Negramaro: «Senza il contatto non c’è umanità»

«Contatto», il loro decimo album in studio, segna il grande ritorno dei Negramaro a 3 anni dal successo di «Amore che torni». Dalla voglia di riprendere al più presto i concerti all’importanza del rispetto e del contatto umano, ecco cosa ci hanno raccontatoNegramaro Negramaro Negramaro Negramaro Negramaro Negramaro Negramaro Negramaro Negramaro Negramaro Negramaro Negramaro Negramaro Negramaro Negramaro Negramaro Negramaro «Vorrei che le Istituzioni in Italia iniziassero a considerare l’arte, la letteratura, la musica e i libri non più come beni di lusso, ma come beni di prima necessità. L’anima va alimentata come un corpo. E un corpo, senz’anima e senza cultura, è solo un corpo e niente di più». È un Giuliano Sangiorgi che non cerca le mezze misure quello che incontriamo alla presentazione virtuale di Contatto , il decimo album in studio dei Negramaro, un viaggio intenso e mozzafiato che parte da una parola che oggi, nel pieno della seconda ondata del Covid-19, assume un significato ancora più particolare di quello cui la band aveva pensato al principio: il contatto, appunto.

«Venivamo da due anni e mezzo di lavoro incredibile tra gli stadi e i palazzetti, una cosa che ci ha legato ancora di più facendoci capire che la musica non è che un corollario di quello che siamo. Ci sentiamo una famiglia , una famiglia contemporanea» spiega Sangiorgi, citando la tragedia che ha colpito Lele e che ha permesso di portare i Negramaro «a una nuova vita».  «Abbiamo iniziato a scrivere Contatto più di un anno e mezzo fa. Avevamo scelto quella parola per raccontare quello che sta succedendo nell’era digitale e di cui noi 6 ci siamo accorti mentre parlavamo e chattavamo: il contatto porta per antonomasia dentro di sé la fisicità, la carne, la pelle. Una cosa che oggi appare svuotata e che noi volevamo riempire» insiste Giuliano aggiungendo che tutto si sarebbero aspettati tranne che la pandemia avrebbe investito quella parola di un contenuto nuovo, ancora più forte e vibrante. «Temevamo che la parola potesse essere un po’ paracula oggi, ma quando hai bisogno di dire una cosa, la dici anche prima, indipendentemente da tutto» riflettono i Negramaro ammettendo che la lavorazione del disco ha subito un contraccolpo proprio a causa del coronavirus.

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«Durante il lockdown si è arenato il sogno e, col passare del tempo, siamo andati a recuperare i pezzi del disco che avevamo lasciato in sospeso riattivandolo, accendendo i nostri occhi». Attraverso le 12 canzoni, «storie forti che raccontano connessioni con mondi diversi» come le definisce Giuliano, i Negramaro ci invitano a riflettere su come ogni piccolo gesto può cambiare il mondo, portando un semplice battito d’ali a trasformarsi in un uragano di speranza e di evoluzione da accogliere a braccia aperte. «Credo che questo sia l’album dell’immaturità . Troppe volte non ho risposto sui social a dei post disumani perché oggi i commenti sono le armi del secolo e, in quanto tali, sono pericolose. Un cantante deve poter dire quello che pensa e, se non può farlo sotto i social, allora è giusto farlo in un altro posto: la musica è il nostro post» spiega ancora il cantante, che aggiunge qualcosa di molto personale sulla genesi di un brano particolare dell’album, Noi resteremo in piedi . «Abbiamo fatto un tour tenendo botta fino all’ultimo giorno e all’ultima data in Sicilia, con Lele che doveva tornare al suo posto. Per tutto il mese successivo sono stato male, ho temuto di avere un problema molto grave ma Ilaria, la mia compagna, mi ha consigliato di uscire per fare quello che avrei dovuto fare. Così sono andato in cabina di registrazione, ho spento i brividi e ho scritto Noi resteremo in piedi ».

Sulla prospettiva di un futuro fatto di concerti a distanza, Giuliano, poi, è categorico: «Se tra due anni è ancora così, io cambio mestiere. È il momento di sopravvivere per poter finalmente arrivare ad avere il contatto fisico. Mi auguro che mia figlia non provi mai diffidenza nei confronti dell’altro e che non abbia paura di incontrare qualcuno con la mascherina. Vorrei che tutti i bambini possano dimenticarsi presto delle mascherine, così come vorrei che tutti ci ricordassimo che senza l’umanità il pianeta non sarebbe nulla» . E ancora: «Voglio tornare sui palchi a incontrare la gente, ma voglio anche tornare ad andare ai concerti come spettatore e sudare in mezzo alle persone. La rivoluzione, però, passa da qualcos’altro: dal rispetto dell’altro per poter vivere e diventare più forti insieme». Al discorso sui live show, si aggiunge anche Lele: «Speriamo che arriverà molto presto il giorno in cui potremo riprendere in mano quella forza che il live crea tra le migliaia di persone che poi ti assistono». Contatto , oltre a essere una summa delle canzoni che piacciono da sempre ai Negramaro – che lunedì 16 novembre saranno ospiti del programma Suite 102.5 Pime Time Live alle ore 21 -, alla fine invita proprio a questo: a riscoprire il contatto più intimo e profondo che ci ricorda di essere ancora umani.

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