Le spose dell’Isis? «Non sono spinte solo dall’amore»

La ricerca dell’Institute for Strategic Dialogue afferma che molti fattori, tra cui la sensazione di emarginazione sociale, contribuiscono alla loro radicalizzazioneNon lo fanno solo per accontentare gli uomini di cui sono innamorate e per poterli sposare. Le donne che si uniscono all’Isis sono spinte anche da altre, più profonde motivazioni. Lo afferma la ricerca dell’Institute for Strategic Dialogue (Isd ), un thinktank contro l’estremismo, che ha compilato una guida per aiutare le persone che lavorano con le donne e con le ragazze tornate dai territori dello Stato Islamico. A spronarle è una complessa combinazione di fattori , tra cui la sensazione di essere tagliate fuori dalla società.

La guida si basa su interviste con operatori che hanno lavorato con più di 250 donne e ragazze radicalizzate del Regno Unito e dei Paesi Bassi. Esiste una percezione diffusa secondo cui quelle che si affiliano all’organizzazione jihadista, e che spesso vengono chiamate proprio «spose dell’Isis», siano motivate solo dall’amore. Certo, in molti casi questa è una delle componenti, ma «una visione semplicistica delle motivazioni che spingono le donne e le ragazze ad unirsi agli estremisti islamici può rafforzare stereotipi e pregiudizi fuorvianti , come quelli che suggeriscono che le donne siano seguaci passive piuttosto che sostenitrici ideologiche attive», è scritto nella guida.

Ci sono ragioni ampie e varie alla base della radicalizzazione, come l’appello all’appartenenza , il desiderio di fare parte dello sforzo condiviso per la costruzione del califfato, l’aspirazione a partecipare a qualcosa di «più grande e divino». E se l’adesione all’Isis viene percepita da alcune donne come modo per vivere una «vera e pura vita islamica», altre sono guidate dalla sensazione di essere relegate ai margini della società oppure da esperienze di discriminazione. La guida afferma anche che la ribellione contro la società e i genitori a volte gioca un ruolo importante, insieme al rifiuto del «femminismo occidentale».

Si stima che dal 2014 siano arrivate in Siria e in Iraq, da ogni parte del mondo, oltre 4.500 donne.

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