Lo spettro di Malthus, la mostra esperienziale ci mostra un futuro possibile

Nato dallo spunto sul saggio di Malthus sulla decrescita della popolazione, più attuale che mai, ci mette a confronto con la possibilità di un mondo migliore. La mostra al Ma*Ga di Gallarate è la perfetta gita fuoriporta (da Milano)MARZIA MIGLIORA MARZIA MIGLIORA MARZIA MIGLIORA MARZIA MIGLIORA MARZIA MIGLIORA MARZIA MIGLIORA MARZIA MIGLIORA MARZIA MIGLIORA Digitate Gallarate sul navigatore e fidatevi. Siamo nel cuore del Varesotto, tra il Ticino e l’Olona, in una cittadina che non ha la grazia composta di Varese né il centro storico di Legnano: vi imbatterete nell’imponente basilica ottocentesca (con facciata ideata da Camillo Boito), anche se è molto più bella la chiesetta di San Pietro, costruita con fatica dai maestri comacini nel lontano anno Mille. Non si va a Gallarate per due chiese: ci si muove per vedere il Ma*Ga , interessante museo di arte moderna (oltre 5mila opere nella collezione permanente, tanto cara alla famiglia Missoni) dove inaugura ora una mostra che vale la gita fuori porta .

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L’IDEA

Il merito è tutto di Marzia Migliora – una delle nostre ariste “dure e pure”: tanto lavoro, tanto impegno e pochi social  – che si è aggiudicata il premio Italian Council del 2019 per un progetto artistico di grande attualità: Lo spettro di Malthus (fino al 14 dicembre, a ingresso libero grazie al sostegno di Ricola) è la mostra di cui parlare con gli amici. Non spaventatevi per il titolo: Marzia, come tutti quelli bravi, è capace di spiegare l’economia attraverso le intuizioni dell’arte (facendoci anche divertire).

Due nozioni per cominciare. Il Malthus del titolo è Thomas Robert Malthus , economista e demografo inglese che nel 1798 pubblicò il Saggio sul principio della popolazione e i suoi effetti sullo sviluppo della società che dice in soldoni questo: la crescita demografica aumenta in modo esponenziale, la produzione alimentare invece no. Ergo: è inevitabile uno squilibrio tra il numero degli abitanti del Pianeta Terra e il cibo a loro disposizione , che può risolversi solo “grazie” a guerre ed epidemie. Insomma: per stare meglio, bisogna «star peggio» e de-crescere. Suona familiare?

Oggi, 220 anni dopo Malthus, viviamo in un mondo così global che un virus è riuscito a mettere a dura prova la salute e l’economia del mond o: un virus – ormai lo sappiamo – che ha fatto spillover, cioé passaggio di specie, anche a causa degli squilibri ambientali provocati da una produzione incontrollata. Da anni la piemontese Marzia Migliora lavora sul tema del cibo e sullo sfruttamento delle risorse della Terra e ora qui al Ma*Ga allestisce un affascinante viaggio che parte nelle miniere di sale in Sicilia (a Petralla e a Racalmuto, dove i cristalli si sono formati 6 milioni di anni fa) e termina in una realtà virtuale dove un altro mondo è possibile .

LA MOSTRA

Si comincia da Prey (Preda) una teca vittoriana dove un blocco di salgemma è arpionato come fosse il dorso di una balena e ci ricorda, nel corso dei secoli, quante guerre si sono fatte per il sale. L’ “oro bianco” è una delle materie alimentari ancora più pregiate: siamo consapevoli che è esauribile? Marzia Migliora ce lo ricorda rinchiudendolo in una teca museale, per conservarlo. Poi entriamo in mostra, con l’obbligo di indossare calzari di plastica: l’artista ci porta in una “gabbia” con della paglia per terra e una coda di cavallo appesa a mezz’aria . È una sorta di box da scuderia per cavalli dove possiamo vedere, grazie a un visore, un diorama teatrale (vi ricorderà certi libri pop-up per bambini) costruito dall’artista ritagliando personaggi e politici ritratti sulle banconote di mezzo mondo. Siamo disposti a farci mettere in gabbia e a ipnotizzare dal sistema?

Dietro di noi, un tessuto di chiffon di 28 metri, ricorda attraverso delle stampe i dati della crescita demografica durante la Rivoluzione Industriale e la cosiddetta Rivoluzione Verde: è la quinta teatrale bianca che avvolge la mostra, sono i dati oggettivi. Proseguiamo verso tre carrelli della mensa : dentro non ci sono pietanze, ma disegni e collage che l’artista ha chiamato I Paradossi dell’abbondanza (apritene più possibile: sono uno più bello dell’altro ed emozionano). Al centro, per terra, c’è del terriccio con qualche radice che spunta: possibile?

Sì, e non è l’unica sorpresa. Se avete voglia di salire su una piattaforma di sale abbagliante, indossare una cuffietta, un paraocchi e un visore per realtà aumentata, per 4 minuti scenderete nelle viscere della terra di Sicilia, da dove si estrare il sale , in compagnia dei più svariati personaggi ideati dall’artista: lavoratori di ieri e di oggi, imprenditori di ieri e di oggi, contadini, coltivatori, consumatori. “Lo spettro di Malthus” del titolo si aggira persino da queste parti, in questo viaggio surreale che attiviamo noi stessi con un cursore: lo squilibrio – ormai lo abbiamo capito – non è affatto risolto. E forse è il momento di aprire gli occhi e affrontare la realtà .https://www.vanityfair.it/viaggi-traveller/notizie-viaggio/2020/10/20/lo-spettro-di-malthus-la-mostra-esperienziale-ci-mostra-un-futuro-possibile