Mel C: «Quando soffrivo di un disturbo alimentare»

Mentre faceva la storia del pop con le Spice Girls, Sporty Spice attraversava il suo personale inferno. E oggi che torna con un album solista, la parola chiave della sua vita è: accettazioneFuori Porta, la mostra di Vespa e La Cucina Italiana Fuori Porta, la mostra di Vespa e La Cucina Italiana Fuori Porta, la mostra di Vespa e La Cucina Italiana Fuori Porta, la mostra di Vespa e La Cucina Italiana Fuori Porta, la mostra di Vespa e La Cucina Italiana Fuori Porta, la mostra di Vespa e La Cucina Italiana Quella di Melanie Jayne Chisholm, che tutti conosciamo come Melanie C delle Spice Girls, è stata una lunga strada. La parola chiave oggi è: accettazione. Anche dell’essere stata, ed essere ancora e per sempre, Sporty Spice, la ragazza in tuta del gruppo pop più famoso di sempre. Dopo la reunion, e una prima parte di 2020 travagliata come per tutta l’umanità, è tempo di un nuovo album, che esce il 2 ottobre, si intitola col suo nome d’arte ( Melanie C ) ed è un riassunto di tutta questa strada finora. Musicalmente nasce dalla riscoperta della dance e della house grazie alla sua nuova attività parallela da dj, il resto è il suo percorso personale, il rapporto col suo corpo, la sua identità, la sua storia. È un momento di positività e ottimismo, e Mel ha programmato anche un tour, che farà tappa nel nostro Paese sabato 8 maggio 2021 ai Magazzini Generali di Milano per una serata unica.

Il suo nuovo album esce in un periodo particolare. Cosa lo ha ispirato?

«Gli eventi del 2019, almeno, quelli del mio 2019. Essere tornata di nuovo sul palco con le Spice Girls. Il momento in cui ho capito l’impatto che avevamo avuto su generazioni di persone, mi ha fatto riflettere sulla mia vita, sulla mia carriera. E ho accettato cose con le quali avevo fatto fatica per decenni. La vita è così: la passi a cercare chi sei e poi scopri che lo avevi sempre saputo».

In questo processo quanto ha influito il tour che ha fatto tra i Pride del mondo l’anno scorso?

«Moltissimo. Avevo già partecipato a diversi Pride, ma non avevo mai lavorato così vicina alla comunità LGBTQ come successo con il collettivo Sink the Pink. L’effetto su di me è stato profondo, potente, ho avuto accesso al mondo delle drag queen e della sessualità non binaria, è stato un privilegio».

Non era così già con le Spice?

«Sapevo che le Spice avevano un seguito enorme nel mondo LGBTQ, ma io non mi ero mai sentita un’icona gay. Non pensavo che Sporty Spice potesse diventarlo, era qualcosa per la quale vedevo più adatta Geri, con la sua personalità roboante, quasi una drag queen lei stessa, o Mel B, così estroversa. Io mi sentivo spesso lasciata sullo sfondo. Ma lavorare con queste persone mi ha fatto capire che mi avevano sempre vista e amata. Mi sono sentita a mio agio con me stessa: non dovevo fare niente di speciale per essere un’icona gay, perché lo ero già».

In Who I Am canta «I must set my body free», devo liberare il mio corpo. Ci è riuscita?

«È stata una lunga strada. Quando ero nelle Spice soffrivo di un disturbo alimentare. E mi allenavo ossessivamente. Come tante persone, mi viene da dire “donne”, ma so che succede anche a parecchi uomini, rincorrevo la perfezione secondo certi standard e il risultato è che ho passato anni a torturare me stessa e a odiare il mio corpo. E poi ho trascorso i successivi a sentirmi male per averlo fatto, a pensare: ma che perdita di tempo, che spreco di vita».

Ora sembra vada meglio.

«Va molto meglio, perché accetto tutto, mi piacerebbe che le persone ascoltando le mie canzoni sapessero interrompere il proprio dialogo interiore tossico, come ho fatto finalmente anche io».

A volte siamo noi i nostri peggiori nemici.

«Assolutamente. Parliamo a noi stessi in un modo che non useremmo con nessun altro e smettere di farlo è una disciplina, si impara».

Nel video di Who I Am attraversa un museo con i pezzi della sua carriera passata: un modo per prendere le distanze dal passato o per celebrarlo?

«Il video era un’idea della regista. L’ho trovata geniale, ma quando sono arrivata sul set è stato traumatico, quando ho messo la parrucca mi è venuta una crisi. Non mi sono divertita a girarlo, ma quando ho visto il risultato ho pensato che fosse meraviglioso. A volte penso alla me stessa di Northern Star , ero così infelice, è una parte di me che ho fatto fatica ad affrontare, e lavorare al video in questo modo mi ha aiutato a esorcizzare quei demoni».

Sporty Spice è stata una trappola?

«Oh sì, ero così frustrata, dicevo: la gente vede solo Sporty Spice, non me, mi sono ribellata, mi sono tagliata i capelli, ho fatto tutto quello che ho fatto, ma l’anno scorso, quando sono tornata sul palco con le Spice, ho scoperto che essere Sporty mi piaceva di nuovo. È bello crescere e apprezzare le cose, soprattutto quelle che in ogni caso non potrai cambiare. La gente mi vede così? Va bene. Le Spice sono state qualcosa di enorme, solo ora riesco a esserne grata».

Terrete la band delle Spice in qualche modo aperta?

«Credo di sì, siamo tornate ad apprezzarci come esseri umani, ci siamo riavvicinate, anche Victoria, che non era sul palco, era coinvolta nel progetto. Il mio desiderio numero uno è fare altri concerti con loro. Siamo soprattutto io e Melanie B a spingere di più su questo».

 

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