Marco Pantani che oggi avrebbe cinquant’anni

Il 13 gennaio del 2020 Marco Pantani avrebbe compiuto cinquant’anni. Invece il 14 febbraio saranno sedici anni che il Pirata non c’è piùMarco Pantani Marco Pantani Marco Pantani Marco Pantani Marco Pantani Marco Pantani Marco Pantani Marco Pantani Marco Pantani Marco Pantani Marco Pantani Marco Pantani Marco Pantani Marco Pantani Marco Pantani Marco Pantani Marco Pantani Marco Pantani Marco Pantani Marco Pantani È difficile immaginare invecchiata una persona scomparsa da tanto tempo. Soprattutto una persona morta ancora molto giovane. Succede anche per Marco Pantani . Il Pirata è nato il 13 gennaio del 1970 , in questo 2020 avrebbe compiuto 50 anni. Come sarebbe stato arrivato a mezzo secolo di vita? Non più professionista, certo, ma ancora in bicicletta, senza dubbio.

La faccia bella di Marco Pantani è ancora, nelle tante immagini, quella in cui pedala . Non farebbe più Giro e Tour, secondo italiano a vincerli nello stesso anno, il 1998, dopo Felice Gimondi. È bello però immaginarlo in bici sulle strade della sua Romagna, a salire quel monte Carpegna , appena dall’altra parte del confine marchigiano, che era il suo banco di prova.

«È sul Carpegna che ho preparato tante mie vittorie. Non ho bisogno, prima di un Giro o di un Tour, di provare a una a una tutte le grandi salite…Il Carpegna mi basta…Io non le conto più le volte che l’ho fatto, allenandomi…Sempre in giro senza borraccia , perché mi bastano quelle quattro fontane che io sono dove sono».

La montagna lo sa e i tifosi anche: «Monte Carpegna, questo è il cielo del pirata ». Lo sarebbe sempre stato. E allora lo si immagina salire qui, magari con la bandana in testa, perché pirati si è per sempre accompagnato dai gregari storici, quelli romagnoli come lui e quelli che, magari ogni tanto, arrivano da più lontano.

Racconta Marco Pastonesi nel libro Pantani era un Dio che i suoi gregari lo stimavano e lo stimano, ma non solo questo: gli hanno sempre voluto un gran bene. «Quando stai sei ore al giorno in bicicletta si parla di tutto, si scherza, si fanno battute» ha detto a Vanity Fair Roberto Conti, romagnolo come il Pirata e suo compagno di squadra . Forse a cinquant’anni avrebbe cambiato anche la risposta che diede a Gianni Mura che gli chiedeva perché andava così forte in salita rispose: «Per abbreviare la mia agonia». A cinquant’anni, forse, si sarebbe solo divertito in bici.

Certamente avrebbe ancora fatto divertire e appassionare. «Quando ci allenavamo, anche in Romagna, a volte bloccavamo la strada», ha raccontato Conti, «in gara poi tutte le volte che faceva un’azione trasmetteva emozione . Se ne accorse anche Lance Armstrong che al Tour del 2001 mi disse: “Io ho la maglia gialla addosso e la gente urla il nome di Marco Pantani”».

È ancora così. Non c’è corsa dove non ci siano striscioni e bandane a ricordare il Pirata e per descrivere una salita si racconta come la faceva lui. Nei tifosi e nella memoria collettiva Pantani è immortale come gli dei, come se non ci fossero mai stati quei giorni: il 5 giugno del 1999 a Madonna di Campiglio quando il suo ematocrito risultò del 52%, contro il 50% del limite massimo concesso, e il 14 febbraio del 2004 quando è morto al residence Le Rose sul lungomare di Rimini.

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