Salute mentale: un uomo su quattro si vergogna troppo per cercare una cura

Emerge da un’indagine condotta nel Regno Unito: e uno su cinque non sa neanche dove cercare aiuto per la propria salute mentaleApproccio Psicodinamico Approccio Comportamentale Approccio Esistenziale – Umanistica Approccio Interazionale Strategico Approccio Corporeo Approccio Sistemico-Relazionale Approccio Cognitivo Un quarto, uno su quattro, il 26%. Mettiamola numericamente come vogliamo, ma la sostanza non cambia: ancora troppi uomini per vergogna non cercano aiuto quando soffrono psicologicamente. Per vergogna, sì, perché il senso d’imbarazzo è troppo intenso . E la percentuale sale a un terzo, il 33%, se si considera la fascia di età che va dai 16 ai 34, quella che abbraccia i più giovani. Questi e altri dati emergono da un’indagine condotta dalla società di ricerche Mintel su un migliaio di uomini inglesi.

Per esempio, un quarto degli intervistati non si sente a proprio agio nel parlare di solitudine, il 19% nell’affrontare il tema della tristezza. E in tutto ciò, gli uomini sono consapevoli di questa “debolezza”: il 71% riconosce che sono più inclini a ignorare i problemi legati alla salute in generale.

«L’uomo quando soffre psicologicamente pensa di non essere un vero uomo . Questo a causa di ciò che ha appreso dalla cultura in cui è cresciuto che è sessista, maschilista e lo induce a non esprimere i propri sentimenti e le proprie emozioni. Deve essere silenzioso nel suo dolore secondo questa visione. Per molti purtroppo la psicoterapia è ancora un qualcosa inventato da un uomo (Freud, ndr), ma per le donne» ci spiega la psicoterapeuta cognitivo comportamentale Antonella Montano , direttrice dell’Istituto A.T. Beck di Roma .

Gli uomini rifuggono così dall’aiuto professionale, anche se sono disposti a percorrere altre strade. «Sono aumentate enormemente le presenze degli uomini nei corsi di mindfulness rivolti alla riduzione dello stress. L’uomo avverte un disagio e frequenta questo corso per stare meglio. È insomma disposto a fare tutto ciò che non ha l’etichetta della psicoterapia. Questo pregiudizio persiste anche nei millenial , fatta eccezione per i maschi omosessuali che a questo proposito sono più aperti».

Vero è che lo stress ha una forte connessione con i disturbi legati all’ansia. «Quando ci sentiamo sopraffatti da ciò che ci succede, l’ansia aumenta e quando raggiunge una certa soglia si manifestano sintomi come gli attacchi di panico. L’ansia provata per lunghi periodi, inoltre, produce spesso depressione».

E dire che qualche sforzo per sdoganare le patologie psicologiche è stato profuso (anche da noi di Vanity Fair ). Certo, non tutte allo stesso modo. È aumentata la consapevolezza di quanto dolore possa arrecare l’ansia, che interessa circa una persona ogni venti . E non parliamo ovviamente dell’agitazione – troppo spesso chiamata “ansia” – ma di un disturbo invalidante che impedisce di svolgere compiti semplici come fare la spesa, bere una birra con gli amici o salire sull’autobus. La depressione, dal canto suo, nei casi più estremi può avere epiloghi drammatici, soprattutto per gli uomini, «che si suicidano tre volte di più rispetto alle donne».

Per altre patologie come la schizofrenia o il bipolarismo, invece, la conoscenza media è in genere scarsa e lo stigma, la condanna, ancora più frequente. Come se essere bipolari potesse essere una colpa: un’assurdità.

Se la solitudine diventa un tabu

Secondo i dati della ricerca è la solitudine il tema più evitato in assoluto. Non se ne parla neanche con il proprio partner: è un tabu (parola indonesiana, senza accento a essere precisini). E perché mai parlarne dopotutto? Social network & Co fanno di tutto per cancellarla dalla nostra mente. Solo non sei mai se hai la compagnia del tuo smartphone . Oggi, semmai, è strano chi ogni tanto si dedica un po’ di tempo in solitudine, chi riflette passeggiando da solo sulla spiaggia: «un mezzo matto, quello lì». Eppure nelle nostre vite c’è spazio anche per un po’ di solitudine; anzi, sembra possa anche fare bene e chi ha scoperto i benefici della meditazione lo sa bene.

Le altre barriere

Ma non è solo la vergogna a bloccare gli uomini nella ricerca dell’aiuto di un professionista. Per il 17% si impone la questione economica, per il 20% una scarsa fiducia nella possibilità di un miglioramento pur facendo ricorso a una terapia.

Infine, c’è un ultimo dato eloquente: il 22% degli intervistati non sa dove cercare aiuto. Un buon punto di partenza potrebbe essere quello di parlarne con il proprio medico di base che potrà poi indirizzare verso la strada più opportuna. Ricordandosi sempre che patologie – sì, sono patologie, malattie, chiamiamole con il loro nome – come ansia e depressione possono essere curate e spesso anche senza ricorrere a farmaci .

Se, invece, volete avere un’infarinatura sugli indirizzi psicologici e psicoterapici principali, date un’occhiata dalla nostra gallery . Con una ricerca online potreste poi trovare il professionista che fa al caso vostro nella vostra città.

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