Storia di un matrimonio

In questo tempo sospeso, in cui siamo costretti a capire cosa è davvero importante per noi, accadono cose imprevedibili. Come quella che Daria ci racconta questa settimanaQuesto articolo è stato pubblicato nel numero 42/2020 di Vanity Fair , in edicola fino al 20 ottobre 2020

Sabato si è sposato un caro amico di 58 anni che ha avuto diverse fidanzate – è sensibile, gentile, intelligente, ha gli occhi azzurri ed è pure un buon partito, avrebbe detto mia nonna – ma non si era mai sposato.

Ha conosciuto lei a Napoli a dicembre, a una cena. Il mio amico vive a Milano da molti anni ma è di Napoli e ci torna spesso. Si sono rivisti a febbraio, un fine settimana, e sono andati al cinema e a fare un giro in motorino. Gliel’ho chiesto: non si erano baciati. Lui è tornato a Milano e hanno cominciato a scriversi su WhatsApp e a telefonarsi. Poi è iniziato il lockdown e per tre mesi si sono scritti e videochiamati tutti i giorni. Entrambi vivevano soli e mettevano il telefono acceso sul tavolo per pranzare e cenare insieme. In quei tre mesi si sono raccontati la loro vita.

Lei – a giugno l’ho conosciuta – è molto simpatica, intelligente, affettuosa e bella. Ha dieci anni meno di lui e non si era  mai sposata. Dopo un mese e mezzo di videochiamate lui mi ha detto: «Io questa me la sposo». Non era successo con nessuna con cui l’ho visto in questi anni ma ho pensato: «Vabbè riparliamone dopo che vi siete almeno baciati». Il 4 maggio, riaperte le Regioni, il mio amico è andato a Napoli, in macchina. Lei lo aspettava a casa sua.

Si è fermato una settimana. Mi hanno mandato una foto, erano molto contenti. Hanno fissato la data del matrimonio a fine ottobre e quest’estate hanno conosciuto le rispettive famiglie. A settembre hanno deciso che era meglio anticipare la data, hai visto mai che richiudessero le regioni. E così sabato si sono sposati in una chiesetta del quartiere dove hanno preso casa. Lui per un po’ continuerà a lavorare a Milano e lei a Napoli, faranno un po’ su e giù, perché lei può lavorare in smartworking.

Ho pensato ai miei genitori, anche loro si erano conosciuti a dicembre, nel 1944. A Ludovico fu affidata la ventenne Giannarosa da riaccompagnare da Castel San Pietro a Bologna, a piedi, lungo la via Emilia, perché i treni erano sospesi per i bombardamenti. Mia madre raccontava che si innamorarono durante quel viaggio. All’arrivo a Bologna erano fidanzati e dopo sei mesi si sposarono. Sono stati insieme tutta la vita.

Non voglio dire che il matrimonio del mio amico sia un matrimonio di guerra, però la loro mi sembra una storia significativa di questo tempo sospeso, in cui siamo costretti a capire cosa è davvero importante per noi, a non perdere tempo, a essere più coraggiosi del solito.https://www.vanityfair.it/vanity-stars/daria-bignardi/2020/10/13/storia-di-un-matrimonio