Scritto nel corpo

La rubrica settimanale di Daria BignardiCome scrive la scrittrice francese Annie Ernaux (nella foto ) a proposito di una figura del suo passato, per me lei è una di quelle donne «morte o vive, reali o immaginarie, con le quali, malgrado tutte le differenze, sento di avere qualcosa in comune. Formano in me una catena invisibile in cui stanno fianco a fianco artiste, scrittrici, eroine dei romanzi, donne della mia infanzia. Ho l’impressione che la mia storia sia in loro». Anzi no: Annie Ernaux è così estrema, spudorata e spoglia nella sua missione di scrittrice che la immagino come un’isola irraggiungibile dove è accaduto qualcosa di drammatico che avrebbe potuto succedere anche a me. Una volta l’ho incontrata e ho presentato un suo libro, ed era così: troppo. Troppo brava, troppo estrema, troppo distante.

Ogni sua opera è una guerra con morti e feriti nel campo di battaglia che è la condizione femminile , o forse dovrei dire è stata perché io voglio pensare che oggi, come ho sentito dire dalla filosofa ottantenne Luisa Muraro, stia accadendo «uno sconvolgimento che è avvenuto in profondità, senza violenza, ma enorme, e ci sta capitando: è finito il dominio maschile sulle donne ». Ma per secoli, anzi millenni, non è stato così. E non è ancora così in metà del mondo.

L’ultimo libro di Annie Ernaux tradotto in Italia da L’Orma Editore è appena uscito e s’intitola L’evento . L’evento è stato il suo aborto avvenuto nel 1963 nel bagno del suo studentato dopo che per la seconda volta una mammana le aveva introdotto una sonda nell’utero.

A quel tempo l’aborto in Francia (e in Italia) era illegale ed Ernaux racconta in modo totalmente spietato e scabro tutto quello che le accadde quando si ritrovò a ventitré anni, incinta e sola, a doversi occupare di una gravidanza non voluta. Leggendola ho come sempre la certezza che quel che racconta sia precisamente quel che è successo a migliaia di donne, e che sia terribile.

Scrive Ernaux tra parentesi, dopo la raccapricciante scena nel bagno: «Può darsi che un racconto come questo provochi irritazione, o repulsione, che sia tacciato di cattivo gusto. Aver vissuto una cosa, qualsiasi cosa, conferisce il diritto inalienabile di scriverne. Non ci sono verità inferiori. E se non andassi fino in fondo nel riferire questa esperienza contribuirei a oscurare la realtà delle donne , schierandomi dalla parte della dominazione maschile del mondo».

Il libro di Ernaux è sconvolgente e crudele ed esatto in ogni sua parola, proprio come lei: una donna che pensa che il vero scopo della sua vita sia che il suo corpo, le sue sensazioni e i suoi pensieri diventino scrittura. Ci consola, una volta che abbiamo finito di leggere questo libro − uscito in Francia nel Duemila, venticinque anni dopo che l’aborto divenisse legale in quel Paese e quasi quarant’anni dopo l’evento −, pensare che anche se la strada dei diritti per i deboli del mondo è ancora lunga, molti passi sono stati fatti. E che fino a che possiamo leggerne, scriverne e condividerle anche le esperienze più crudeli trovano un po’ di senso.

(Daria Bignardi , giornalista e scrittrice. Il suo ultimo libro è Storia della mia ansia (Mondadori, 2018). Su Nove in prima serata, conduce il programma L’assedio ).https://www.vanityfair.it/vanity-stars/daria-bignardi/2019/11/13/annie-ernaux-condizione-femminile