The Last Dance: epopea del più grande di tutti (Michael Jordan)

Escono lunedì su Netflix le prime due puntate del documentario dedicato all’ultima leggendaria stagione del n.23 dei Chicago Bulls: è la celebrazione di un mito del basket, dalle origini alla gloriaMichael Jordan il Mito Michael Jordan il Mito Michael Jordan il Mito Michael Jordan il Mito Michael Jordan il Mito Michael Jordan il Mito Michael Jordan il Mito Michael Jordan il Mito Michael Jordan il Mito Michael Jordan il Mito Michael Jordan il Mito Michael Jordan il Mito Michael Jordan il Mito Michael Jordan il Mito Michael Jordan il Mito Michael Jordan il Mito Michael Jordan il Mito Michael Jordan il Mito Nell’ultimo atto della straordinaria carriera di Michael Jordan c’è tutto quello che chiediamo allo sport quando diventa spettacolo puro . L’epica, il destino. L’uomo, il campione. La grandezza, la fragilità. Il senso di essere squadra. Il coraggio, la fede in se stessi. La scintilla che per anni ha bruciato dentro il più grande giocatore di basket di tutti i tempi. La fine di una storia, l’inizio di un’altra. Se cercate il «Trono di spade» su un campo di pallacanestro l’avete trovato. Si chiama «The Last Dance», è un documentario della ESPN che racconta proprio quell’ultimo anno di Jordan con i Chicago Bulls . Le prime due puntate andranno in onda su Netlix lunedì 20 aprile, poi verranno proposti due episodi a settimana (sono 10 in tutto) fino al 18 maggio.

Le voci dei protagonisti, le interviste a più di 100 giocatori, colleghi e avversari, l’incursione nei luoghi sacri – gli spogliatoi – del tempio NBA, i retroscena, le curiosità, gli intrighi svelati ogni volta partendo dalla prospettiva di uno dei cavalieri che fecero l’impresa. Il dietro le quinte come non si è mai visto. Stagione 1997-98, un campionato da leggenda, quello del 6° titolo per una squadra che – già all’epoca – venne definita una «band di rock star». Michael Jordan, Dennis Rodman, Scottie Pippen, Toni Kukoc. E a guidarli un monumento del basket mondiale, Phil Jackson. Ma «The Last Dance» non piacerà solo a chi è appassionato di basket. Anzi. E’ un concentrato di magia. E’ l’ultimo ballo di una delle più grandi squadre di tutti i tempi, una gioiosa macchina da guerra che è consapevole di giocarsi il tutto per tutto, l’ultima carta buona – nella leggendaria finale contro Utah Jazz – per guadagnarsi un posto nella Storia.

«Michael Jordan e i Bulls degli anni ’90 non erano solo superstar dello sport, ma un fenomeno mondiale», ha detto il regista Jason Hehir. Una curiosità: la serie era prevista per giugno, ma la reclusione forzata dell’intero pianeta a causa dell’emergenza Coronavirus ha convinto la produzione ad anticiparne l’uscita (in America esce su ESPN con sole 24 ore di anticipo rispetto al resto del mondo).

«The Last Dance mi farà sembrare una persona orribile, ma dovete capire il perché delle mie azioni», ha detto Michael Jordan presentando la serie. In realtà mai come stavolta ne esce un ritratto vero,a che se spietato. Niente agiografia, non siamo affatto dalle parti del santino da santificare; qui c’è vita che rimbalza da una parte all’altra del campo, tra sudore e maledizioni, ambizione sfrenata e sete di gloria. «The Last Dance» comincia dall’infanzia a Brooklyn del favoloso n.23 più famoso al mondo, perché è lì che ha origine la leggenda. Tutto è generato da un sogno, tutto alla fine genera sogni, come in una catena di montaggio, dentro quel circo che prende il nome di NBA.https://www.vanityfair.it/sport/storie-sport/2020/04/20/last-dance-epopea-del-piu-grande-di-tutti-michael-jordan