Martin Scorsese a Roma con The Irishman: «A volte ho fatto film solo perché c’era DiCaprio»

Il film che dopo (tanti) anni riunisce Martin Scorsese e Robert De Niro arriverà nelle sale italiane dal 4 al 6 novembre e dal 27 novembre su Netflix (che lo ha prodotto)The Irishman Robert De Niro – “The Irishman” The Irishman The Irishman due giovani De Niro e Joe Pesci The Irishman – Il poster Robert De Niro Al Pacino – The Irishman Alcune delle leggende di The Irishman The Irishman – De Niro Serviva probabilmente Netflix a far riunire sotto lo stesso tetto cinematografico quattro grandi attori di Hollywood (Al Pacino, Robert De Niro, Harvey Keitel e Joe Pesci ) e loro regista preferito, Martin Scorsese . Un’intera generazione di artisti che con il proprio talento ha dato forma al cinema contemporaneo.

The Irishman è il frutto di questo lavoro sopraffino, che racconta quattro decadi di storia statunitense attraverso l’autobiografia di uno degli esponenti della mafia italo-americana: I Heard You Paint Houses , un libro che racchiude le confessioni della carriera da sicario dell’Irlandese, all’anagrafe Frank Sheeran (interpretato da Robert De Niro), criminale al servizio del boss Bufalino (Joe Pesci) e al fianco del politico che fece la storia delle rivolte sindacali degli anni ’50, Jimmy Hoffa (Al Pacino).

Quarant’anni sono difficili da trasporre cinematograficamente, in primis perché fino a poco tempo fa sarebbe stato impossibile realizzarlo con gli stessi attori, una sfida che però ha subito colto Scorsese, che non voleva altri se non i suoi fedeli amici a interpretare questi ruoli per lui così importanti, come ha raccontato durante la conferenza stampa romana: «Questo film lo abbiamo fatto per noi . Erano anni che volevamo tornare a lavorare insieme e questa era l’opportunità giusta, e non sarebbe mai stata possibile se Netflix non ci avesse dato il pieno supporto finanziando il progetto .  Non volevo nessun trentenne ad interpretare le versioni più giovani Hoffa o Sheeran, volevo Bob e Al. Come fare allora? La tecnologia digitale era la risposta, ma non avrei mai convinto i miei due amici a recitare davanti a un greenscreen . La fortuna è che ogni settimana la tecnologia migliora, quindi è stato possibile girare il film senza dover ricorrere a questi espedienti che avrebbero impedito a Bob e Al di partecipare».

Scorsese è un’anima incandescente che fa con passione il suo lavoro e si infervora se la domanda che gli viene posta non è di suo gradimento, come quando arriva puntuale quella sulle donne, che difficilmente sono protagoniste dei suoi film: «Questa domanda me la fanno dagli anni ’70, davvero devo rispondere? Poi chiedetelo a Sharon Stone se è veramente così, non a me».

The Irishman racconta la fragilità e la mortalità umana, non importa infatti se hai avuto potere nella tua vita, se hai assunto un ruolo di comando (e come lo hai assunto) quello che conta davvero è che alla fine ti ritroverai a fare i conti con te stesso e con la tua coscienza quando anche l’ultimo dei tuoi amici, e avversari se ne sarà andato.  Per questo Scorsese ha sottolineato che per lui: «un film non deve essere ambientato nella contemporaneità per essere contemporaneo , i conflitti morali e le situazioni umane sono quelle che rendono un’opera contemporanea».

Il regista negli ultimi giorni è stato al centro di diverse controversie per le sue affermazioni su ciò che deve essere considerato cinema, e ciò che non lo è. In conferenza ha rimarcato questa affermazione senza citar neanche una volta i film incriminati (quelli della Marvel ): « Per prima cosa, al di là della distribuzione i film vanno realizzati, e non sempre è facile fare ciò. Oggi ho avuto questa possibilità ma in passato i miei film venivano finanziati anche perché coinvolgevo gli attori giusti, come Leonardo DiCaprio o Bob stesso. Poi occorrerebbe supportare il cinema narrativo, come quello di Wes Anderson, e Paul Thomas Anderson, una pratica difficile se i giovani, che stanno sempre incollati ai cellulari e hanno abitudini diverse da quelli della mia generazione, non fanno. Oggi vengono finanziati maggiormente quei film che le nuove generazioni credono sia cinema, ma che per me non lo sono».

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Meno sulla difensiva i due protagonisti del film Al Pacino e Robert De Niro , incontrati a Londra per il tour europeo di presentazione del film.

De Niro sorseggia rumorosamente un tea, giocando con una caramella fra i denti per tutta la durata dell’intervista, sfoggiando quel ghigno che ha reso celebre ogni suo personaggio. Al Pacino invece siede con le mani conserte e con una pacatezza che contrasta l’irrequietezza del collega, osservando con sguardo curioso i giornalisti in sala.

Nonostante l’età (che come tengono a precisare avanza per tutti, non solo per i loro alter ego cinematografici) il carisma che li caratterizza non sembra invecchiato di un giorno. Sono due grandi amici, oltre che colleghi, e la cosa è evidente sia dalla loro complicità durante l’intervista, che dalla loro intesa sullo schermo, come tende a sottolineare Al Pacino: «In alcuni film eravamo insieme, ma non avevamo scene in comune. È passato tempo, tanto tempo da Heat – La Sfida , questa volta è come se si fosse chiuso un cerchio, e ci siamo ritrovati tutti insieme ed è stato bellissimo, come una rimpatriata scolastica».

The Irishman non è solo una rimpatriata fra amici però, offre anche un’importante riflessione sulla mortalità della vita stessa: «Non è il classico gangster movie questo. C’è rimorso in Sheeran. Da buon irlandese ha un’educazione cattolica e vive il constante conflitto fra la sua professione, e le persone che ama, che delude inevitabilmente e che lo allontanano dalle loro vite. Lui fa solo quello che deve fare per sopravvivere, ma non tutti lo capiscano», come sottolinea De Niro.

C’è chi parla di testamento cinematografico, loro ci ridono su e si dicono pronti a nuove avventure. Cosa manca all’appello? Paradossalmente un cinecomics , anche se Robert De Niro in realtà è in quello di punta di quest’anno, Joker , ma quando glielo facciamo notare spezza la caramella fra i denti, bofonchiando il suo dissenso, per poi scoppiare in una fragorosa risata da far invidia al Joker stesso.

Queste leggende di Hollywood sono imprevedibili, e per quanto ne sappiamo potrebbero comparire presto tutti insieme in un film di supereroi, perché la parola fine nelle loro carriere non è stata ancora scritta, come dimostra The Irishman, una partita a carte fra amici dove ognuno conosce le mosse degli altri, e sa come giocare i propri assi nella manica.

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