Peter Marino: «l’archi-sun» che ha catturato la luce di Venezia

L’architetto più richiesto nel mondo per le boutique di lusso ci parla del suo rapporto con la luce e del suo desiderio di rendere felici le personeChanel, New York, 57th street Chanel, New York, 57th street Louis Vuitton, Londra, New Bond Street Louis Vuitton, Londra, New Bond Street Boontheshop, Seoul The Getty, New York The Getty, New York Peter Marino per Venetian Heritage Rubelli Marino Lucente Tiepolo Peter Marino per Venetian Heritage Peter Marino è noto in tutto il mondo per aver progettato alcune fra le più iconiche boutique di lusso : Giorgio Armani a New York, Chanel a Tokyo, la recentissima Louis Vuitton a Londra, per citarne solo tre. Lui che, come ammette con un caldo sorriso, ha iniziato progettando bagni, e nel giro di pochi anni ha messo la firma sul progetto della casa di Andy Wharol nell’Upper East Side newyorchese e, qualche tempo dopo, sulla terza sede della sua Factory , lo studio dell’artista. Poi arrivano clienti importanti da mezza Europa, fra cui Gianni Agnelli , perché «per essere un architetto di successo non puoi permetterti troppi clienti poveri», scherza.

Una carriera iniziata a suo dire non tanto grazie al coraggio, quanto alla “stupidità” o meglio all’incoscienza. Ma tant’è: a distanza di decenni il suo è un pedigree di assoluto rispetto che lo qualificherebbe a tutti gli effetti come un archistar . Ma, ecco, nel suo modo di relazionarsi Marino non dimostra affatto la distanza siderale delle stelle. Il suo è un approccio caldo, amichevole, tutto sorrisi e battute; è una stella, sì, ma in qualche modo molto famigliare. Più che un archistar , lo si potrebbe definire un “archisun ”.

E proprio come per il sole, anche quando si parla di Marino, la luce diventa un argomento imprescindibile. Lo si nota anche nella sua recentissima collaborazione con Rubelli , azienda veneziana di tessuti di pregio destinati all’arredamento (ma non solo, perché da qualche anno produce anche due linee di arredamento proprie). Si chiama Peter Marino per Venetian Heritage e comprende tre tessuti di seta disponibili in dieci colori, tutti accomunati da un’intenzione: catturare l’effetto della luce riflessa nei canali veneziani.

Peter Marino, la luce è imprescindibile nel suo modo di progettare. Si è mai chiesto perché questo elemento sia così importante per lei?

«La luce ti cambia l’umore e il modo in cui osservi la vita. Quando vedi il sole diventi matto (di gioia, ndr ) e lo stesso accade con un tramonto. La relazione dell’uomo con il sole e con la vita che ne deriva è primordiale, antichissima: è scritta nel nostro DNA».

Eppure, guardando ad alcuni contesti urbani orientali, potremmo dire che la luce sta diventando una sorta di lusso?

«Sì, ed è sbagliato».

Secondo lei quindi il lusso oggi con cosa coincide?

« Con tre elementi: avere più luce, più spazio e più tempo. Personalmente detesto gli spazi angusti, ho una sorta di claustrofobia. Il tempo è invece indispensabile per goderti le cose che ami».

Lei oggi è considerato un architetto influente. In che modo utilizza questo potere?

«Chiedendo condizioni particolari alle committenze. Ho minacciato di rifiutare contratti per strutture residenziali in cui chiedevano un’altezza dei soffitti più bassa degli standard che io considero umani. Sono una sorta di architetto influente al momento e ho la fortuna di poter scegliere. Posso così pretendere cose che penso possano aiutare le persone. Sono così orgoglioso di uno dei condomini che abbiamo progettato perché coloro che lo abitano chiamano l’edificio con il mio nome. È bello per un architetto pensare di aver cambiato la vita in qualche modo a 120 famiglie».

Quale sensazione vorrebbe provassero le persone che entrano nei negozi di lusso che ha progettato?

«Nessuno me lo hai mai chiesto prima. Può suonare sciocco, ma mi piacerebbe semplicemente che fossero felici. Niente mi dà più piacere che veder sorridere le persone che entrano negli edifici che ho progettato. Non vorrei che avvertissero la sensazione di entrare in una chiesa o provassero un senso di intimidazione. Succede spesso nei negozi di lusso, ma le persone dovrebbero sentirsi a casa anche quando entrano in un museo. Ora ne sto progettando uno e ho inserito delle sedie dove le persone possono rilassarsi».

Il tempo passa, ma gli edifici spesso restano. Delle sue opere, qual è quella che ancora oggi la elettrizza di più?

«Ho progettato un doppio edificio bianco in Corea di cui sono molto orgoglioso perché viene impiegato lo stesso marmo bianco utilizzato per il Partenone. Come architetto sono stato fortunato a poter progettare una cosa simile. Sono fiero anche di molti degli edifici che abbiamo ideato per Chanel, come quello di Seul che sorge a pochi isolati dal precedente. Il primo è completamente bianco, il secondo è una torre nera: un accostamento sorprendente».

(Foto: Peter Marino/ © Manolo Yllera).

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