasto» – racconta il promotore della petizione Stanislao Porzio. «Tutto questo va accompagnato all’altro ingrediente importantissimo: il tempo.  Per fare un panettone occorrono almeno 36 ore, ma spesso molto di più e questo, insieme alla difficoltà della gestione del lievito madre, scoraggia molti. Solo i pasticcieri più volenterosi, più competenti e più caparbi vincono questa sfida».

Ma il panettone vuol dire soprattutto cultura . La sua storia risale al 1400, quando la sera del 24 dicembre venivano portati in tavola tre grandi pani di frumento, simbolo della Trinità, che sono gli antenati del nostro panettone. Il frumento era materia prima per l’epoca di gran pregio, mentre i più poveri mangiavano pani fatti con granaglie meno nobili. È da quei tre pani che nasce così il nostro panettone.

Secondo la tradizione il Pan de Toni sarebbe nato da uno sguattero della cucina di Ludovico il Moro. Era la vigilia di Natale e il cuoco si dimentica il dolce in forno, che si carbonizza. Non sapendo cosa portare in tavola, Toni lo aiuta e utilizza un po’ di lievito madre che aveva conservato per sé e la sua famiglia. Il giovane si offre così di lavorarlo con i pochi ingredienti rimasti e realizza un impasto molto morbido e lievitato con uova, burro, scorze d’arancia, uvetta sultanina e canditi. Il “pane di Toni” fu un successo.

È importante quindi salvaguardare l’artigianalità del panettone . Il vero pasticciere può produrre panettoni che durino massimo uno, due mesi, tempo lunghissimo grazie all’utilizzo del lievito madre. Evitando ingredienti di sintesi, il pasticciere esalta la sua artigianalità e offre al consumatore un prodotto più sano e genuino.

Per sostenere l’iniziativa si può firmare nelle pasticcerie aderenti e online sul sito di Re Panettone.https://www.vanityfair.it/vanityfood/food-news/2019/12/13/la-petizione-per-candidare-il-panettone-patrimonio-unesco