Mbandà, dal rugby al volontariato (e ora Cavaliere al merito della Repubblica)

Per oltre due mesi – in piena pandemia – il rugbista delle Zebre di Parma e della nazionale ha collaborato con la Croce Gialla, meritando l’onoreficenza dal Presidente della Repubblica Mattarella. «Sono orgoglioso – ha detto – mi sento parte di questo mondo»Mbandà Cavaliere al merito Mbandà Cavaliere al merito Mbandà Cavaliere al merito Mbandà Cavaliere al merito Mbandà Cavaliere al merito Mbandà Cavaliere al merito Mbandà Cavaliere al merito Mbandà Cavaliere al merito Mbandà Cavaliere al merito Mbandà Cavaliere al merito Mbandà Cavaliere al merito Si stava in piena pandemia e il rugbista Maxime Mbandà prese una piccola grande decisione. Scelse di fare il volontario, aiutando la Croce Gialla di Parma, la città dove abita. A chi gliene chiedeva ragione, Mbandà rispose semplicemente: «Coraggio? Un po’ serve, ma i malati potrebbero essere i miei cari».

Quando la curva del contagio ha cominciato a dare sollievo, il rugbista delle Zebre di Parma e della nazionale azzurra ha postato questa riflessione: «Sono stati i 70 giorni più impegnativi della mia vita. Ho trasportato più di 100 pazienti, fatto turni massacranti dove pranzavo alla sera, perché non potevo togliermi quella tuta per non rischiare di contagiarmi finché non venivo sanificato. Mi sono fatto una promessa prima di entrare per la prima volta su un’ambulanza ed ho cercato di rispettarla». In fondo, si tratta sempre di scegliere. E Mbandà l’ha fatto.

Ed è per questo che il presidente Sergio Mattarella ha conferito a Maxime Mbandà e ad altri 56 cittadini l’onorificenza di Cavaliere al merito della Repubblica . Si tratta di uno tra i più importati riconoscimenti nazionali per un rugbista che ha lottato passando dalla terza alla prima linea nella battaglia al coronavirus.

Non è un eroe, né vuole apparire tale. È un uomo di 28 anni – Maxime – che ha offerto il suo tempo a chi ne aveva bisogno. Mata Maxime Esuite Mbandà – questo è il suo nome completo – è nato a Roma, da padre congolese, Luwa, studente di medicina arrivato appena maggiorenne in Italia, e madre italiana, Luisa, di Benevento, ma subito si è trasferito a Milano, la città dove è cresciuto e ha cominciato ad appassionarsi alla palla ovale. Ha accolto così la notizia del riconoscimento: «E’ stata del tutto inaspettata, sono orgoglioso : il merito va a tutti i volontari d’Italia»; per poi ricordare che è un po’ come nel rugby: «Bisogna collaborare, aiutarsi l’uno l’altro. Se si va in meta il merito alla fine è di tutti».

Non ha avuto un percorso professionale facile, Maxime. Solo pochi mesi fa – lo scorso inverno – era finito suo malgrado al centro di un episodio di razzismo, con uno spettatore che durante una partita l’aveva pesantemente insultato per il colore della sua pelle. Era già successo anche in passato, ma Mbandà si è fatto scivolare addosso le cattiverie, concentrandosi sulla sua passione diventata negli anni un lavoro. Le parole più belle ce le ha regalate in queste ore, vissute tra sorpresa ed emozioni: «Mi sento parte del mondo», ha detto Maxime, il rugbista che un giorno ha scelto di darsi agli altri.https://www.vanityfair.it/sport/storie-sport/2020/06/13/mbanda-dal-rugby-al-volontariato-e-ora-cavaliere-al-merito-della-repubblica