Nulla sarà più come prima

La pandemia Covid-19 cambia per sempre la nostra società: qual è il ruolo di scienza e innovazione per il domani del nostro Paese? Risponde il professore Alfonso FuggettaL’articolo è pubblicato sul numero 15 di «Vanity Fair», in edicola fino al 15 aprile.

 

La pandemia legata alla diffusione del Covid-19 sta facendo riscoprire il ruolo di scienza e tecnologia.

In primo luogo, a simili emergenze non si può rispondere se non affidandosi alla scienza, alle sue scoper-te, alle sue capacità di analisi e di giudizio, con tutti i limiti e gli errori che qualunque attività umana inevitabilmente implica e comporta. Analogamente, la definizione e la gestione dei percorsi di ritorno a una vita «normale» richiedono che scienza e tecnologia ci forniscano strumenti che ci aiutino a tenere sotto con-trollo eventuali nuovi focolai di contagio, e limitino nuovi pericoli e danni alle persone e alla società nel suo complesso. Ma vi è un terzo importante ambito sul quale riflettere: il ruolo di scienza e tecnologia nel processo di ripensamento e reinvenzione del nostro futuro. Questa pandemia sta cambiando la nostra società in modo profondo e permanente. Nulla sarà co-me prima, dal nostro modo di lavorare al divertimento, ai viaggi e allo sviluppo economico e industriale. In questa trasformazione che sarà, con ogni probabilità, realmente epocale, cosa possono offrirci scienza e tecnologia? Quale ruolo possono e devono giocare in un mondo che inevitabilmente vivrà di nuove dinamiche e di nuovi paradigmi sociali ed economici?

Non è facile fare previsioni ma vi sono alcuni elementi che paiono emergere in modo netto.

In primo luogo, il futuro non può prescindere da lungimiranti investimenti in ricerca scientifica e tecno-logica. Esse solo garantiscono lo sviluppo di quelle conoscenze e di quel capitale umano che ci permettono di affrontare situazioni difficili come quelle che stiamo fronteggiando in queste settimane.

In secondo luogo, dobbiamo ripensare il rapporto tra noi, lo spazio e il territorio. Da un lato, la virtualizzazione degli spazi di lavoro, il telelavoro, la teledidattica, lo smart working ci permettono di adattare i nostri ritmi, tempi e spostamenti a nuove dinamiche e nuovi modi di vivere le nostre attività professionali, imprenditoriali e anche didattiche e formative. Al tempo stesso, questa crisi ci sta facendo riscoprire il rap-porto con il territorio, dai servizi in loco (pensiamo ai presidi sanitari) alla autosufficienza nella produzione di beni e servizi critici per il Paese.

Un terzo aspetto importante è la necessità di investire in infrastrutture in modo lungimirante. Se oggi il Paese può continuare a funzionare è anche grazie alla banda larga e ultralarga, nonostante le nostre dotazioni infrastrutturali siano tutt’altro che ottimali. Per esempio, in molte aree del territorio il telelavoro è difficile per la mancanza di banda ultralarga.

La lezione che dobbiamo apprendere e tenere a mente è che gli investimenti non possono seguire l’attuale domanda di mercato: quando la domanda si manifesta in modo sensibile (come ora) non c’è più tempo. Gli investimenti devono essere fatti per tempo, guardando alla domanda latente e alla previsione di sviluppo della società, non in modo miope osservando unicamente le richieste del momento.

Infine, è vitale aumentare l’attenzione e gli investi-menti  dedicati  allo sviluppo del capitale umano. L’istruzione e la formazione sono le prime emergenze del Paese. Non c’è sviluppo senza investimenti in scuola e università. Non basta affidarsi a buona volontà o, peggio, alla demagogia e alla propaganda. Servono competenze e professionalità adeguate a gestire le sfide che ci troviamo ad affrontare. La lezione che dobbiamo imparare è che dobbiamo pensare al futuro e non solo al nostro interesse immediato.

Quando il futuro arriva, è tardi per rimediare agli errori fatti nel passato. Teniamolo bene a mente.

* ALFONSO FUGGETTA è Professore ordinario di Informatica presso il Politecnico di Milano e amministratore delegato e direttore scientifico di Cefriel.https://www.vanityfair.it/lifestyle/hi-tech/2020/04/13/nulla-sara-piu-come-prima