«Scena Unita», da Fedez a Fiorello: un fondo per i lavoratori dello spettacolo

Il rapper, insieme a 70 altri artisti (da Maria De Filippi a Gianni Morandi) ha messo in piedi «Una catena di salvataggio, in cui chi ha la fortuna di stare un passo avanti possa girarsi indietro e tendere una mano a chi è in difficoltà». Già raccolti 2 milioni di euroUna premessa ha voluto fare, Fedez . Scena Unita, il fondo con il quale gli artisti italiani hanno deciso di supportare le maestranze del proprio settore di appartenenza , non è nato come iniziativa esclusiva del rapper. «Sono state due settimane di riunioni e confronti, cui oltre settanta artisti hanno preso parte», ha spiegato Fedez, «Ed è stato solo il moto collettivo del settore a rendere possibile la nascita di questo progetto», dotato – da proclami – di una triplice anima. Scena Unita – Per i lavoratori della Musica e dello Spettacolo , gestito dalla ong bergamasca Cesvi in collaborazione con La musica che gira e Music Innovation Hub, vorrebbe «restituire un’idea di coesione che sappia alleggerire un clima sempre più divisivo» e, al contempo, «vorrebbe recuperare quanti più fondi possibili per aiutare i lavoratori che permettono a noi tutti di fare quel che facciamo, garantendo loro assistenzialismo e progettualità».

Scena Unita, che in appena due settimane è riuscito a racimolare due milioni di euro , è la reazione di un intero settore ai danni dell’emergenza sanitaria e di un problema che da anni allunga la propria ombra sull’intrattenimento. Musica, cinema, televisione non dovrebbero rappresentare unicamente un valore economico, ma essere «riconosciuti come valore culturale». Perciò, un tavolo tecnico è stato aperto con il Ministero dei Beni Culturali , determinato a supportare l’iniziativa e fornire i criteri con i quali capire a chi destinare gli aiuti. L’obiettivo, attraverso un confronto politico che Fedez ha detto dover rimanere vivo anche al termine della pandemia, è quello di mappare l’intero comparto dell’intrattenimento, dando un nome, un cognome, un volto alle persone che vi lavorano.

«Per presentare questo progetto», ha spiegato Cristina Parodi , moderatrice della conferenza stampa, «Abbiamo scelto di riunirci, con i dovuti controlli sanitari, all’interno di uno studio altamente specializzato, per ricordarci e ricordare che ci sono lavori che da casa non possono essere svolti ». Le grandi eccellenze italiane, i fonici e i tecnici, i responsabili invisibili del divertimento altrui, sono vittime della crisi e dell’indifferenza politica. «E la nostra non è elemosina, né carità, ma un atto dovuto», ha sentenziato Fedez, raccontando l’esigenza di intervenire in prima persona per tutelare chi ne rende possibile il lavoro.

«Non avrebbe avuto senso chiedere un ulteriore aiuto a tutte le persone che si sono spese durante il primo lockdown, dando prova di quanto gli italiani siano sensibili al tema della solidarietà. A livello simbolico, credo fosse doveroso vedere gli artisti uscire dalle proprie torri d’avorio e rimboccarsi le maniche, donando in prima persona», ha raccontato Fedez, coinvolto in Scena Unita con artisti come Gianna Nannini, Gianni Morandi, Achille Lauro, Calcutta, Manuel Agnelli, Sabrina Ferilli, Carlo Verdone, Maria De Filippi, Giovanni Caccamo, Shade, i Pinguini Tattici Nucleari, Fiorello e Michelle Hunziker.

Ciascuno, a Scena Unita, ha donato secondo le proprie possibilità. Tutti, perché il fondo fosse solido, si sono impegnati per coinvolgere aziende e brand nel meccanismo della beneficenza. Amazon Prime Video ha donato un milione di euro a Scena Unita, Banca Intesa, che online ha aperto una raccolta fondi pubblica, ha devoluto 250 mila euro e messo in scena uno spettacolo virtuale con artisti disposti, a loro volta, a devolvere tutto o parte del proprio cachet. «Non c’è solo la Musica, c’è la Televisione, il Cinema, c’è la voce di un settore intero, quello dell’Intrattenimento, all’interno di Scena Unita ». E c’è, per dirla con Giovanni Caccamo , «Una catena di salvataggio, in cui chi ha la fortuna di stare un passo avanti possa girarsi indietro e tendere una mano a chi è in difficoltà». Perché «Dobbiamo ricordarci chi siamo, un Paese che ha affondato le proprie radici nella cultura, nei teatri, nella musica. È nostro dovere tutelare la rilevanza culturale di queste professionalità», ha chiuso Achille Lauro.

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